Dalmazia: cerca conchiglie, trova il sigillo del doge

OGGI E’ IL COMPLEANNO DI VENEZIA, UN DONO DEL MARE ALLA SUA REGINA
di Andrea Marsanich
24 marzo 2016

image (1)ZARA. Se ne va a raccogliere conchiglie lungo la spiaggia di Collovare, a Zara, ed estrae dal mare un pezzo di storia della Serenissima, risalente a circa 900 anni fa. È quanto accaduto al portalettere zaratino Marin Odvitovic, che giorni fa si è recato in questa spiaggia – frequentatissima d’estate – situata nelle vicinanze del centro storico della celebre località della Dalmazia. Qui ha rinvenuto casualmente un sigillo del doge Ordelaffo Falier, che giaceva sott’acqua a mezzo metro di profondità.

L’uomo non si è accorto da principio di avere in mano un’antica testimonianza di Zara e della Repubblica di Venezia, e ha consegnato il piccolo prezioso oggetto all’archeologo e storico zaratino Dejan Filipcic. «Sono rimasto stupefatto quando ho visto il sigillo – ha detto l’esperto – è un ritrovamento di eccezionale importanza, che aggiunge preziose conferme alla storia medievale di queste terre della Dalmazia settentrionale. Sul sigillo è inciso il nome di Ordelaffo Falier (o Ordelafo Falero), che fu il trentaquattresimo doge della Serenissima, nato a Venezia nel 1070 e morto in battaglia a Zara nel 1117».

Su una faccia del marchio è rappresentato Gesù, con il doge veneziano inginocchiato ai suoi piedi nell’atto di ricevere un vessillo. L’altra faccia contiene la scritta “Ordelafo Falerodei Gradux Venecie”. Contattato dai giornalisti, Filipcic ha dichiarato che – in accordo con Odvitovic – intende donare il sigillo al Dipartimento di archeologia dell’Ateneo di Zara. «Lo vogliamo fare – ha rilevato Filipcic – perché queto Dipartimento è impegnato nella creazione di una collezione di reperti archeologici rinvenuti a Zara e nei suoi dintorni».

Il responsabile del Dipartimento, Mato Ilkic, non nasconde la sua gioia per il ritrovamento: «Si tratta di un ritrovamento eccezionale e soprattutto utile, poiché non si sa molto su questi oggetti, nel passato alquanto trascurati dagli storici e dagli archeologi. È una testimonianza della storia di Zara,nella fase del suo passaggio dall’Alto Medioevo al pieno Medioevo. Il sigillo conferma inoltre la presenza di questo doge a Zara, dove morì nel 1117. Alla guida di un forte contingente di soldati veneziani, il Doge Falier trovò la morte sotto le mura della città nel tentativo di recuperare Zara, sottraendola al dominio degli Ungheri. Nonostante la ritirata dei soldati della Serenissima – racconta ancora Ilkic – la salma venne pietosamente trasportata fino alle navi e poi a Venezia dove furono resi gli onori pubblici e dove Ordelaffo venne sepolto nella Basilica di San Marco. È importante dunque che questo sigillo resti a Zara, nella sua Università degli studi».

A detta di Ilkic, non sempre i reperti archeologici rinvenuti nella città e nel suo circondario vengono consegnati alle competenti autorità. In parecchi casi si preferisce vendere gli oggetti antichi e di valore, con grave danno per il patrimonio storico-culturale. Ma per fortuna questo non è stato il caso del postino di Zara.

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LA STORIA DI TREVISO e dintorni, all’ombra del Leone. Gli zattieri del Piave, morti per San Marco.

Di Pierluigi Ceccon

Dominium Venetum Religione Legge Iustitia Republica Conservat . Charitate Amore Pietate Subditos. MDLXVI
La Repubblica conserva Il Dominio Veneto con la Religione, la Legge, la Giustizia, i Sudditi con la Carità, l’Amore, la Pietà. 1566

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Treviso dopo Oderzo e Montebelluna era una delle più importanti città del territorio centrale dei Veneti Antichi, situata tra le due rive della Piave (all’epoca la Piave si divideva in due rami prima del Montello), del Sile e del Cagnan. Il territorio viveva prospera di commerci e famose erano le sue fabbriche di spade Venete. I Veneti Antichi si stanziarono negli attuali territori già dal XV° secolo a.C.
Nel I° secolo A.C. divenne parte dell’impero Romano essendo parte della X Regio Venetia et Histria.

