UN PO’ DI STORIA SUL LEONE DI SAN MARCO DI FILIPPI EDITORE

Filippi editore nel 2012 ha pubblicato su facebook una ottima ricerca sulla iconografia del Leone marciano, che vi ripubblico in due sezioni. Mi lascia un poco perplesso però l’ostilità da parte dell’autore di accettare  la storicità del Leone con spada, quando basta recarsi ancor oggi in qualche posto di confine “turbolento” per trovarne degli esemplari superstiti. Mi riferisco al Leone in val Sugana e  a qualche altro ai confini friulani dopo la guerra di Gradisca.  Anche se certamente questo tipo fu senz’altro una variazione “moderna” rispetto a quello con il libro (che non è il vangelo). Ma ve ne furono molte altre. 

SUL LEONE DI SAN MARCO SONO STATE SPESE E, PURTROPPO ANCHE DI RECENTE, SCRITTE PAROLE NON SUFFRAGATE DA RICERCHE STORICHE DOCUMENTATE.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.
Tutti i santi sono riconoscibili non solo per i volti, abiti, azioni, ambientazioni ma e soprattutto per l’emblema ovvero San Lorenzo deve avere la graticola, Santa Lucia gli occhi, Sant’Orsola la freccia ecc. Quali santi hanno il volto di leone? L’unico è l’evangelista Marco. Ne diviene pertanto inutile al fine di un riconoscimento attribuire una spada come emblema aggiuntivo. Ricordando che Venezia era sotto l’impero romano d’oriente, non si può sottovalutare che non aveva accettato la schiavitù a differenza dell’impero romano. Se fosse come molti affermano la rappresentazione del leone con la spada la bandiera di guerra, cosa peraltro da dimostrare, mi chiedo perché non venne utilizzata neppure per la Guerra di Lepanto, forse che si può sostenere che è stata una dimenticanza?
In piazza San Marco vengono poste sopra le due colonne “Marco e Todaro” nel XV secolo le due rappresentazioni scultoree di San Marco e di San Teodoro. Anche i recenti studi e restauri hanno appurato che il Leone è ottenuto tramite un assemblamento di vari parti, perché non è stata inserita la spada? È da ritenerla una dimenticanza?
Le prime fonti a cui possiamo e dobbiamo fare riferimento per ricostruire la storia del leone marciano sono costituite dalla visione di Ezechiele che descrive la volta celeste sostenuta dalle ali di “quattro esseri viventi”, seguita poi dalla visione dell’Apocalisse di Giovanni .
Il primo “vivente” era simile a un leone, il secondo aveva l’aspetto di un vitello, il terzo l’aspetto di un uomo, il quarto l’aspetto di un’aquila in volo.
Ed ecco spiegato perché il leone ha le ali.
La simbologia dei quattro evangelisti, divulgatori della parola di Dio, assume questi significati: a San Giovanni l’aquila per l’acutezza teologica del linguaggio, a San Matteo il volto umano perché inizia il Vangelo con la genealogia di Gesù Cristo, a San Luca il vitello perché il Vangelo inizia con il sacrificio al Tempio di Zaccaria, padre del Battista ed a San Marco il leone perché inizia il Vangelo con le tentazioni di Gesù nel deserto.
È doveroso ricordare che per gli uomini del medioevo il santo patrono e soprattutto la presenza del suo corpo costituiva l’unico punto di contatto tra i servi di Dio ed i fedeli.
In questo contesto storico, anche la più piccola delle comunità vuole avere un Patrono con le relative reliquie.
Le prime memorie del leone alato che garriva nei vessilli e negli stendardi risalgono al 1177.

nella cappella di Sant’Isidoro, il “Lion” nimbato, sorgente dall’acqua, i primi gonfaloni.

St._Isidor_chapel_(San_Marco)Nella magnificenza unica al mondo della basilica marciana (che era la cappella del Principe dei Veneti, il dux Venetiae) compare una delle prime raffigurazioni dei gonfaloni marciani. Inizialmete San Marco era raffigurato in forma umana, su monete e sigilli dogali, mentre porgeva il vessillo al Doge, poi si passò alla forma ferina, dato che San Marco era raffigurato come Leone, con la voce tonante, Egli annunziava alle genti venete, il Vangelo.

