I banchi di pegno, nati per aiutare i poveri nelle terre di San Marco.

 

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Bernardino Tomitano da Feltre fu il primo fondatore dei banchi di pegno per poveri.

Di Brian Pullan

A completamento del sistema di assistenza sociale praticato in tante comunità medioevali, era indispensabile che i poveri potessero disporre di qualche forma di credito a basso interesse. La carità diretta delle confraternite o dei singoli benefattori, le leggi o gli ospedali per mendicanti, non bastavano… ad alleviare la condizione dei poveri. essi dovevano avere la possibilità di uscire dai momenti di crisi a causa di cattivi raccolti, l’aumento di prezzi delle derrate alimentari e l’andamento dell’economia in genere. Continua a leggere

La costituzione della Francia rivoluzionaria: una follia. Vista dall’ambassador veneto.

arrivo dell'ambasciatore francese a Venezia

arrivo dell’ambasciatore francese a Venezia

Antonio Cappello, ambassador a Parigi, critica impietosamente la nuova Costituzione, intravedendone tutte le pericolose utopie nate con la Rivoluzione che la partorì. Metto un piccolo stralcio del suo rapporto al Doge (e al Collegio), val la pena di leggere:

Passerò alla Costituzione non ancora finita, che trovo indefinibile: questa non è Monarchia, perché toglie tutto al Monarca, non è Democrazia, perché il popolo non è legislatore; non è Aristocrazia, perché persino il nome Aristocrate è un delitto; non di lesa Maestà, ma di lesa Nazione. Questa è un mostro di Costituzione, che confonde tutti i poteri, e che unisce due vizi, che fino ad allora si successero, ma non si combinarono nei Governi, cioè il Dispotismo e l’Anarchia.  Continua a leggere

“La più sorprendente e pericolosa Rivoluzione” descritta dall’ambassador veneto in Francia

Di Michelangelo Della Francesca Cappello e Milo Boz
esecuzione di Luigi XVI

esecuzione di Luigi XVI

In una sorprendente relazione (per acutezza d’esame)  dell’Ambasciatore Antonio Cappello, scritta per il Governo veneto, vengono descritti i mali della Francia e le conseguenze drammatiche del mal governo che portarono alla presa della Bastiglia, ma anche i mali del nuovo sistema instaurato, che procurerà alla fine, guai ancora maggiori. Ne mettiamo l’incipit in modo che ve ne possiate fare un’idea. Vedremo inseguito di mettere altri pezzi.

Il rapporto fu scritto nel dicembre del 1790, e dimostra quanto il livello della diplomazia veneta fosse alto, pur nel periodo del tramonto di una Repubblica millenaria. Continua a leggere

UN “BIGLIETTO” AUTOGRAFO DEL DOGE FRANCESCO MOROSINI COL SIGILLO PRIVILEGIO DEL PAPA

Di Millo Bozzolan

11147886_1540612939497008_5195848334997843156_nChi mi segue, lo ha già visto, il documento della Cancelleria dogale, ora in mia custodia per un atto di squisita cortesia di un grande veneziano. Però ieri un amico in visita ne ha ricavato delle foto ad alta definizione per cui,  chi vuole potrebbe tentare di decifrarlo.

E’ stato scritto di pugno del Grande Condottiero, su un foglio di carta pergamena, un anno prima della sua morte. vi è la data assieme alla firma, nell’ultima riga.  Oltre a ciò il sigillo in piombo, col nome Suo in latino: il sigillo di “modesto” piombo, ne abbiamo parlato di recente, aveva invece un significato di prestigio. Riprendo il post parzialmente:  Continua a leggere

L’ANTENATA DELLA BOLDRINI, DE FONSECA PIMENTEL CHE DISPREZZAVA IL POPOLO

Di Millo Bozzolan

1005196_10201732748911142_942594169_nLA BOLDRINI COME LA DE FONSECA PIMENTEL, una nobile éngagée rivoluzionaria che odiava le masse e nel 1799, di fronte alla sollevazione di tutta la nazione napoletana contro i francesi e i giacobini, disgustata, stretta d’assedio dai Lazzari, scrive allo Championnet: sbrigati a venire a Napoli, perché questi ci ammazzano tutti.La sua lettera si chiude con queste parole: non la nazione, ma il popolo è contro i francesi. Continua a leggere

LA PATRIA DEL FRIULI, I SAVORGNAN E VENEZIA, ALL’INIZIO DEL ‘500.

Di Millo Bozzolan

Lo storico Sir John R. Hale ben delinea in poche righe il complesso rapporto della terra friulana con Venezia. La nascita delle prime “Cernide”, chiamate alle armi dai Savorgnan.