Alla caduta dell’impero Romano d’Occidente la città si vide assoggettata da vari invasori, dai Goti (il loro grande re, Totila, nacque proprio qui), i Bizantini. I Longobardi, più tardi, stanziarono una zecca nella città entrata a far parte del loro territorio, mentre successivamente il trevigiano passò indenne il periodo dell’arrivo degli Unni.
Treviso comunque dal 1176 al 1319 (con due brevi pause, dal 1239-59, fu Signoria dei Da Romano e poi 1283-1312 dei da Camino) divenne una città-stato, essa si diede degli statuti per conservare la sua indipendenza, ma nel 1313 dovette affrontare in un’ impari lotta con Cangrande della Scala, Signore di Verona.12832525_552628811564943_334873376222035945_n

Dopo varie lotte tra Signori di opposte fazioni e dominazioni straniere il 2 Dicembre 1338 le truppe della Serenissima entrarono nella città del Sile. Treviso fu la primogenita del futuro “Stato de tera” e fu nello stesso tempo anche la più fedele dimostrandosi baluardo indistruttibile della Veneticità. Lo si poté constatare qualche anno dopo quando i Trevigiani (l’11 Febbraio 1344) non vollero essere considerati sottomessi contro la loro volontà dai fratelli Veneziani per conquista armata (come fecero Scaligeri e Austriaci) e per questo con atto pubblico essi si dichiararono: riconoscenti a Venezia per la materna opera sua e con una unanime deliberazione del consiglio dei Trecento, le cedettero spontaneamente la città, i castelli, i beni, le regioni e le giurisdizioni. Il periodo di pace durò poco e nel 1381-84 dopo lungo assedio fu conquistata dagli Austriaci, i quali la vendettero alla signoria dei Francesco da Carrara (1384-88). Ma i Trevigiani non ci stettero e desiderando il ritorno del buon governo Veneto insorsero al grido di: “Viva il popolo di Treviso e muoia il Carrarese che ci ha sempre derubato!”

La sommossa ebbe come epicentro la piazza del Carbuio, l’attuale piazza dei Signori, ed il 29 Novembre 1388 migliaia di insorti provenienti dalla campagna trevigiana e dalla laguna veneta gridavano per le strade: “Vivat Beatus Evangelista Noster Sanctus Marcus Venetus” (Viva il Beato Evangelista, il nostro San Marco Veneto). Si formò subito un governo provvisorio e, cacciato Francesco il Vecchio da Carrara, si diedero spontaneamente alla Repubblica Veneta; tale dominio durò fino al tragico 1797.10168192_552629014898256_4137064101046991766_n

Quindici giorni più tardi il 13 Dicembre i Veneziani rientrarono a Treviso e da quel momento il 30 Novembre, festa di San Andrea e il 13 Dicembre, festa di Santa Lucia divennero Feste Patrie. Una processione laica partiva col Podestà da piazza del Carbuio, e un’altra religiosa, col Vescovo, partiva dal Duomo per incontrarsi alla Messa solenne nella chiesa di S. Lucia.

Per più di cento anni la città di Treviso visse in pace sotto la protezione del Leone Alato. Ma dopo la sconfitta dell’Armata Veneta ad Agnadello il 14 Maggio 1509 contro la Lega di Cambray che puntava all’annientamento dell’invidiata Repubblica Veneta e la scomunica di Giulio II, si assistette al dilagare della coalizione composta dai monarchi Europei nel territorio Marciano (Massimiliano d’Asburgo per l’Austria, Luigi XII per la Francia, Ferdinando il Cattolico per la Spagna, ed il Papa Giulio II).

I Trevigiani si prepararono alla battaglia nonostante che il governo Veneto avesse dato l’autorizzazione alle varie città del Stato de Terra di arrendersi al nemico. Il popolo di Treviso da sempre fedele al governo Veneto bloccò il podestà Gerolamo Marino che stava per abbandonare la città per recarsi a Venezia.
Il Senato Veneziano decise così di fortificare Treviso per affrontare l’urto finale della Lega nominando Fra Giocondo da Verona progettista delle difese della città. Successivamente il tempo il progetto passò in mano al Bartolomeo D’Aviano, già comandante dell’Esercito Veneto (vedi epigrafe in porta Santi XL Treviso) visto che il Frate tardava nel compire la sua opera.