I vessilli raffigurati, compaiono in una scena che celebra la scena della traslazione  a Venezia delle ossa di Sant’Isidoro, martire del II secolo, dall’isola di Scio, traslazione avvenuta l’anno 1125 per opera del Doge domenico Michiel. Il mosaico e del 1355.

La scena ci mostra tra l’altro la fortezza dell’isola, un molo e delle galere da cui sono sbarcate le truppe. Oltri agli stemmi e alla bandiere particolari dei Michiel e di altre famiglie, vediamo sventolare numerosi vessilli veri e propri di San Marco, sia aulle torri del forte, sia sulle antenne che reggono i fanali del molo, sia a poppa delle navi.

La forma della bandiera è uguale in tutti e tre i casi, molto allungata e terminate in tre punte, ossia un gonfalone.  E su ogni bandiera compare, rozzamente raffigurato, un piccolo Leone con Libro, nella tipic aform della belva uscente dalle acque,  rannicchiata ‘in moeca’ e con un paio di ali rudimentali.

Diversi invece si presentano i colori: mentre le bandiere delle galee sono cremisi e caricate di un leoncino dorato, quelle della fortezza e delle antenne sono state bianche e con leone rosso. Inoltre le aste delle bandiere di terraferma sono prive di ornamenti, mentre quelle di mare sono adorne di un ‘pomolo’ costituito da una croce e da un disco d’oro, combinazione comune nella Venezia di un tempo.

“Questi stendardi di stoffa cremisi delle galee sono certo di diretta derivazione dai drappi bizantini imperiali, coloriti di porpora e trapunti d’oro e costituiscono  evidentemente la bandiera della Repubblica” (Gerola).

Aldo Zigiotto – Le bandiere della repubblica di Venezia . 

A BASSANO 800 SCHIAVI FELICI REGGERANNO IL TRICOLORE DI 1797 METRI. LA STORIA.

Di Michele Brunelli

13221477_10209560098584806_129445800020514763_nUna delle prime attestazioni del tricolore italiano. Nel 1796 è usato come vessillo militare della napoleonica legione lombarda con il motto «Subordinazione Alle Leggi Militari». (foto:Wikipedia)

Millo Bozzolan

saprai che poi la famigerata Legione, si macchiò di tanti orrori, debuttando proprio da noi, che persino Napoleone ne ebbe imbarazzo e decise di scioglierla. Dopo vari eccidi di migliaia di Insorgenti in meridione .

Ed eccovi la storia del tricolore che qualche veneto sprovveduto porterà in corteo a Bassano: una sequela di guerre di aggressione da quando nacque. Ma non si può dire nei mass media, pare non stia bene e non sia gradito a chi comanda il Titanic italiano. Visibile per gli utenti di fbook, il testo della pagina non si poteva copiare

: https://m.facebook.com/QuartiereSantaCroce/photos/a.542423575769450.128663.540688659276275/1213239392021195/?type=3&notif_t=like&notif_id=1464116896006092&ref=bookmarks

 

IL GONFALONE DONATO DA VENEZIA AI SETTE COMUNI, RESTAURATO ED ESPOSTO

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per la cortesia dell’amico Roberto Stoppato Badoer

Donata ai Sette comuni dalla Serenissima ed ora finalmente restaurata, consente di scoprire nuovi particolari, fu donata per riconoscenza, per il contributo dei valligiani alla guerra contro il Turco condotta dal Morosini. 

Le sorprese dopo il restauro
Recentemente, anche grazie al contributo della Provincia, il Comune di Asiago ha fatto restaurare il vessillo che Venezia donò ai Sette comuni (XVII sec.). con l’occasione, gli è stata data una più consona collocazione: lo stendardo, esposto sempre nella sala dei quadri del Comune, non si trova più rinchiuso in una stretta teca che provoca l’ondulazione della stoffa, impedendo di osservare alcune parti. Ora si trova sì sempre protetto, ma come il dipinto entro la cornice ed il vetro. Pulizia e restauro, assieme a questo accorgimento, consentono di ammirare la magnificenza dell’antica bandiera.

Intanto si notano subito le ragguardevoli dimensioni (quelle attuali, addirittura potrebbero essere inferiori a quelle originarie). Il dispiego consente, in una visione d’insieme, di ammirare il decoro che incornicia il pregiato tessuto di seta bianca, una passamaneria (si dice così?) di colore giallo, arricchita da fiocchi. Emergono poi i fregi, realizzati con foglia d’oro e che arricchiscono il campo bianco, al cui centro troneggia l’effige ben nota: il leone di San Marco che regge una croce accostata a tre stemmi, tre piccoli dipinti racchiusi da cornice ovale.