11147180_166691007005328_2099147191207414903_n“…La più interessante, e la più controversa, tra queste famiglie era quella friulana dei Savorgnan, che possedevano proprietà tanto estese, e tanto pullulanti di privilegi feudali – che le esimevano dal controllo del governo – e di legami e di rivalità e consorteria, da fare di buona parte della “Patria” uno stato cuscinetto semi-indipendente, piuttosto che una parte integrante della Terraferma. Con lo scoppio delle ostilità nel 1509 (guerra di Cambrai) fu proprio il fatto che Antonio Savorgnan controllava una numerosa popolazione contadina ad indurre Venezia ad affidargliene l’organizzazione militare e il comando. Continua a leggere

I SETTE TRIONFI DUCALI, I SEGNI DEL POTERE DEL DUX VENETORUM

Di Veneziamuseo.it

Introduzione. 

imagesIl predominio praticamente assoluto sul mare Adriatico, dai veneziani significativamente chiamatoGolfo di Venezia, conquistato nell’anno 1000 dal Dose Pietro Orseolo II, fu l’occasione propizia che si offrì alla Repubblica per poter vantare la propria potenza militare, unendola ad una non comune abilità dei suoi governanti nel maneggiare con grande saggezza, all’interno del più ampio contesto europeo, delicatissimi problemi sia di natura politica che diplomatica.

Fu infatti proprio grazie all’azione dei suoi esperti ambasciatori se, nel corso della seconda metà del XII secolo, inserendosi con grande abilità nelle sanguinose lotte tra il Papato e l’Impero Germanico, Venezia riuscì a dirimere con successo alcune annose controversie, contribuendo da indiscussa protagonista a fissare i nuovi equilibri politici tra il Papa Alessandro III e l’imperatore Federico Barbarossa. Continua a leggere

IL DIRITTO ALL’AUTOGOVERNO DI UN POPOLO ANTICO, LETTERA DI UN CATTOLICO

Di Davide Lovat

Ho appena inviato al Giornale di Vicenza la presente lettera, sperando la pubblichino.

Benedetto XV, "i popoli non muoiono"

Benedetto XV, “i popoli non muoiono”

Tre argomenti hanno trovato molto spazio sul Vostro Giornale in questi giorni e c’è un filo rosso che li lega: un papa che parla all’ONU, la Catalogna che va al voto e mira all’indipendenza, la figura di Thomas Jefferson che fu il principale artefice della Dichiarazione d’indipendenza americana del 1776.

Andiamo in ordine: il papa attuale ha tenuto un discorso abbastanza generico, non credo memorabile, mentre esattamente il 5 ottobre di 20 anni fa Giovanni Paolo II, papa santo, fece un intervento di portata storica sul diritto di ogni popolo di autodeterminarsi pacificamente, citando la frase di Benedetto XV durante la prima guerra mondiale: “I popoli non muoiono”, e articolando alla luce del diritto divino e del diritto naturale la necessità di rendere effettivo ovunque questo diritto che l’ONU riconosce all’art.1 della Carta dei diritti. Continua a leggere

L’EX DOGE MANIN, CON LA VECCHIA ARISTOCRAZIA CHE SI RITIRA DALL’IMPEGNO PUBBLICO

Di Milo Boz, Veneto

DAL DIARIO DEL DOGE LUDOVICO MANIN, le tasse dei francesi che colpirono anche lui, il giuramento alla corona austriaca.

Lodovico Manin, ritratto di un uomo onesto e retto.

Lodovico Manin, ritratto di un uomo onesto e retto.

In tutti gli otto mesi che durò la democrazia, (non) io ne altri della mia casa abbiamo preso l’ingerenza in alcun affare; ci convenne pagare gravosissime imposte come gli altri e relative alle rendite.
Dopo entrati li todeschi, per ordine del generale Wallis fu unito il corpo de’ nobili acciò scegliessero dodici deputati a prestar giuramento di fedeltà al Sovrano, essendomi stato detto ch’io pure vi intervenissi, vi andai facendomi accompagnare da uno dei nipoti temendo non aver forza di far quelle scale; stetti tutte quelle ore seduto in mezzo a banchi ove vennero alcuni a tenermi compagnia–, li Cavalieri mi fecero dire che andassi sul loro banco, ma io li ringraziai.
Scelto purtroppo uno dei dodici convenne andassi in Procuratoria dal Wallis che mi trattò con molta gentilezza e passò in seguito alla mia riva. Per altro dopo caduto fatalmente il governo io non andai mai più in Palazzo; mai in chiesa a San Marco, e mai di giorno nemmeno in Piazza, né in Merceria…