L’esercito della Lega incombeva nelle pianure trevigiane, dopo aver abbandonato la conquista della città di Padova, Francesi e Austriaci si riunivano in un unico comando affidato a Chambanèes de la Palisse. Tra il 7 e 15 Ottobre 1511 si ebbe l’attacco decisivo contro la città che si concluse con un nulla di fatto. Treviso fu salva grazie a vari atti di eroismo del popolo Veneto non ultimo quello che vide protagonisti i Zattieri della Piave, i quali costretti loro malgrado a trasportare le truppe e armamenti agli Austriaci che approntavano l’assedio di Treviso, si auto affondarono in una curva del fiume nel Versante del Montello assieme al nemico. L’atto di eroismo fu premiato dalla Serenissima con il dono di una medaglia d’oro “con l’impronta di San Marco” ai famigliari e orfani dei defunti e il riconoscimento di alcune terre. L’orgoglio Veneto nel Trevigiano fece da scudo alla capitale Venezia e per questo il Maggior Consiglio nello stesso secolo donò ai Trevigiani un Leone di San Marco ubicato nella zona del portello con su scritto: SAN MARCO CONSERVA LA CITTA’ A TE DEDICATA.

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Per quasi trecento anni la città si assopì nel torpore sereno creatosi attorno a lei dal mantello protettivo della potenza dello Stato Veneto, i vasti territori della Marca Trevigiana non ebbero mai periodo più fecondo e tranquillo, nemmeno nei secoli avvenire
In questo lasso di tempo le difese delle mura cittadine erano lasciate alla confraternita dei Bombardieri, tecnici volontari specializzati nell’uso dei cannoni e di tutte le armi da fuoco; ogni tanto veniva levato un bando a sorteggio per mandarli a combattere nelle fortezze Venete d’Oriente o imbarcarli nelle navi Venete. Da segnalare che una volta all’anno al Lido di Venezia accorrevano da tutto il Dominio Veneto i Bombisti per gareggiare tra di loro e per parecchi anni i Trevigiani primeggiarono in queste competizioni.

Nota di una certa importanza fu il passaggio all’inizio del secolo XVIII° del Generale In Capite Johann Matthias Graf Von Schulenburg , intento ad ispezionava le fortezze Venete del dominio de Tera, dopo averne ricevuto l’incarico dal Governo Veneto (SS.EE. von Schulenburg era il miglior comandante dell’epoca in Europa, e la Serenissima Repubblica di Venezia non badò a spese per il suo ingaggio ne per la sue difese).
I Bombisti Trevigiani non si fecero trovare impreparati e quando all’altezza di San Trovaso, dove vi era un presidio di controllo, lo videro avanzare, segnalarono il contatto con un lancio di fuochi illuminanti che visti dai Bombardieri dentro la città fece scattare il piano di difesa delle mure cittadine. Il Generale vista l’eccellente e rapida preparazione nell’approntare un’eventuale attacco, proseguì nel suo viaggio verso le altre città murate del Veneto, notando nel suo rapporto come la provincia di Treviso fosse ben difesa dai propri volontari.

Ma questo qualche decennio più tardi non bastò a fermare l’orda Napoleonica, Treviso si trovò costretta a rispettare il patto di neutralità che la Serenissima aveva stipulato con il brigante corso.
Nel 1797 le torme Francesi compivano delitti di ogni genere e taglieggiavano tutto il territorio chiedendo soldi e risorse di ogni genere per la loro guerra contro l’Austria. A mo’ di esempio, ad Asolo furono fucilati e poi impiccati sul colle di Ca’Soderini a cinque padri di famiglia che si rifiutavano di dare vivande e foraggi ai banditi di Napoleone.
lo stesso Bonaparte intimò personalmente al Provveditore Straordinario N.H. Angelo Giustinian Recanati, di allontanarsi dalla città di Treviso stufo di le angherie e dei soprusi che aveva precedentemente sopportato, come impostogli dal Senato Veneto, tutte quelle inventive, si staccò la spada dal fianco e la porse al Bonaparte, dicendogli che si offriva in ostaggio per la Repubblica, a garanzia della lealtà e buona fede del suo governo, e che, se il generale voleva sangue, egli era pronto a offrire il proprio per la salvezza della Patria. Di fronte a un comportamento, , virile e risoluto, Bonaparte, restituì la spada al Giustinian e gli permise di andare a Venezia a informare personalmente il Senato delle sue richieste.
A ricordo di questo esempio di amore patrio nel 1905 l’associazione Tarvisium-Venetiae fece porre sotto il portico della casa Giacomelli in via S.Angostino un lapide che porta scritto:
Il N.H. Angelo Giustinian Recanati, Provveditore Straordinario/ Qui, nel giorno 2 Maggio 1797, al cospetto di Bonaparte invasore/ Difese imperterrito nel nome di San Marco, il sacro nome della Patria.
Da quei giorni per Treviso, come per il tutto il territorio Veneto, ci furono soltanto carestie e disastri di ogni genere, aumentati con l’annessione nel 1866 al regno italico dei Savoia; da questo periodo iniziò la prima diaspora Veneta per il mondo. foto 2 e 3: parata per la commemorazione della dedizione.