Poi i particolari. Ecco che il lavoro di pulizia fa risaltare delle novità laddove l’occhio, comunque, tenderebbe a non posare lo sguardo. Mi riferisco al decoro dorato che orna il campo del vessillo: sono fregi posti simmetricamente, formati da fiori, foglie, riccioli, orli di lama di sega (o, se preferite: saette stilizzate; simboli dell’acqua; zigzag).
Sia ben chiaro che questi disegni non corrispondono ad uno “standard”, ad uno stampato su di un tessuto dal quale è stata ricavata la pezza al cui centro è stata posta l’accennata effige marciana. E’ un capolavoro fatto interamente a mano: lo stendardo, tra l’altro, proprio per la sua dimensione è il frutto dell’unione di più tagli.

Le stelle comete
Ma bisogna proprio andar vicino cogli occhi (o forse succede solo a me, per la mia miopia?) per scorgere qua e là qualche stella cometa. La stella, altro particolare, è di sei punte. In araldica, il significato di questo simbolo è assai interessante e mi riservo di trattarne in altra occasione (ma qui, intanto, specifico che la cometa può significare “chiarezza di fama proveniente da illustre virtù”: un evidente complimento ai Sette Comuni!). Stupisce in effetti questa strana presenza che, apparentemente, è in ordine sparso. Una certa attenzione al mondo della numerologia mi ha indotto a contare queste comete.

Ebbene, fa piacere constatare che tra comete malridotte (da vetustà ed utilizzo della bandiera) e comete perfettamente restaurate, esse siano in tutto sette! Ma non come le stelle dell’Orsa Maggiore, dei giorni della settimana (e “sette le note della mia chitarra” diceva una vecchia canzone) ecc. La Serenissima ha inteso intensificare il già denso simbolismo presente, con un ulteriore omaggio ai Sette comuni, paragonati appunto alle stelle comete.

Il Leone di San Marco
Il lavoro di pulizia, poi, consente di meglio leggere anche la figura centrale che caratterizza il vessillo: l’imponente Leone che simboleggia l’Evangelista. E’ già noto il significato delle tre pitture, quasi abbracciate dal Leone di San Marco, ciascuna circoscritta dalla cornice ovale (cornice tipica degli stemmi di quell’epoca).
Riassumo per comodità del lettore: la prima raffigura un uomo nell’intento di donare un albero fronzuto; la seconda, sette teste su campo azzurro; la terza, tre teste di mori sempre su campo azzurro. Dunque il primo dipinto o stemma rappresenta la donazione di legname fatta dai Sette comuni (simbolizzati dal secondo stemma, le sette teste) a favore della Serenissima nella guerra contro i mori, sembra nel periodo 1644 – 1669, per la conquista di tre isole (Candia, Morea e Cipro), rappresentate dalle tre teste.

Sono emersi almeno altri due particolari interessanti. Il Leone ha come sfondo delle montagne: chiara allusione al nostro territorio. E’ infatti inusitato trovare una simile rappresentazione della figura marciana. Quanto al personaggio che si occupa del legname, è notabile l’abbigliamento: è vestito con un lungo camice rosso sovrapposto a delle calze azzurre. Troveremo un secolo abbondante dopo che, nella raffigurazione dello stemma della Reggenza, qual si trova a Monte Berico, compaiono le sette teste su campo azzurro (in araldica il colore del Veneto), tra loro separate da una fascia di color rosso (potere): le prime tre, in alto (i cosiddetti comuni maggiori: Asiago, Enego e Lusiana), le altre in basso (comuni minori). Colori che, appunto, anche oggi, potrebbero essere usati per rappresentare i Sette Comuni nel loro insieme.

