“L’Europa imbelle sta morendo”. Parla Camus, il rinnegato dei Lumi

A colloquio con lo scrittore omosessuale. “C’è una scelta: guerra o sottomissione. Ma la seconda è più probabile”1447918621725.jpg--minuto_di_silenzio_per_le_vittime_di_parigi__le_studentesse_musulmane_lasciano_l_aula

Ma la Francia, prima che di conquista, muore di inedia. “Sono persuaso che il grande fattore della distruzione sia l’égalité” dice il libertino anticonformista Camus al Foglio. “L’egalité, non appena abbandona il letto del diritto, distrugge ogni cosa. Come Eschilo dice di Elena di Troia: ‘Ha rovinato città, navi e uomini’. L’uguaglianza fra genitori e figli ha distrutto la famiglia, l’uguaglianza fra insegnanti e studenti ha distrutto la scuola, l’uguaglianza fra l’arte e l’intrattenimento ha distrutto la cultura, l’uguaglianza fra cittadini e non cittadini ha distrutto le nazioni. L’Europa, quella che ha composto il ‘Quintetto’ di Schubert o ‘Quer pasticciaccio brutto de via Merulana’, aveva un’idea di eccellenza, di superamento di se stessa. L’uguaglianza forzata culturale ha ridotto l’Europa a una imbecillità”.

La teoria della “Grande Sostituzione” venne a Renaud Camus durante una visita a Vémars, nella Val d’Oise, alla casa di François Mauriac. Camus vide le periferie con le donne islamiche velate, il mutamento estetico della provincia. Quando la cultura francese gli faceva terra bruciata attorno, Camus venne difeso da insospettabili come Sylviane Agacinski (filosofa e moglie del premier Lionel Jospin), Emmanuel Carrère, Pierre Bergé, Frédéric Mitterrand e Alain Finkielkraut. Sono gli anni in cui Camus pubblica saggi come “La Grande Déculturation”, “Décivilisation” e “La Civilisation des prénoms”.

Charlie Hebdo, i complotti contro le chiese e ora la decapitazione a Lione. La Francia è sotto attacco, ma pochi vogliono ammetterlo. “Negare la realtà è l’occupazione principale non soltanto dei francesi, ma degli europei, negli ultimi trent’anni”, dice Camus al Foglio. “Nessuno parla del collasso del nostro sistema educativo, del legame fra delinquenza e immigrazione e tantomeno, segreto dei segreti, della sostituzione culturale e di civiltà. ‘Gouverner, c’est prévoir’, recitava l’adagio. In realtà si dovrebbe dire ‘Gouverner c’est ne pas voir’. Se vuoi governare e detenere il potere oggi devi non vedere e, soprattutto, non dire. Questo vale per lo stato come per i media”…..

Sembra che un pensiero negativo si sia impossessato della cultura francese. “Non soltanto francese. La cultura europea in generale. E’ la seconda carriera di Adolf Hitler. Meno orribile della prima, ma dalle conseguenze anche più profonde. Il cancro hitleriano venne estirpato dai medici in modo tale che venisse asportato non soltanto il tumore, ma anche le funzioni vitali. Soltanto nel 1968, la data simbolica dell’avvento al potere nel mondo della piccola borghesia, si videro gli effetti della grande distruzione hitleriana. Il paziente è vivo, ma anche morto. Non ha cuore, non ha cervello, non ha stomaco, non ha nervi, non ha sesso, non ha orgoglio, non ha reazione di sorta. L’Europa vede un progetto di conquista, in passato resistevano, ma oggi la reazione è: ‘Poveri conquistatori, spero non abbiano problemi’. E’ come se Elisabetta d’Inghilterra avesse detto della Invincibile Armada: ‘Quei poveri spagnoli, con quel mare cattivo, sono preoccupata’”.

C’è chi la accusa di allarmismo con la Grande Sostituzione. “Non è una teoria, un concetto o una nozione: è un fatto. I popoli europei sono sostituiti da popoli non europei. Lo comprendi dalla demografia, paragonando i non europei e gli europei dall’età: la proporzione è ancora bassa per le persone sopra i settant’anni, ma è enorme sotto i cinque. La Francia è come una vecchia badante che alleva i figli di un altro popolo. E devi essere davvero vanitoso, naïf se pensi che questi popoli abbiano la stessa idea di nazione, di cultura, di civiltà, di identità. Questo ‘sostituismo’, come lo chiamo io, è la base ideologica della Grande Sostituzione, è una concezione dell’esistenza. E’ una ideologia della intercambiabilità. E le condizioni sono la Grande Esculturazione, l’insegnamento dell’oblio, l’industria dell’ebetudine”.

