UN SETTE AGOSTO LA FINE DI UN TIRANNO CHE HA SCONVOLTO IL MONDO.

Pino Santarsiere 

10301432_10203728637968728_7947840092849042726_nOggi 7 agosto di tanti anni fa. il 15 luglio 1815 Napoleone si arrese agli inglesi e il 7 agosto salì a bordo della nave HMS Bellerofont. Condizione della consegna era la deportazione in Inghilterra o negli Stati Uniti, ove intendeva vivere soggetto al diritto comune e con lo status di privato cittadino.
Il capitano Maitland, in rappresentanza del principe reggente, venne meno alla parola data, e Napoleone venne tratto in arresto imbarcato sulla nave di linea il Northumberland (HMS Northumberland was a 74-gun third rate ship of the line of the Royal Navy, built at the yards of Barnard) e condotto a Sant’Elena, piccola isola nel mezzo dell’Oceano Atlantico.

Il 16 ottobre 1815 la nave da battaglia inglese HMS Northumberland giunse a Sant’Elena, un’isola nell’Oceano Atlantico, col prezioso carico. Ove, con un piccolo seguito di fedelissimi,fu trasferito nel villaggio interno di Longwood, ove rimase fino al decesso.
Napoleone dettò le sue memorie ed espresse il suo disprezzo per gli inglesi, personificati nell’odiosa figura del “carceriere” di Napoleone sir Hudson Lowe (che dal trattamento duro riservato a Napoleone non trasse alcun vantaggio per la sua carriera, anzi fu accusato di essere stato troppo severo nei confronti dell’imperatore francese). Sulla base dei suoi ricordi, espressi in lunghe conversazioni quasi quotidiane, il conte de Las Cases scrisse Il Memoriale di Sant’Elena e nella seconda metà dell’aprile 1821 redasse egli stesso le sue ultime volontà, e molte note a margine (per un totale di 40 pagine).

IL SERENISSIMO CANNONE A CUSTODIA DELLA CULTURA, A SCHIO VENETA.

13932730_1625861674410308_1317520262957281314_nRingraziamo Paolo Gentin e Alessandro Baggio per la segnalazione. Il cannone languiva sotto i chiostri del sacrario militare della SS Trinità, ed ora, senza clamori, è stato trasportato davanti alla Biblioteca Civica. Come saprete, le migliaia di cannoni della Serenissima furono depredati fino all’ultimo pezzo, o distrutti, dal grande Infame Napoleone Cattivaparte.

Metto il commento de Paolo Gentin a cui ci associamo: Che gran pezzo di STORIA!
Dei 10.000 cannoni che lo #StatoVeneto possedeva prima delle ruberie e devastazioni dell’infame Napoleone… ne sono rimasti ad oggi solo 21!
Di cui uno si trova a Schio nel cortile della bliblioteca civica!
Da valorizzare come si deve!
#WSM

.. e vi rimando a un mio breve articoletto che parla dell’artiglieria veneta

https://www.venetostoria.com/2016/03/come-nacque-lartiglieri-veneta-esercizi-e-prove-le-divise/

GLI “EROI” DELLA MUNICIPALITA’ BRESCIANA, DI CUI CI SI DEVE SOLO VERGOGNARE

legionelombarda2A Brescia, nell’occasione di qualche anniversario un gruppetto di sprovveduti locali ha recentemente posto una targa commemorativa a ricordo dell’epica impresa (si fa per dire) dei Municipalisti, che presero il potere per conto dei francesi durante il crollo di Venezia.  In altre parole, col tricolore in mano, fecero da palo alle ruberie del gaglioffo d’oltralpe.

Ecco come li descrive Alvise Zorzi : ” Anche a Brescia ci fu una rivolta di nobili che postumi agiografi hannovoluto dipingere come un’impresa epica. Cintro Venezia, dunque che avrebbe incarnato “il privilegio, l’ingiustizia.. un miope sfruttamento, una lentezza equivoca di burocrazia dominante”. images

Trentanove ‘ardimentosi’ radunatisi in casa Lechi avevano giurato “di vivere liberi o di morire.”Il Dieci marzo i valorosi sferrarono l’assalto al Broletto, sede del potere veneziano, del tutto indifeso perché i pochi soldati schiavoni erano stati consegnati in caserma. Francesco Filos pianta il tricolore nel cancello esterno ma l’impresa è durata troppo poco.

