A PALAZZO MOCENIGO UN ABITO DI GALA CI INFORMA SULLA DIVISA DA UFFICIALE VENETO

PALAZZO MOCENIGO VENEZIA.
ABITO MASCHILE seconda metà del 700. è interessante per me perché riprende il taglio, in maniera quasi perfetta, della divisa da ufficiale veneto (come lo riporta il Paravia) di fine 700. la marsina presenta i bordi anteriori curvati, mai dritti, anche nel punto di contatto superiore. Non solo… possiamo copiare (volendo rifare l’uniforme in maniera corretta, da persone bizzarre quali siamo)  anche i calzoni, e il gilet, identici nella forma.  Basta confrontare il tutto con il meraviglioso acquerello del Capitano Paravia, che riproduce un colonnello di fanteria.  Fate voi stessi i confronti.

 

387884_2850727557982_436357740_nOFFIZIAL PARAVIA

Una foggia diversa ha il colletto, di epoca anteriore quello del manichino. Per il resto il taglio è perfettamente identico.

SAN MARCO E LE INDUSTRIE: tasse basse, privilegi, per il pieno impiego.

industriaOggi parliamo brevemente di Anselmo Gentili, ebreo, e della sua industria tessile che produceva schiavine, ovvero coperte di lana grezza, tanto che “in men di due anni” dopo aver consegnato oltre seicento schiavine per uso delle milizie del Lido ne aveva vendute altre tremila e trecento a privati, allo stesso prezzo, senza sovvenzioni pubbliche  e tutele.

Allo scopo di difendere la sua attività tessile chiede il privilegio per altri otto anni per la sua industria, come avviene per altri introduttori di nuove industrie. Infatti prima le  coperte si dovevano importare dall’estero, ed erano più care. Domanda anche l’esenzione dal dazio in uscita (da Venezia) per tutta la sua produzione.10167

il 4 febbraio 1729 i Deputati al Commercio confermano quanto già deliberato a favore dei Gentili (cristiani) “anche se Ebreo”. La fabbrica è ben avviata e vi è notevole domanda . Lo ritengono un atto di grazia “molto ben impegnato” dato che vi sono molte persone occupate nella filatura e nella tintura finale dei prodotti e ancor più per evitare che i sudditi  siano soggetti a esborsi che li svenano (è scritto così) per comperare coperte che provengono dall’estero, troppo care per le tasche più povere.

Qualche anno dopo, il Gentili si mette a produrre un altro tipo di coperte chiamate “amole” e la fabbrica si amplia ulteriormente. Altro lavoro per i telai aggiunti che richiedono operaie e operai i quali potranno sfamare così le loro famiglie.  Don Giovanni Battista Martini, parroco di San Simone, conferma che il Gentili ha fornito lavoro “da filare” ad oltre 80 femmine. Don Domenico Urbani, parroco di San Marcilian, parla di oltre 100 tra uomini e donne impiegati stabilmente. Chiede quindi l’estensione dei privilegi concessi precedentemente per le schiavine  ance per la nuova produzione.

I “privilegi” verranno concessi e il nostro industriale, ormai lanciato nel settore tessile, estenderà man mano, sempre incoraggiato da giuste esenzioni per l’export, introdurrà altri tipi di tessuti oltre alle “schiavine e alle “amole”. Il Senato raccomanderà però ai Cinque savi di vigilare affinché siano sempre impiegate nella lavorazione ” maestranze cristiane”.

Mi pareva bello proporvelo, in periodi in cui, per il solo fatto di aprire una partita Iva, si trattati da evasori potenziali e criminali, nonché soffocati da un mare di tasse. Che crescono in proporzione alla gente salariata o impiegata nell’azienda a cui si offre un lavoro, quasi fosse una cosa da scoraggiare.

fonte: “INVENTORI STRANIERI A VENEZIA” di Roberto Berveglieri, ed Istituto veneto di Scienze, Lettere e Arti.

 

IL PALIOTTO A SAN MARCO

Doretta Davanzo Poli
PALIOTTO

All’elezione il Doge era obbligato dal 1473 (prima si trattava di consuetudine iniziata dagli imperatori bizantini) a donare un paliotto alla basilica di san Marco, di un valore ben determinato (cioè non poteva costare al di sotto di una certa cifra) in cui veniva anch’egli raffigurato.

Ne restano solo due integri realizzati ad arazzo (oltre ai due paliotti ricamati : l’epitaffio bizantino e quello donato da Michele Comneno, commissionato a Venezia) :
1.dettaglio del paliotto del doge Alvise Mocenigo, arazzo realizzato da arazzieri fiamminghi nel 1571 , su cartone di Jacopo Tintoretto;
PALIOTTO12.dettaglio del Paliotto del doge Marino Grimani , arazzo realizzato nell’arazzeria medicea da Jacopo di Gillio o d’Egidio, su disegno di Domenico Tintoretto e su cartone di Alessandro di Cristofano Allori detto il Bronzino nel 1595

I PITTORI VENEZIANI E L’ORIENTE

Simonetta Dondi dall'Orologio

mehmed IIVenezia con il passo dei primi secoli della sua nascita diviene la nuova Alessandria e qui, come sappiamo tutti, confluiscono tutte le culture e commerci di quel tempo.