LO STRAORDINARIO ARTICOLO COMPLETO, QUI: http://www.ilfoglio.it/cultura/2015/06/30/leuropa-imbelle-sta-morendo-parla-camus-il-rinnegato-dei-lumi___1-v-130347-rubriche_c361.htm

PRIMA VENNERO… riscritta da Claudia Bortot

monselicePRIMA DI TUTTO VENNERO A TOGLIERCI LA NOSTRA STORIA,LA NOSTRA CULTURA E LE NOSTRE TRADIZIONI,
E RIMANEMMO ZITTI,PENSANDO DI RIUSCIRE A FARE ANCHE SENZA,

POI VENNERO A DIRCI DI LAVORARE TRANQUILLI,CHE LA POLITICA ERA AL NOSTRO SERVIZIO ,
E NE FUMMO SOLLEVATI,UN COSA IN MENO A CUI PENSARE,coldiretti-VDO-contadini

POI VENNERO A LODARCI PER LA NOSTRA OPEROSITA’ ,
E NE FUMMO CONTENTI,

POI VENNERO A DIRCI CHE VISTA LA NOSTRA BRAVURA DOVEVAMO CONTRIBUIRE AL BENESSERE ALTRUI,
E NE FUMMO ORGOGLIOSI,mezzadria_12

POI VENNERO A DIRCI CHE NON POTEVANO AIUTARCI PER LE CATASTROFI,I SUICIDI,E LA MANCANZA DI LAVORO,
E NON CI PREOCCUPAMMO PERCHE’ ERAVAMO ABITUATI A RIMBOCCARCI LE MANICHE

E POI VENNERO A TOGLIERCI I RISPARMI ,LE CASE,LE AZIENDE…..
E CI ACCORGEMMO DI NON AVERE PIU’ NEANCHE LA DIGNITA’ ED IL CORAGGIO DI SCENDERE IN STRADA E RIBELLARCI..!!P053

una mia libera interpretazione, alla veneta, della poesia: Prima vennero….

Francia: L’imminente guerra civile

Francia: L’imminente guerra civile

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di Yves Mamou  •  19 luglio 2016

  • Per il presidente francese François Hollande, il nemico è un’astrazione: “terrorismo” o “fanatici”.
  • Piuttosto, il presidente francese ribadisce la sua determinazione a lottare contro il terrorismo all’estero: “Noi rafforzeremo ulteriormente l’azione in Iraq e Siria”, ha detto Hollande dopo l’attentato di Nizza.
  • Di fronte al fallimento delle élites che sono state elette per guidare il nostro paese attraverso un mare di pericoli nazionali e internazionali, perché dovremmo mostrarci sorpresi se dei gruppi paramilitari si stanno organizzando per reagire?
  • In Francia, queste élites globali hanno fatto la loro scelta. Hanno deciso che i “cattivi” elettori erano persone irragionevoli e troppo stupide per apprezzare le bellezze di una società aperta a popolazioni che spesso non vogliono assimilarsi e che pretendono assimilarvi a loro, minacciandovi di morte se non lo farete. Queste élites hanno deciso di schierarsi contro gli anziani e i poveri perché questa gente non ha più voluto votare per loro. Esse hanno anche scelto di non combattere l’islamismo perché i musulmani votano in massa per questa élite globale.
  • “Siamo sull’orlo di una guerra civile.” Non sono le parole di un fanatico o di uno squilibrato. No. È quanto ha dichiarato il capo della Dgsi (la Direzione generale della sicurezza interna), Patrick Calvar. Egli ha evocato più volte il rischio di una guerra civile. Il 12 luglio, Calvar lo ha affermato davanti ai membri di una commissione d’inchiesta parlamentare sugli attentati terroristici del 2015.

    A maggio, egli ha formulato pressappoco lo stesso messaggio davanti a un’altra commissione parlamentare sulla difesa nazionale. “L’Europa”, egli ha detto “è in pericolo. L’estremismo è in crescita ovunque e noi stiamo cercando di spostare le risorse per interessarci dell’ultra-destra in attesa di uno scontro”.