Rimarrebbe da rispondere ad un quesito che ci si pone subito, al vedere il tutto: il quadro mostra solo un lato dello stendardo. Cosa c’è sul rovescio? Salvo un riscontro specifico, dedicato anche a ciò che non appare, l’altro lato è speculare rispetto a quello esposto.

http://www.asiago7comuni.it/giancarlo_bortoli

UN VESSILLO PARTICOLARE, NEL COMUNE “GUERRIERO” DI VALSTAGNA

Oltre alla spada e al libro chiuso, il bellissimo vessillo marciano porta anche a scritta “PAR TERA PAR MAR” e un sito web ne precisa l’origine, probabilmente degli anni ’30 del 900. Resta un bellissimo esempio di dedizione e fedeltà ai valori marciani di una Comunità montanara. Riporto quanto ho letto:stendardo_v

Le origini dello stendardo valstagnese con il “leon da guera” sono piuttosto incerte. Il ricamo dorato raffigura il simbolo della Serenissima Repubblica di Venezia nella tipica postura dei possedimenti militari di confine, un leone pronto alla guerra con la coda alzata, la spada, il libro della pace chiuso e gli artigli sui domini di terra e di mare. Sebbene tale raffigurazione sia nota fin dalla seconda metà del Trecento e l’acclamazione
“PER TERRA E PER MAR VIVA S. MARCO”
sia probabilmente parimenti antica, gli altri elementi indicano una fattura più recente. La frase
“TI CON NU, NU CON TI”stendardo
compare solo nel 1797 come giuramento dei cittadini di Perasto, quando le città dalmate e istriane di Zara, Spalato, Ragusa e Sebenico, di cui sono qui riportati gli emblemi, cadono sotto il dominio napoleonico ma mantengono fedeltà a Venezia. Il giuramento divenne celebre dopo la sua rievocazione da parte del D’Annunzio nel 1918 nella celebre Lettera ai Dalmati.

troneggia oggi come allora, e lo si vede anche passando dalla Valsugana

troneggia oggi come allora, e lo si vede anche passando dalla Valsugana

A Valstagna si pensa che questi elementi confluiscano in un documento del 1932 dove viene istituita la Magnifica Comunità Valligiana Canal di Brenta i cui rappresentanti, nella pubblica assemblea dell’associazione del 1937, espongono l’emblema del leone di S. Marco. Da allora lo stendardo è  rimasto in uso nel paese fino alle celebrazioni popolari e religiose più recenti (vedi Palio ad esempio).

LA BANDIERA DELLA FANTERIA VENETA. ALTRA VARIAZIONE SUL TEMA DEI GONFALONI.

BANDIERA DI UN REGGIMENTO DI FANTERIA fine 700 Da un quadro di Spiridione Zerbini del 1783 Disegno di Francesco Paolo Favaloro

BANDIERA DI UN REGGIMENTO DI FANTERIA fine 700
Da un quadro di Spiridione Zerbini del 1783
Disegno di Francesco Paolo Favaloro

Le bandiere reggimentali di fanteria di linea veneziana all’inizio del 700 presentavano il fondo blu, tranne che per i reggimenti degli oltremontani e degli oltremarini, questo in concomitanza con l’adozione della coccarda sul cappello (Regolamento Molin). Il turchino era e deve considerarsi ancora, il colore della nazione veneta, fin dai tempi risalenti all’epoca romana (venetus in latino significa anche azzurro).
La forma nel 700 è sempre stata quadrata, e raggiungeva i due metri e mezzo di lato.
Successivamente, con la riforma Shulenburg, le bandiere divennero bianche e il leone viene raffigurato con spada, col libro, o con la croce. Erano presenti solo due bandiere (abolite quelle di compagnia), e cioè quelle del colonnello e del suo vice, con gli eventuali stemmi dei casati. Se il “graduato” (così si indicavano indistintamente gli ufficiali) non era di stirpe nobile non compariva alcun stemma, che pensiamo, vedendo il disegno del Favaloro, fosse posizionato a lato, in alto.
Nel caso dei reggimenti di città (Treviso, Verona Padova, Polesene), si può pensare che comparisse, oltre all’araldica del colonnello, anche quella della città a cui era titolato il reggimento e a cui la città stessa contribuiva per le spese di mantenimento.

https://venetostoria.com/2016/04/27/alfiere-veneziano-di-fanteria-prima-meta-del-700/

SALVE, SONO LA BANDIERA ITALIANA.