VENEZIA ENTRA NELLA STORIA NEL 421, le sue istituzioni sono un “unicum” nel panorama europeo.

Oscar Marcato

“L’Atlante storico della Serenissima”

Di Giovanni Distefano, storico Siciliano di Ragusa

12795432_10207006612262187_6226468402752135273_nVenezia entra nella storia nel 421d.c., si sviluppa rimanendo in bilico tra l’oriente e l’occidente, assieme al suo dogado che si estende da Grado a Carvarzare, finché non s’impone come potenza internazionale nel 1204 fondando lo stato da Mar esteso fino al Mediterraneo orientale al Mar Rosso al Mar Nero proverso verso l’Asia centrale l’Oceano Indiano. E lo stato da Tera che ristabilisce equilibri e confini della Venezia più classica dall’Adda all’Istria. Il 1500 segna il trionfo della Serenissima che resiste all’intera Europa coalizzata contro le sue istituzioni. Le istituzioni, rivoluzionarie, federali, repubblicane non riducibili ai sistemi momarchici e feudali allora imperanti, e si regge sul consenso e non sulla repressione, le masse contadine artigiane operaie che ovunque in Europa si rivoltano secolo dopo secolo contro i governi e gli stati sono invece muraglia più possente e durevole a difesa della grande Repubblica Veneta, che ha in Venezia il suo cuore e nel diritto il suo spirito, Venezia el Veneto diventano allora la patria dell’arte, l’arca della civiltà della pace, San Marco e per l’intera Europa
bandiera di libertà, buon governo, gioia di vivere, neutrale, ricca di una enorme legittima ricchezza diffusa pacifica come una odierna Svezia o una odierna Svizzera. La Repubblica Veneta subisce una insensata spartizione ad opera di Napoleone e del suo futuro suocero Francesco D’Asburgo, perde il suo Stato da Tera e quel che rimane del suo Stato da Mar e viene dominata. Perde la sua libertà subisce prima la prepotenza dei Francesi che accolti come amici si comportano come occupanti razziatori poi la dominazione austriaca quindi quella francese infine il ritorno degli austriaci temporaneamente interrotto dalla rivoluzione 1848/49 prima di essere sostituito dalla dominazione italiana.

Questa definizione straordinaria la dobbiamo ad un siciliano ed è la migliore sintesi possibile sui fatti storici accaduti alla Serenissima Repubblica di Venezia.

Un buio medioevo nel futuro dell’Europa

Riccardo Liberati

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Verso la metà del V° secolo dopo Cristo, era chiaro a tutti che l’Impero di Roma era in crisi profonda e anche pensatori cristiani come Agostino di Ippona ormai ne presagivano con timore la prossima fine.
Le cause della caduta del sistema economico – giuridico – sociale che ha plasmato la civiltà occidentale hanno sempre affascinato gli storici e recentemente alcuni accademici americani ne hanno elencate più di cento. L’inglese Gibbon attribuisce il motivo principale della sua fine al Cristianesimo. Contestato da molti, oggi le sua analisi vengono rivalutate.
L’impero di Roma era figlio di una concezione pagana della storia e la sua visione del mondo era tipica di una cultura plasmata dal paganesimo.
Ogni civiltà è figlia di una visione del mondo, cioè di una religione.
Venendo a mancare quella, la civiltà crolla. Continua a leggere

IL MEDOACUS

Simonetta Dondi dall'Orologio

medoacusLe popolazioni del Veneto centrale hanno coniato in illo tempore una parola – Brentana – che vuol dire alluvione, riferendosi al nostro Brenta che attraversa il territorio proveniente dal Trentino Alto Adige e scende fino alla Laguna. Continua a leggere