    Che tipo di scontri? “Scontri fra comunità”, egli ha risposto – un termine edulcorato per evocare “una guerra contro i musulmani”. E ha aggiunto: “Ancora uno o due attentati e la guerra civile accadrà”.

  • http://it.gatestoneinstitute.org/8503/francia-guerra-civile

LA SOLITUDINE DEL TERRORISTA TRA JIHAD E NICHILISMO DELL’OCCIDENTE

Di Antonio Socci57714ebe3cb7d7b9f6ced618bdf1416d_169_l

I milioni di immigrati mussulmani sono sottoposti da una parte alla pressione del nihilismo attuale dell’Occidente , senza vita spirituale e senza nobili ideali, dall’altra le sirene dello jiahdismo, la predicazione di un fanatismo  che dispone di grandi mezzi. Una tenaglia micidiale.

L’ideologia – come sappiamo per averne viste molte nel Novecento, è il meccanismo che non ti fa più vedere gli esseri umani ma li trasforma in simboli astratti che si possono schiacciare e massacrare. Anche a milioni.

L’ideologia è il meccanismo capace di tirar fuori la parte più oscura della nostra natura legittimandola come buona. L’ideologia abbatte le civiltà e porta fame e miseria ai popoli, a cui impone il dominio dei tiranni.

Oggi si incomincia a capire che quella jihadista è un’ideologia. Essa, ha scritto Le Monde, “chiama alla lotta contro gli Infedeli, gli Ebrei e i Crociati, un discorso totalitario che predica la guerra con tutti i mezzi contro i miscredenti e altri non credenti”

l’articolo intero è qui: http://www.antoniosocci.com/le-nostre-solitudini-nichilismo-delloccidente-jihad-ci-minaccia-14-secoli-270-milioni-vittime/

LA SOLITUDINE UMANA, IL NICHILISMO DELL’OCCIDENTE E IL JIHAD CHE CI MINACCIA E CHE, IN 14 SECOLI, HA FATTO CIRCA 270 MILIONI DI VITTIME

 

LA RINUNCIA DELL’IDENTITA’ DELL’OCCIDENTE E L’ISLAM CHE CI UCCIDE

Combatteteli finché non ci sia più politeismo e la religione sia tutta per Allah. Se poi smettono… ebbene, Allah ben osserva quello che fanno.

RICEVO DALL’AMICO DANILO CAZZARO

La cosiddetta guerra contro il terrorismo forse è già persa. Il resto sono chiacchiere che sfioriranno come al solito.Notre_Dame_de_Paris_by_night_time

Il motivo è essenzialmente sociale. Una guerra si vince innanzitutto se c’è, se ci sono cioè delle forze che si contrappongono. Forze che si contrappongono hanno ragione di esistere se c’è qualcosa da difendere. Contro l’ISIS o qualsivoglia gruppo jihadista, non esiste un fronte compatto semplicemente perché non esiste più nulla che abbia deciso di sopravvivere. L’Occidente e l’Europa in particolare hanno gettato la spugna, rinunciando a se stessi e alla loro identità. È avvenuto nemmeno troppo lentamente nell’ultimo mezzo secolo, in un silenzio compreso tra la malizia ideologica e la non curanza diffusa.

Qualcuno dirà che l’identità è un concetto superato, frutto di un mondo obsoleto e che l’unico valore in cui riconoscersi è la mescolanza delle identità stesse. Con queste premesse frutto di cinquant’anni di masochismo, ogni dibattito è inutile.

Le esplosioni e la morte normale nel cuore d’Europa non derivano da armi ma dalla stanchezza di esistere. Sono il suicidio di una società che non riconosce a se stessa un cammino storico, un’evoluzione avvenuta intorno a principi oggettivi e inalienabili. Dall’Editto di Costantino, alla Magna Carta, dalla Rivoluzione Francese alle ideologie del Novecento: per millenni l’Occidente ha proposto formule spesso in contrasto tra loro, ma comunque focalizzate essenzialmente su se stesso e sul suo futuro.

Cosa è rimasto di questo? Cosa siamo stati capaci di costruire negli ultimi decenni pensando alle generazioni che verranno?

Se la cultura occidentale sia morta a Yalta o a Woodstock poco importa. La quinta colonna del nemico che crediamo di combattere (chiamiamolo ISIS per convenienza…) siamo noi stessi, stanchi di sudare per qualcosa, ingrassati all’ombra dei privilegi che abbiamo ereditato dai nostri padri. Non riconoscere nella bozza di Costituzione europea la matrice cristiana è stato l’esempio più lampante di un’abdicazione generale. In un continente costruito fisicamente intorno ai campanili e alle croci il dibattito non sarebbe dovuto nemmeno nascere. Abbiamo reciso il filo col passato, fobici di ogni retaggio e di ogni tradizione.