13043528_1713839568897423_2922066887332118052_nDi Michele Favero

Salve , sono la bandiera Italiana .
Volevo dire solo qualche parola e spero possiate avere un po di comprensione e ascoltare il mio appello .
Tanti giovani ragazzi sono stati mandati al massacro , per difendere questi colori e questa bandiera, ma dall’ alto c’era chi voleva il sangue per fare un Popolo con la forza , con la violenza , con il crogiuolo del sangue come scriveva D’annunzio .
Ora alle generazioni future è difficile spiegare il senso di Patria, difficile spiegare una guerra , difficile capire quali atroci sofferenze abbiano subito tanti nostri concittadini e ancora c’è chi considera il Popolo solo un insieme di persone che servono per esprimere un consenso in una cabina e niente più.
Regna sovrana l’ indifferenza, l’ egoismo e il pensare a io , poi a io e poi se proprio serve al prossimo .
Questo è il sentimento che ha trasmesso la politica di oggi e che purtroppo segnerà il nostro destino .
Io non ho colpe , sono una creatura Napoleonica che ora viene imposta con la forza sulla vostra terra , ma ripeto non ho colpe .
Ieri a San Marco , proprio davanti alla Chiesa ero la più grande e la più bella di tutte .
Pensate ce n’erano almeno 5.000 e tutte erano portate da un Veneto in carne e ossa , da un Veneto che la trasportava orgogliosamente con la sua anima , con la sua forza con la passione che prova per la sua terra …ma non erano figlie mie , erano le bandiere di San Marco , perché questa è la terra di San Marco e non la mia !!!
Ora mi chiedo , perché volete impormi con la forza in una casa che non è la mia , dove qualcuno addirittura mia odia , tanti mi rispettano ma nessuno mi ama .
Perché mi state facendo del male ancora , perché dopo 150 anni non avete capito che non è questo il mio posto ?
Non vi è bastato il sangue versato ? cosa volete ancora , quante vite volete prendervi utilizzando i miei colori e la mia poca gloria ?
Portatemi via , in un posto dove possa avere lo stesso amore che ha la bandiera Marciana .
Ossequi e grazie

la Bandiera Veneta era esposta in ogni citta’ capoluogo ed il Doge provvedeva a spedirle gratuitamente alle citta’

pergamena

E’ cosi’ la bandiera di una nazione e dello stato piu’ ricco e potente del mondo  , con un muro di menzogne e’ stata svilita,ridimensionata,  dimenticata , rinnegata, cancellata storicamente come bandiera identitaria simbolo della nazionalita’ veneta .

Invece la Bandiera Veneta era esposta in ogni citta’ capoluogo ed il doge provvedeva a spedire gratuitamente alle citta’ supplicanti ed a cura dell’Arsenale un apposito palo ai fini dell’esposizione del vessilo veneto con la raffigurazione di San Marco protettore di tutti i Veneti.

Ora la dimostrazione ,  la conferma scritta, storica documentale del ruolo del gonfalone di San Marco , in qualita’ di simbolo ufficiale di uno stato e di tutti i suoi cittadini , e’ stata caparbiamente riesumata.

Un rara rappresentazione autentica ed in originale che abbiamo lungamente ricercato ,finche’ l’abbiamo scovata ed acquisita , riportandola in patria (si trovava fuori regione ) .
Una lettera che giaceva semidimenticata , considerata di modesto valore e a rischio di andare perduta , e che invece per noi tutti rappresenta una testimonianza storica dal  valore inestimabile.

Tratta dell’invio del palo e contiene l’invito alla esposizione della bandiera marciana alla citta’ di Udine, datato 23 Agosto 1753 , vergato a mano dal segretario ducale. Leggi questo interessante  breve articolo.

http://bandierevenete.blogspot.it/2016/04/la-bandiera-di-tutti-i-veneti.html

VERONA 25 APRILE 1886: PER IL RITORNO DEL LEONE DI S. MARCO IN PIAZZA ERBE.

Di Alvise Vianello.
10649619_1515586338687175_6001913773525628245_nPer antichissima usanza – forse d’origine romana – sui luoghi di mercato, si sollevano elevare colonne e capitelli, cosi anche Venezia, volle nelle piazze delle città e paesi a lei sottomessi la fiera insegna del Leone di San Marco.

E questa colonna fu voluta dalla città nel 1523: sul capitello sono gli stemmi del doge Gritti, del podestà Marcello, del capitano Tron e della città di Verona.

Nel 1797 il leone venne abbattuto dai giacobini veronesi, nell’euforia rivoluzionaria dei tempi nuovi; l’attuale venne rimesso il 25 aprile, festa di San Marco, del 1886.