Continua a leggere

L’INDUSTRIA TESSILE PADOVANA AI TEMPI DEI PALEOVENETI SUSCITAVA MERAVIGLIA

Di Millo Bozzolan

Strabone ci racconta:

interno di casa paleoeneta, con l'immancabile telaio.

interno di casa paleoeneta, con l’immancabile telaio.

Strab. V,3 – VI,8 …nei pressi c’è poi Verona, anch’essa una grande città. Queste città sono dunque situate molto all’interno rispetto alle paludi, alle quali invece è vicina Patavium, che supera per importanza tutte le città della regione. Si dice che nell’ultimo censimento da essa siano stati recensiti ben 500 cavalieri; anticamente riusciva ad eallestire un esercito di ben 120.000 soldati. La quantità di merci che invia a Roma a scopo di mercato, specialmente vestiario di ogni tipo, attesta che la città è ricca ed industriosa. Si risale dal mare alla città lungo un fiume che partendo da un grande porto che si chiama Medoacus scorre attraverso le paludi per 250 stadi

TE Sì, TI XE, UN PIAVOLO… come la “piavola de Franza”

Gianna Marcato, in "Parlar veneto" scrive: 

575193_10200895442499005_941591042_nLA PIAVOLA DE FRANZA, ovvero quando una bambola faceva impazzire le veneziane che rincorrevano la moda “franciosa”(immagine però della futilità).

Una volta all’anno, alla fiera della Sensa (Ascensione) veniva esposta a Venezia la ‘piavola de Franza’; ce lo racconta anche F. Z. Muazzo in una raccolta di modi di dire veneziani composta tra il 1768 e il 1771: Continua a leggere

NELLO STATO DA TERRA REGNAVA IL CONTOTERZISMO….i semi dello sviluppo del Veneto del boom.

Di Ivone Cacciavillani
TelaioUn imprenditore, che secondo i criteri attuali sarebbe da inquadrare più nel commercio che nell’industria, commetteva a tanti imprenditori isolati la lavorazione di un certo prodotto, fornendo loro la materia prima da lavorare.
Il lavoro veniva per lo più svolto a “part time”, in quel tipico sistema di produzione mista, durata fino al secondo dopoguerra, quando si parlava ancora di “metalmezzadri“.

Nelle numerose famiglie patriarcali alcuni coltivavano la terra, altri lavoravano in piccoli laboratori domestici, spesso in condizioni di grande promiscuità con gli animali “agricoli”, i bovini usati per il lavoro dei campi. Continua a leggere

LE CARATTERISTICHE PRODUTTIVE DELLA TERRAFERMA VENETA SOTTO SAN MARCO

Di Ivone Cacciavillani. "Lo stato da terra della Serenissima".

1459_Mappe1015LA PADOVANA per la qualità dei terreni e la natura del clima abbonda in fatto di biade, quanto scarseggia di altri prodotti, mentre so mantiene per secoli fiorente la produzione della seta, che finì per supplire alla deficiente, ma pur sempre attiva, produzione della lana.

Il Polesine produce in abbondanza frumento e granaglie, non esclusa l’estensione del pascolo per l’incremento produttivo della zootecnia, particolarmente abbondante è la produzione del grano, la quale fa sì che il prezzo interno .. sia inferiore a quello che è il prezzo dei luoghi vicini, causa non ultima del contrabbando di biade con lo stato ferrarese. Continua a leggere

Nicolò Tron, un esempio di moderno capitalismo veneto nel ‘700, a Schio e a Follina

Di Millo Bozzolan
 Egli scelse proprio Schio come sede della sua sperimentazione erigendo nel 1726 un opificio "al gusto inglese e d'Olanda ". La scelta di Schio fu favorita da un'antica tradizione artigianale, dalla disponibilità di manodopera e di fonti di energia.

Egli scelse proprio Schio come sede della sua sperimentazione erigendo nel 1726 un opificio “al gusto inglese e d’Olanda “. La scelta di Schio fu favorita da un’antica tradizione artigianale, dalla disponibilità di manodopera e di fonti di energia.

Nicolò Tron nacque a Padova nel 1685, e morì a Venezia nel 1772. Di antica e nobile famiglia veneziana ancora giovanissimo entrò nel Senato della Repubblica di Venezia e nel 1715 fu inviato come ambasciatore presso la corte britannica.

Decisivo fu il soggiorno in una nazione di avanzato sviluppo economico, soprattutto nel settore industriale. Qui potè visitare le industrie più aggiornate tanto che maturò in lui la convinzione della necessità di rimodernare, sul modello inglese, i metodi produttivi per la fabbricazione dei panni lana nello Stato veneto.

Egli scelse proprio Schio come sede della sua sperimentazione erigendo nel 1726 un opificio “al gusto inglese e d’Olanda “. La scelta di Schio fu favorita da un’antica tradizione artigianale, Continua a leggere