Siamo una società obesa e virtuale che finge di volere e volersi bene solo per evitare il peso del sacrificio. Non a caso l’ossessione pacifista e terzomondista spesso è più intrisa di odio per le proprie radici che di carità per gli altri. È un cul de sac mentale da cui non si esce.

Combattere per se stessi è un impegno troppo gravoso, soprattutto per chi ha ceduto all’abulia dell’appartenenza e non si riconosce più in niente. Siamo finiti da tempo nel masochismo culturale, esterofoli per sport, critici per emulazione, suicidi per stanchezza. A fronte di culture giovani, affamate, determinate e spietate ci arrovelliamo in parole inutili aspettando la prossima tappa della corsa all’orrore.

Sembra inutile cercare soluzioni. L’Islam radicale è un fenomeno dell’attualità, semplice strumento della Storia. Anche se sconfitto sul campo sarà seguito da altro. Il nostro nemico siamo noi stessi, sempre più simili alla Roma del IV° e V° secolo o, per i veneti, alla Serenissima Repubblica di fine settecento.800px-Canaletto_-_The_Piazza_San_Marco_in_Venice_-_Google_Art_Project

Combinati così siamo destinati a sparire con grande scempio di ciò che nel bene e nel male è stato costruito nei secoli.

Il dato tragicomico è che molte serpi in seno della cultura occidentale gioiscono, credendo di essere fuori dal gioco, di essere diversi, di essere altro. Invece pure loro saranno sommersi da una nera onda islamica.

IL PATTO TRA STATO ITALIANO E CHIESA ROMANA IN CHIAVE ANTI INDIPENDENTIST

5-venezia-basilica-di-san-marcoI VESCOVI COME I PREFETTI GARANTISCONO LO STATUS QUO. Col concordato mi pare chiaro quello che è successo e succede. Lo stato garantisce privilegi e l’otto per mille in cambio la chiesa controlla il nord est e reprime la memoria marciana indissolubilmente legata alla nostra indipendenza.
Il 25 aprile da veneto mi aspetterei gonfaloni dappertutto, almeno come a Siena per il palio con le chiese imbandierate nelle contrade, invece nulla o quasi. Non solo.. ci hanno pure mandato un prefetto, pardon.. un Patriarca di Genova e pochi, pochissimi veneti hanno capito il messaggio.Interno_della_basilica_di_san_marco,_venezia
Poi i segnali forti, in questi anni… quando morì Bepin Segato ì, l’ambasciatore dei Serenissimi, ci ha fatto togliere pure il gonfalone dalla bara. Più chiaro di così… in pratica la chiesa veneta ha cessato di esistere e l’apparato ecclesiale vigila perché non rinasca in senso nazionale. I vescovi come prefetti romani, appunto, e purtroppo di un altro Paolo Sarpi cattolico, nessuna traccia.
Li troviamo di nuovo alleati nella scellerata politica mondialista immigrazionista, ma questo è un quadro più ampio e forse ancora più grave-

ZINGARI E BANDITI: COME SAN MARCO DIFENDEVA I SUOI SUDDITI

In questi giorni di grande dibattito sull’espulsione dei Rom da alcuni paesi europei (L’articolo è del 2011), può essere utile rammentare che la Veneta Serenissima Repubblica vi procedette sistematicamente già nel Cinquecento, sollecitata dalle sue fedeli Comunità rurali, le quali non erano in grado di difendersi dalla delinquenza generalizzata portata dagli Zingari.Cingani-Raixe-venete

La Serenissima vi procedette con decisione, ma anche in controtendenza con la grande politica di ospitalità delle comunità straniere praticata soprattutto a Venezia, dove i foresti come Tedeschi, Italiani, Greci, Slavi, Armeni, Ebrei, Arabi, Turchi, Inglesi, Francesi, Spagnoli, Svizzeri, ecc. formavano delle piccole patrie all’interno della Città, collegate con la terra d’origine, dove esse coltivavano in forma privata le proprie religioni, lingue, culture, a volte potendo persino stampare propri libri. Importantissima l’attività di mediazione commerciale e talvolta diplomatica che tali comunità svolgevano con i propri connazionali.  Tuttavia, la Serenissima decideva quanta gente ospitare nel suo territorio, affidava agli stranieri interi quartieri in affitto e applicava loro le Venete Leggi. Con gli Zingari fu invece possibile stabilire alcun accordo. Si pubblica di seguito un estratto di “Giustizia Veneta” di Edoardo Rubini, edito da Filippi a Venezia nel 2004 (1° ed.).zingari_01