Ma ecco come tale ristabilimento venne ricordato dai giornalisti del tempo su « L’Illustrazione popolare» del 30 maggio 1886.

«A Verona, al tempo della caduta della Repubblica Veneta, i giacobini francesi si fecero una gloria d’atterrare con schiamazzi plebei il leone alato della dominante Venezia, leone che sorgeva nella Piazza delle Erbe. In questi giorni Verona pensò bene di riparare allo stupido vandalismo di quei spregevoli padroni di ventiquattro ore, e collocò di nuovo, al suo posto il fiero, il simbolico, il glorioso Leone di San Marco.

La festa si celebrò il 25 aprile e fu bellissima.

Da ogni finestra, da ogni terrazzo, da ogni balcone, pendevano arazzi bianchi, rossi, verdi, gialli, azzurri e palloncini variopinti e dietro agli arazzi s’affollavano elegantissime signore.

E non solo· si vedevano persone sui poggioli, sui terrazzi e alle finestre, ma persino sui granai, sui tetti. »

« A mezzodì, in lontananza echeggiano le trombe.
È la banda cittadina che si avanza, preceduta dai pompieri e seguita dalla rappresentanza municipale e da molte società.
« I pompieri passano, la rappresentanza municipale passa, poi succede un parapiglia indescrivibile.
« Guardie, carabinieri e vigili, vengono respinti dalla folla, e un’onda di popolo irrompe nella piazza mandando urla di trionfo.

 

IL GONFALONE MARCIANO, DESCRITTO IN MANUALI DEL ‘600

b_doge_d_contarini540anRiporto, rendere completo il quadro, la descrizione riportata da Ruggero Zigiotto nella parte finale del suo saggio. La prima parte (molto incompleta dato che il trattato è di una ventina di pagine)  è nel link sottostante.

Tra i più antichi manoscritti e volumi che cominciarono a trattare di bandiere, riporto  i seguenti: mentre il Cleirac, nel 1647, pare non prendere posizione chiara nel 1647, nei confronti della bandiera veneta, e vent’anni dopo il Fournier parla solo di leone in campo bianco, tre noti manoscritti presentano tre tipi di bandiere: il primo tipo di campo rosso porta uno scudo azzurro con il Leone e il libro, il secondo, sempre in campo rosso, ha il Leone con la croce; tra un manoscritto e l’altro esistono differenze nei particolari del disegno…WIN_20160319_15_10_52_Pro (2)

Più importante è notare che soltanto in questi tre manoscritti esiste la bandiera caricata dello scudo a cartoccio con il Leone ; bandiera che è definita per le tre navi da guerra; a mio parere si tratta invece di una qualche bandiera appartenuta in specie alla città di Venezia vera e propria, poichè porta l’arme precipua della città e non l’emblema dello stato.

L’Allard nel 1695 dava già la bandiera da guerra con il Leone posto direttamente sul fondo della bandiera e non in scudo, andante, tenente nella zampa destra una spada; ma ancor prima lo dava in tale forma il Destroches il Gradon lo rappresentava in pieno campo (non racchiuso in uno scudo araldico) con il solo Libro.

Il Gradon. nel suo ‘Insignia navania’, accanto a quella rossa riporta anche una bandiera bianca nella quale il leone tiene una strana croce  ed è – curiosamente – non alato.  La bandiera del secondo tipo con la croce, è definita  “per navi mercantili”, ma secondo un altro studioso, tale distinzione è fittizia. Forse risolve il quesito un manuale edito proprio a Venezia nel 1759.  Infatti è riportato che: ” Il Lione presenta ò la Croce, ò la Spada , ma solo la croce in quelle di mercanzia, alcune dell quali hano l’orlo, altre il contr’orlo di color Turchino in vece del Gialo” .

La stessa opera (Dizionario Historico teorico pratico di Marina) precisa che Venezia usava tre bandiere una rossa con il Leone su fascia azzurra, con croce d’oro sulla zampa destra; una identica, ma con il Leone tenente la spada; e una terza bianca.

Pochi anni dopo, su disposizione del Cavalier Giacomo Nani, Provveditore Generale da Mar, è impartita disposizione esplicita di usare la bandiera rossa con Leone e Spada (a bordo giallo sui tre lati esterni)

http://venetostoria.com/2015/06/11/la-storia-del-gonfalone-marciano/