LO STEMMA DEL CADORE E IL SUO SIGNIFICATO, DA UN QUADRO DEL VECELLIO

Il quadro a cui ci riferiamo è quello conservato nella sede della Magnifica Comunità del Cadore, oggetto di altra nota.  Aggiungiamo a completezza quanto riportato nel libro di Giovanni Fabbiani “Breve Storia del Cadore” edito dalla Magnifica Comunità stessa:

Circa dal Quattrocento lo stemma del Cadore è composto da due torri con in mezzo un abete legato alle torri da una catena. Le torri ricordano i castelli di Pieve e Botestagno, la catena significa l’unione di tutta la Regione (l’albero era forse in origine il tiglio intorno al quale si si riunivano le assemblee popolari dei capifamiglia). WIN_20160805_17_42_52_Pro

AD AGOSTO IL PALIO DI FELTRE FESTEGGIA LA DEDIZIONE A VENEZIA MA HA ORIGINI PIU ANTICHE

Le Origini del Palio

sfilata_palio_feltre_040bDopo gli estenuanti conflitti legati alla signoria dei Da Carrara, a cui Feltre si era legata suo malgrado nel 1363, la città finì con l’essere posseduta dal duca di Milano Giangaleazzo Visconti.
In memoria della data in cui Feltre era entrata a far parte dei dominï del duca, il 7 dicembre 1388, la comunità feltrina aveva stabilito che ogni anno in quel giorno gli ordini cittadini e le “scole” si sarebbero dovuti recare in processione alla cattedrale per partecipare ad una messa solenne di ringraziamento.
Avrebbero dovuto inoltre porre un premio (unum bravium) di ben quindici ducati d’oro perchè si svolgesse una gara di cavalli.sfilata_palio_feltre_091b

Alla morte del Visconti, avvenuta nel 1402, si riaprirono i conflitti nella marca veneta. I Da Carrara rivendicavano, infatti, il possesso di Feltre come di altre città del territorio. I feltrini, timorosi di cadere nuovamente nelle mani dei carraresi e incapaci, del resto, di opporsi alle loro insidie, seguirono l’esempio di Vicenza e decisero di affidare il governo della loro città alla Repubblica di San Marco.

Ai feltrini pareva essere l’unica potenza vicina capace di offrire prospettive rassicuranti in un mondo sconvolto dalla guerra.sfilata_palio_feltre_030b

L’atto di annessione ebbe luogo in modo solenne il 15 di giugno del 1404 mentre ancora la guerra infuriava. Il senato veneto aveva inviato a Feltre un suo ambasciatore, il patrizio Bartolomeo Nani, il quale, nella ‘maggior piazza’ di Feltre gremita di gente, riceveva dal delegato feltrino Vittore dei Muffoni da Cesio le chiavi della città e giurava nelle mani del Muffoni che il senato veneto avrebbe sempre rispettato gli statuti feltrini. La folla, dicono gli storici, inneggiò entusiasta a San Marco e alla repubblica lagunare.

I festeggiamenti si protrassero in città per alcuni giorni e, come già era accaduto all’alba del domino visconteo, la comunità decretò che annualmente fosse “celebrata solennemente la Festa di san Vito che fu il 15 di giugno del 1404, giorno in cui Feltre si diede alla Serenissima, con una solenne processione di tutti gli ordini della città, del clero, delle autorità civili e religiose verso la chiesa maggiore o a quella di Ognissanti, con l’offerta di candele e di solenni oblazioni e che in tal giorno sia posto un premio di quindici ducati d’oro perché si corra coi cavalli”.

Da quel momento Feltre con tutto il Feltrino entrava a far parte dello stato Veneziano. Vi sarebbe rimasta fino all’arrivo delle truppe di occupazione guidate da Napoleone Bonaparte, sul finire del XVIII secolo.

Qui trovate il programma della manifestazione http://www.paliodifeltre.it/la-storia-del-palio.html

CELTI E VENETI, CHI SOMIGLIA A CHI ? STEFANO GAMBATO PROPONE INTERESSANTI RIFLESSIONI

2dsmp0hlA RIFLESSIONE DI STEFANO dopo aver letto l’articolo https://venetostoria.com/2015/10/09/i-veneti-antichi-e-lintegrazione-dei-celti-foresti-2/ . Caro Stefano, valeva la pena darti uno spazio a parte 🙂

Se non erro, il personaggio in questione, autore della Stele di Isola Vicentina, (tale Iats) era della tribù dei Laion, forse di origine più Retica che Celtica, ma tant’è. Il mio appunto, riguarda il modo di descrivere i Veneti in rapporto ai Celti, di cui, nel celebre passo, si dice “poi vengono i Veneti che hanno usi ecc. ecc.”.

Analizzando lo scritto, si evince che per prima cosa, lo scrittore parla di popolazioni a partire dalle sorgenti del Po’, questo il motivo per cui antepone i Celti ai Veneti, ma ragionando sui costumi, intesi come abiti, vediamo chi assomiglia a chi. I Veneti erano presenti sul territorio( teoria secondo la soprintendenza dei beni archeologici), almeno dal IX° sec a.C.,i Celti come invasione, appaiono circa 500 anni dopo.526927_10200093009718687_1414596914_n

I Veneti avevano dunque un abbigliamento adatto a una vita stanziale, i Celti invece arrivando in migrazione, usavano un abbigliamento più adatto a una popolazione di nomadi, quali erano in quel momento storico. Questo di capisce dalle immagini dell’arte delle Situle per quanto riguarda i Veneti, e le immagini dei Romani per quanto riguarda i Celti. È logico supporre che i Celti, una volta invasa buona parte d’italia, abbiamo usato un abbigliamento più adatto al nuovo tipo di vita.

Per quanto riguarda l’integrazione, penso sia logico supporre che se arriva un individuo o una famiglia o un piccolo clan, sia possibile integrarla nel proprio popolo, come accadde per Iats “della stele” altra cosa accade se “i foresti” sono così numerosi da mettere a rischio la sopravvivenza dei padroni di casa, nel qual caso era guerra, e qualcuno la perdeva, ne è testimonianza la distruzione da parte dei Celti della dodecapoli etrusca della pianura padana.a1b79b8352e7854eb4b0e6c1f115a235

È strano pensare per me, che il ricchissimo territorio della Venetia, dove “le botti di vino sono più grandi delle case e il bestiame figlia due volte l’anno” sia sfuggito alle mire degli invasori, ergo, penso che questa terra abbia sempre avuto il nome di Venetia e mai Gallia, solo grazie alla difesa armata dei propri abitanti. Arriviamo dunque alla stele di Isola Vicentina, non è un’offerta a una divinità ne un cippo di confine, cos’è dunque?

È semplicemente la commemorazione da parte di un individuo(Iats) che celebra con questo monumento il fatto di essere stato accettato dai Veneti, perché entrare a far parte di certe culture era importante, al pari delle guerre sociali combattute da popolazioni italiche per avere la cittadinanza romana…successivamente la “Pax Romana” sistemo’ diverse cose, fino ad esempio un tale Caius Giulio Cesare il cui esercito aveva come nerbo Celti e Veneti assieme…