Zingari e bravi.  La Parte dei Pregadi 21 dicembre 1549 si limitava a proibire il soggiorno degli zingari entro i confini dello Stato venendo così incontro alle lagnanze dei sudditi disturbati dalla loro presenza.  Nel termine di tre giorni i Rettori dovevano mandarli fuori, né avrebbero potuto rilasciare altri permessi; non si faceva però menzione di pene.  La Parte dei Pregadi 15 luglio 1558 torna sul tema segnalando l’inosservanza della legge precedente: i famigerati Singani riescono ad ottenere dai Rettori patenti valide per tre giorni quindi, siccome i disagi persistono, si minaccia di interdire dall’incarico i Cancellieri che stilassero tali permessi che i Rettori rilasciavano a seguito di loro istruttoria. l43-zingari-120523173325_big

Le sanzioni contro tali immigrati abusivi s’inaspriscono: dieci ducati a chi ne consegnerà uno vivo, che sarà avviato all’imbarco forzato su galera per dieci anni (il massimo edittale), «possendo etiam li detti Cingani, così Huomini, come Femine, che saranno ritrovati nelli Territori Nostri esser impune ammazzati, si che li Interfettori per tali Homicidii, non habbino ad incorrer in alcuna pena».

Questa norma desta non poca meraviglia considerando che tutti i gruppi etnici furono bene accolti a Venezia: la Repubblica creò tante piccole enclaves, al cui interno le singole comunità si ricreavano l’ambiente di vita proprio della nazionalità d’appartenenza.  Unica eccezione, gli zingari: persino le loro donne vengono viste come un pericolo pubblico da estirpare. download

Dopo trent’anni la situazione non appare granché mutata: «tuttavia vi stanno in molto numero, con danno grandissimo di detti Territori, a’ quali vien anco dato recapito da molti, che tengono poco conto della Giustitia, e che partecipano delli loro Latrocinii, con mala sodisfattione delli Poveri Contadini».  La Parte dei Pregadi 24 settembre 1588 evidenzia quindi una ratio ulteriore oltre al bisogno di proteggere le fedeli comunità rurali della Serenissima dall’invadenza degli indesiderati: occorreva stroncare sul nascere la formazione di eserciti privati composti dai bravi che infestavano gli stati vicini, pertanto si puniva anche chi ospitasse Singani con tre anni d’imbarco in galera.

Le Parti del Consiglio dei Dieci 15 aprile 1574 e 26 aprile 1577 per la prima volta menzionano il termine bravi: «Apparvero nella Repubblica di Venezia agli inizi della seconda metà del ‘500, ma la loro presenza divenne sensibile a partire dal 1568, dopo che altri stati avevano cominciato a scacciarli»[1].  Che il fenomeno non sia autoctono lo spiega il proemio della Parte Cons. Dieci 18 agosto 1600: «Essendo commessi … molti Homicidi, & Assassinamenti … per lo più da Huomini Sicarii, sanguinolenti, Forestieri, che si conducono a servir particolari per Bravi, cavandone il viver, & altre molte commodità, commettendo tanto più ogni sorte di delitto, quanto che con facilità possano poi salvarsi, ritirandosi con poca, ò niuna spesa alle patrie loro». n6

Il drastico provvedimento concede a questi stranieri ventiquattro ore per lasciare la città o il castello dove dimorano e tre giorni perché se ne escano dalla Terra di San Marco; pene per i trasgressori: dieci anni al remo di galera[2] o amputazione della mano più valida e in caso d’inabilità al remo con bando definitivo e perpetuo che, se rotto, darà luogo all’ergastolo e a seicento lire di multa.  A chi li avrà assoldati bando ventennale dal territorio di residenza se il loro padrone è suddito veneto, altrimenti bando ventennale definitivo.

I bravi erano servitori armati alle dipendenze di signorotti locali, invisi alle Leggi venete.

[1] Povolo, Aspetti, p. 236.

[2] Anche per loro il massimo.