Il suicidio dell’Europa di oggi è come quello dell’Impero Romano

Carlo Ciccioli, Secolo d’Italia.it

IL SACCO DI ROMA DA PARTE DEI BARBARI

IL SACCO DI ROMA DA PARTE DEI BARBARI

Fra il IV° e il V° secolo d.C. L’Impero Romano entrò nella sua fase terminale. Crisi demografica ed economica, autolesionismo ideologico, moralità impazzita ed immigrazione fuori controllo furono i principali tarli che riuscirono a rodere la struttura di uno Stato che da sei secoli reggeva l’intero bacino del Mediterraneo. Il punto di svolta fu nel 378 d.C. con il disastro di Adrianopoli, una sconfitta in cui l’Imperatore stesso venne ucciso da quei Goti cui, pochi anni prima aveva dato asilo in territorio romano in quanto “rifugiati in fuga da una guerra”. Da allora in poi, il destino di Roma, fu segnato (Emanuele Mastrangelo , da “Storia in rete”, che dedica ben tre saggi all’argomento ).
Se uno sostituisce alla parola Impero Romano e alla data del 378 gli anni attuali il quadro macro-storico è assolutamente lo stesso. Allora c’era la grande civiltà romana; in seguito venne la crisi demografica e morale, minata da movimenti religiosi ed ideologici litigiosi e nichilisti, dal rifiuto degli ideali e dei costumi che l’avevano resa grande, da problemi monetari, distratta da divertimenti ed eventi sportivi, coi suoi maschi effeminati e le sue donne non piu’ fertili e finì per schiantarsi sotto la pressione migratoria di barbari stranieri, inizialmente accolti come profughi e poi divenuti padroni di casa. Continua a leggere

QUI I FATTI STORICI LEGATI ALLE SPOGLIE DI SAN MARCO PORTATE A VENEZIA

Edoardo Rubini

485684_3842805719316_1692923267_nRispetto a quanto detto dai mass media, vanno sottolineati i fatti storici piuttosto che le pur belle leggende.
Di solito in materia di san Marco tutti ripetono due corbellerie:
1. i Veneziani, soliti ladri, hanno rubato le spoglie di san Marco;
2. il trafugamento è una leggenda.

Si tratta invece di fatti storici documentati, i Veneziani non hanno rubato nulla, hanno invece salvato le spoglie di san Marco dal pericolo di distruzione o dispersione seguito all’occupazione mussulmana di Alessandria.

Segnalo quanto scritto in un sito copto (sono meno ignoranti di noi cattolici):

http://robertobrumat.wordpress.com/tag/rustico-da-torcello/

L’Evangelista Marco come traduttore personale di Pietro che non parlava greco (allora lingua internazionale, paragonabile all’odierno inglese) si era occupato prima della comunità ebraica (che a Roma contava 45.000 persone), poi di quella romana. Continua a leggere

IL CULTO DI SAN MARCO FU IL VEICOLO DELL’UNIFICAZIONE DEI VENETI

Millo Bozzolan

antica moneta veneziana, il Santo compare ancora con sembianze umane

antica moneta veneziana, il Santo compare ancora con sembianze umane

Il culto di San Marco tra i veneti precede di molti secoli l’unificazione politica della terraferma,  questa ne fu il suggello finale e Venezia ‘dismise’ San Todaro, come protettore, per inginocchiarsi, come è testimoniato dal meraviglioso bassorilievo della Porta della Paglia in cui il doge si inchina all’Evangelista, davanti a Lui.  Questo si spiega con il fatto che San Marco evangelizzò quella che era la X Regio veneto romana e il Suo culto era ancora il fattore unificante anche politico territoriale quando la Venetia fu divisa tra Bisanzio (laguna e Istria) ed entroterra. L’opera di evangelizzazione partì da Aquileia,  capitale effettiva della X regio, distrutta questa dai barbari, il Patriarca si trasferì a Grado e la sua diocesi, con il conseguente potere che ne derivava,  copriva ancora i vecchi confini della X regio, quello che oggi chiamiamo ancora ‘le Venezie’ (non usiamo il termine Nord Est, per favore). Quando il Patriarca di Grado constatò che l’impero d’occidente aveva riunificato nuovamente l’antica X Regio (tranne le lagune sotto l’influenza bizantina), pensò bene di chiedere il riconoscimento della sua podestà all’imperatore. Venezia reagì portando in laguna le spoglie dell’Evangelista stesso, all’inizio dell’800, e proclamando il patriarca di Venezia come il vero erede di San Marco. Rimando ad altra mia nota in merito, che spiega nei dettagli il processo.  Continua a leggere