Giuseppe Lechi, e i suoi amici “vestiti di divisa giallo lombarda” arrivano, affannati, troppo tardi. Lo zio dei fratelli Lechi, Galeano, era un Don Rodrigo veneziano che per le sue insolenze era finito sotto i Piombi, dai quali era fuggito, come Casanova, per i tetti.

Con loro c’era anche Francesco Gambara, erede di una famiglia da sempre nemica di Venezia e figlio di un truce personaggio, il conte Alemanno che si era distinto per stupri ed sanguinose bravate, ed aveva fatto dei suoi castelli qualcosa di simile al castellaccio dell’Innominato.

Vittorio Alfieri descrisse così i feudatari locali : vili impuniti signorotti han piena / di scheani lor corte, ed uccider fanno / chi sott’essi non curva testa e schiena… “Adesso, cittadino, hai una Patria !” proclamano. Sarà la paura di un ritorno di Venezia a far loro abbracciare il tricolore.

I FRATELLI CIMBRI DI ASIAGO RICORDANO LE STRAGI NAPOLEONICHE IN ALTOPIANO

Nove luglio 1809, l’Altipiano di Asiago insorse contro le imposizioni francesi chiedendo libertà ed autonomia e rifiutando di versare le tasse ritenute particolarmente esose dai capifamiglia.  Nelle prime schermaglie le truppe di Napoleone furono sconfitte e costrette ad abbandonare prima Asiago poi l’Altipiano.

La reazione francese fu immediata: con l’uso dell’artiglieria l’esercito francese riprese il controllo dei paesi con una repressione sanguinosa. Oltre duemila altipianesi, soprattutto donne, anziani e bambini, vennero trucidati. Solo ad Asiago furono settanta le persone uccise ed i loro corpi esposti sugli alberi come segno di sconfitta dei Cimbri.

Questa tragedia sarò ricordata il 9 luglio prossimo, al Parco delle Rimembranze  di Asiago (ex cimitero di guerra) con una cerimonia organizzata dalla Federazione dei Cimbri dei Sette Comuni…

L’articolo del Gazzettino è questo, potete leggerlo interamente, ringrazio Luciano Dorella per la segnalazione.

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1797, ARRIVANO I “LIBERATORI” FRANCESI E … STUPRANO E RUBANO NELLE CASE DEL VENETO.

Lettera del Podestà e del Capitano di Treviso al Senato Veneto, il 13 marzo 1797

Nuovo disgustoso episodio accaduto a Villorba  nella notte tra il 6 e il 7 corrente per opera di soldati Francesi…

2185_mpp512Mentre si attrovavano a letto in una stanza della propria casa Zuanne Salvadori e sua moglie Francesca, circa le ore 4 della notte medesima venne forzata ed aperta la porta della strada da due soldati Francesi, quali gli si fecero in vicinanza del letto.

Salito uno di essi sul letto stesso e successivamente l’altro, cercavano di ridurre alle loro voglie la precitata Francesca, ma respinti da suo marito, potè questa femmina fuggire, e nascondersi in un angolo della casa,…e quindi suo marito medesimo si ridusse alla casa di un Veneto Patrizio, ove si trovavano delle Guardie Francesi, per avvertirle della  violenza dei loro soldati.image006

Ma mentre era di ritorno dalla propria casa, quando uno dei due soldati, sortendo dalla medesima, lo prese per la vita e lo trascinò con lui in un fosso. Mentre colà assieme si dimenavano, mossi dai latrati di un cane dei vicini, accorsero i di lui fratelli Domenico e Gaetano. Ritrovatolo nel fosso a dibattersi col francese, si apprestarono a soccorrerlo quando sopraggiunse anche l’altro Francese e armato com’era di palosso (spada a lama larga) si mise a menar colpi. Al Gaetano recise la mano destra, e nella notte dell’otto, cessò di vivere….

Mi faccio dovere di rassegnare alla Serenità Vostra ed a Vostre Eccellenze per quelle rimostranze che credettero convenire verso i Comandanti a repressione di così gravi trapassi. Grazie.

A chi fosse interessato, per farsi un’idea della violenze, delle ruberie, dei saccheggi commessi da quelli che ci imposero il tricolore con le baionette insanguinate, rimando anche al libro di Giorgio Zoccoletto, di Venezia, da cui ho tratto il brano. Tutto documentato, eh… relazioni ufficiali dell’epoca. Stringe il cuore pensare come eravamo finiti.. e come siamo oggi, resi immemori da chi nasconde la nostra storia.  Il titolo è: 1797, lOCCUPAZIONE NAPOLEONICA NEL TERRITORIO TREVIGIANO, di Giorgio Zoccoletto. Qualche Biblioteca pubblica lo avrà in catalogo. 

