IL SERENISSIMO CANNONE A CUSTODIA DELLA CULTURA, A SCHIO VENETA.

13932730_1625861674410308_1317520262957281314_nRingraziamo Paolo Gentin e Alessandro Baggio per la segnalazione. Il cannone languiva sotto i chiostri del sacrario militare della SS Trinità, ed ora, senza clamori, è stato trasportato davanti alla Biblioteca Civica. Come saprete, le migliaia di cannoni della Serenissima furono depredati fino all’ultimo pezzo, o distrutti, dal grande Infame Napoleone Cattivaparte.

Metto il commento de Paolo Gentin a cui ci associamo: Che gran pezzo di STORIA!
Dei 10.000 cannoni che lo #StatoVeneto possedeva prima delle ruberie e devastazioni dell’infame Napoleone… ne sono rimasti ad oggi solo 21!
Di cui uno si trova a Schio nel cortile della bliblioteca civica!
Da valorizzare come si deve!
#WSM

.. e vi rimando a un mio breve articoletto che parla dell’artiglieria veneta

https://www.venetostoria.com/2016/03/come-nacque-lartiglieri-veneta-esercizi-e-prove-le-divise/

COME NACQUE L’ARTIGLIERIA VENETA: ESERCIZI E PROVE. LE DIVISE.

10733426_327702254097421_708117545_nNel 1775 nasce il primo reggimento di artiglieria veneta, in conformità all’evoluzione degli altri eserciti europei, era necessaria una maggiore professionalità nel settore, molto tecnico per sua natura. Ci si ispira alla scuola inglese, senza trascurare le altre, e anche la prima uniforme, col caschetto di cuoio ricorda un poco quella degli artiglieri albionici. Infatti l’incombenza fu affidata ad un inglese, il Pattison che si dedicò anche al Corpo degli Ingegneri Militari, co la collaborazione in questo caso, dello scozzese Dixon.
Trascrivo qui, dal volume del Concina, il calendario delle “fazioni” (esercitazioni) mensili, fissato in quell’anno:
al I del mese Esercizio della carabina (senza fuoco)
all’8 del mese Esercizio del cannon di campagna
al 15 Esercizio del cannon da nave
al 22 Esercizio del cannone da batteria
al 28 Esercizio del mortaio

uniti al periodico “ esercizio di montare e smontare dal loro letto le artiglierie.10733426_327702254097421_708117545_n

I mesi fissati erano marzo, aprile, maggio, settembre, ottobre e novembre.
All’esercizio partecipavano tre ufficiali, undici bassi ufficiali, quarantacinque cannonieri. Tutti i soldati erano armati di una carabina forgiata a Gardone e la prima divisa fu color grigio ferro, precisa il Concina, il Favaloro la vuole rossa, poi si passò alla blu, mantenendo un particolare caschetto rotondo. Della blu abbiamo un esempio al Museo Correr: una stampa riproduce un allievo ufficiale artigliere con caschetto, della scuola militare di Verona.
Ancora 12 prove di tiro avvenivano in maggio ed agosto, molto gradite ai cannonieri, perché vi erano premi in denaro per i più abili (tre ducati, una dicreta sommetta, all’epoca). Vi erano anche prove a fuoco con il “mortaio da bomba”. Ad agosto si sostituiva il cannone da batteria con il cannon da nave, dato che tutti gli artiglieri, come i fanti, erano periodicamente imbarcati.

Partì dunque il Venier, con dodici galee ben armate. Una impresa poco conosciuta del grande eroe

Di Ecce Leo

Non mi stancherò mai di ripetere… leggere e cercare, noi Veneti abbiamo quintali di storia alle spalle che tutti ci invidiano…6711_545062552321569_390386708356979428_n
Pochi mesi prima dell’inizio delle ostilità turco/veneziane del 1570, chiamate successivamente, guerra di Cipro o quarta guerra turco/veneziana , il nostro ben conosciuto Sebastiano Venier veniva nominato Provveditor di Corfù. E mentre le armate navali della Lega Santa si stavano preparando per l’eminente guerra, sebbene egli fosse già età avanzata, ma considerato da tutti ancora uomo di grande valore, il nostro futuro Capitano Generale da Mar, nonostante gli anni, conservava in effetti gli spiriti ribelli della gioventù. Decise così, nell’ attesa e per ingannare il tempo, d’impiegare le poche forze navali che aveva a disposizione. Su consiglio di Emanuele Mormori, persona valorosa ed esperta di quelle contrade, decise d’ espugnare la fortezza turca di Soppoto, posta proprio dirimpetto all’isola di Corfù, nella regione turca dell’Albania . Continua a leggere

I cannoni veneziani, opere d’arte oltre che armi fabbricate dagli Alberghetti e dai Di Conti

un cannona denominato "falcone" ben ancorato per attutire il rinculo

un cannone denominato “falcone” ben ancorato per attutire il rinculo

I cannoni della Serenissima. Catalogazione, studio e pubblicazione delle artiglierie di produzione veneziana conservate nel Mediterraneo Orientale e non solo.