 

Le Magistrature venete al museo Correr

250450_2024517463246_7266167_nIn queste sale sono esposti alle pareti i ritratti di alcune personalità della nobiltà veneziana nelle vesti tradizionali e rituali delle più alte magistrature della Repubblica. Tra questi i Senatori e i Procuratori di S. Marco – con stola di velluto controtagliato sulla spalla – seconda carica pubblica dopo il Doge.

L’austera signorilità, l’eleganza sobria ma solenne di queste vesti ufficiali ben assolvono alla funzione di sottolineare la dignità e il decoro delle cariche di governo e il carattere di servizio prestato alla collettività nell’assolvere con onore agli incarichi pubblici.

Si segnala il severo Ritratto del Bailo Giovanni Emo attribuito a Pietro Uberti (1671 – 1726). Il bailo, l’ambasciatore veneziano a Costantinopoli, veniva eletto dal Senato ed aveva una posizione di grande potere in quanto era governatore locale, funzionario commerciale e doveva tenere i contatti con il potere politico locale. Segue il Ritratto di Vincenzo Querini di Bartolomeo Nazzari (1699 – 1750).

PS. la nota è del 2011, ora non so più come abbiano ‘trasformato’ il museo. So di toghe senatoriali spostate in magazzino perché erano’fuori posto’ nel nuovo settore ‘napoleonico’ dedicato alla permanenza dell’Infame a Venezia.

IL CONSENSO POPOLARE A SAN MARCO, ALLA VIGILIA DEL TORNADO NAPOLEONE.

Di Alvise Zorzi 

ultima rivolta a Venezia

ultima rivolta a Venezia

Non si deve credere che le classi dirigenti e le borghesie cittadine fossero tutti scontenti: i margini del consenso rimangono larghi fino all’ultimo, nobili e borghesi integrati nel regime veneziano sono in maggioranza anche se, come è ovvio, il dissesns si fa notare di più e si accentua col diffonersi delle “idee rivoluzionarie di Francia”.

Villani e proletariato urbano sono marcheschi più che mai e lo rimarranno fino all’ultimo… Nella mente degli umili Venezia rappresenta comunque il luogo, sia pur remoto, della giustizia suprema. C’erano le visite periodiche dei sindaci inquisitori che rivedevano le bucce ai rettori e ai loro funzionari amministrativi  e giudiziari.stendardo_guardia_donore

C’era il potere temuto e silenzioso che, quando colpiva, colpiva inesorabilmente in alto. Gli storici improvvisati che parlano, a proposito dei contadini del Nord Est, di Inquisitori di Stato e Piombi, sbagliano strada: i Piombi erano per le classi superiori, i compagni di Casanova, all’infuori della spia Soradaci, erano tutti nobili, gli Inquisitori di Stato avevano giurisdizione sulla nobiltà e nulla poteva dar maggior soddisfazione agli sfruttati villani del vedere il signor conte e il signor marchese, o anche il N. H. loro padrone abbassare le orecchie davanti al temuto Tribunale supremo o addirittura sparire nei camerotti dei Tre. Nei quali il popolino vedeva la propria difesa di fronte alla sopraffazioni della nobiltà.

Ai tempi della battaglia parlamentare in Maggior Consiglio sulle attribuzioni del Tribunale Supremo, la plebe che ne attendeva l’esito aveva acclamato entusiasticamente la vittoria dei sostenitori degli Inquisitori di Stato. Leone_di_San_Marco_a_Verona

Per quanto esaurita, la classe nobile veneziana era, fu aperta fino all’ultimo al rinnovamento, basterebbe citare la figura di Andrea Tron, che portò nuove tecniche a Valdagno per la produzione del tessile, importando macchinari innovativi dall’Inghilterra e aprendo la sua fabbrica a tutti gli imprenditori che volevano imparare.

Ciò che tanti hanno detto, compreso chi scrive, sul comportamento della classe dirigente veneziana alla fine della gloriosa e lunga vita del Leone, andrebbe rivisto in maniera profonda.download

Chi poteva prevedere che sullo scenario italiano prorompesse una forza irresistibile come quella di Napoleone, uomo del Destino che trascinava una armata di scalcagnati contro i più navigati generali dell’impero asburgico e li batteva invariabilmente? Nel giro di pochi anni il mondo del Nord Est viene sconvolto veneziano viene sconvolto. La Repubblica aveva scelto, per sua disgrazia, la neutralità disarmata.