Il dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, grazie ad un finanziamento della Regione Veneto – Relazioni Internazionali, ha avviato nel 2011 un progetto triennale di catalogazione, studio e pubblicazione della artiglierie veneziane del Mediterraneo Orientale dal titolo “I cannoni della Serenissima”, confluito nella pubblicazione di un elegante volume che racchiude, nella sua copertina rigida, la catalogazione, con schede, fotografie e disegni di 184 pezzi di artiglieria conservati nel Mediterraneo Orientale (I cannoni di Venezia. Artiglierie della Serenissima da fortezze e relitti, di Carlo Beltrame e Marco Morin, All’Insegna del Giglio, Firenze, 2014, pp. 440, € 40,00). Il patrimonio di artiglierie della Serenissima è infatti sparso in Grecia, Turchia e in poche località croate mentre a Venezia e nel resto d’Italia si conservano solo pochissimi pezzi provenienti perlopiù da ritrovamenti subacquei. Il progetto è diretto da Carlo Beltrame e Sauro Gelichi e gode della consulenza dei pochi esperti di artiglierie antiche del nostro paese, Marco Morin e Gianni Ridella. Continua a leggere

COME ERANO LE GALEE E LE GALEAZZE A LEPANTO. UN GRUPPO DI AGGUERRITI MODELLISTI LO PRECISA

DAL SITO DEI MODELLISTI DI TRENTO, segnalato da Matteo Marcolin

La galeazza di Francesco Duodo alla battaglia di Lepanto.

La galeazza di Francesco Duodo alla battaglia di Lepanto.

E’ comparsa in un sito web, un po’ di tempo fa, una critica alla nostra ricostruzione della “galeazza di Lepanto” che sostiene – a nostro avviso – idee fuorvianti. Sappiamo bene che il mondo di internet è popolato di strani personaggi che non meritano alcuna risposta però, a maggior documentazione per i nostri lettori, è corretto ricordare quanto segue.

Il primo punto che viene messo in discussione è quello del torrione ellittico a tronco di cono che compare a prua del nostro modello. Ebbene, questa particolare conformazione e’ sostenuta da varie immagini d’epoca: due stampe e un quadro esistenti presso il Museo Storico Navale di Venezia e un affresco presente nella sala delle battaglie del Monastero di San Lorenzo, nella cittadina spagnola di El Escorial, vicino a Madrid. Continua a leggere

I CANNONI RITROVATI DELLA SERENISSIMA

Erano diecimila. Sono 186, almeno quelli conosciuti. Sono i cannoni della Serenissima, sparsi per lo Stato da mar e per quello da tera. Sconosciuti e dimenticati: un archeologo marino li ritrova, uno a uno

di Paolo Coltro (art. comparso su Nuova Venezia nel 2012)

UNO DEI CANNONI CON AFFUSTO RICOSTRUITO

UNO DEI CANNONI CON AFFUSTO RICOSTRUITO

Sono i cannoni della Serenissima, sparsi per lo Stato da mar e per quello da tera. Importanti, per trecento anni, almeno quanto il dinamismo commerciale e l’accortezza politica dei veneziani. Abbandonati, requisiti, fusi, negletti e dimenticati dopo il 1797.

Possibile che non resti traccia dell’armamento che ha consentito a Venezia di esercitare un fluttuante ma costante e intenso predominio in tutta l’area mediterranea, per tacere del settentrione d’Italia? Doveva pensarci un archeologo marino, Carlo Beltrame, che lavora a Ca’ Foscari, dipartimento di Studi umanistici: fare la conta di quel che resta, e dov’è: per capire di più della potenza veneziana, della sua capacità tecnologica e militare. Continua a leggere

COME SI CARICA EL CANON, dal manual del bombardiere veneto.

Dan Morel Danilovich

dal manuale del bombardiere Veneto, 1720 Gasparoni

486529_4461160617802_692406702_nPrima metterò la polvere quanto è la sua carica ordinaria, con auvertire di non calcar troppo, ma solo unirla insieme … messa la polvere tutta, si anderà con lo stivadore unendola e calcandola leggiermente, di poi si metterà il suo boccone [ovvero uno stoppaccio con funzione di diaframma] di fieno o di paglia o di frattazzi o di stoppa o capecchio;

che non ci sia dentro minima cosa dura e questo ancor esso si calcherà leggiermente; Continua a leggere