LE ORIGINI DI ROMA E I VENETI. GIACOMO DEVOTO NE PARLO’.

omniroma74204801901195253_big                     Una tomba ad incinerazione dell’epoca della fondazione di Roma.

Tempo fa accennai all’apporto venetico o veneto antico (come ben scrive la Decapuis, è giusto chiamare Veneti anche i nostri antenati) alla fondazione di Roma. Suscitai ironie e dissensi da parte di chi preferisce, ancor oggi, considerarsi diascendente dagli antichi coloni “latini” civilizzatori dell’Istria e della Dalmazia, e non vantare una propria storia antica autonoma. Sui gusti non si discute, però ritengo utile produrre oggi la fonte illustre della mia nota di allora: è Giacomo Devoto, grande storico della lingua italiana (e latina). Del resto è noto che nella Sabinia antica vi era una tribù di Venetulani e che i nostri antenati con ogni probabilità ( ne parla sempre il Devoto nel paragrafo precedente, arrivarono sino a Milazzo (località Venetico) per insediare una base commerciale, alla pari come egli scrive “di vichinghi ante litteram, sulle loro navi”.

ORIGINI TRIPARTITE DI ROMA.
Paragrafo 38 cap. X
Storia della lingua italiana di Giacomo Devoto.

Nella metà dell’VIII sec. A.C. l’Etruria non rappresenta ancora la forza irradiante, e Roma è ben lontana dall’essere una metropoli: è solo un “Ponte”, un ponte che è condizione all’Etruria e al suo inserimento nei commerci anche per via di terra. Se allora non siamo obbligati a tener conto dell’Etruria come elemento e forza costitutiva della Roma delle origini, ecco che il problema si apre ed insieme si semplifica, tenendo conto della “tripartizione” (Livio, IV, 7) che dà un’impronta alle origini di Roma così dal punto di vista storiografico come da quello archeologico e linguistico.
Sul piano storiografico, le tre tribù primitive ricordate da Varrone L.L. V 55, L.L. V 89 dei “Tities, Ramnes, Luceres”, anche se da lui sentite come nome etrusco, possono essere ricondotte sul piano etnico storico con i valori rispettivi dei Protosabini (diversi dai Sabini del V sec. A.C.), dei Protolatini, connessi agli insediamenti dei Colli albani, e dei Nord italici, filtrati attraverso la diffusione terrestre degli antichi protovillanoviani. Accanto a questa tripartizione giuridica ed etnica si manifesta la tripartizione archeologica, attraverso el necropoli dell’Esquilino, collegata, secondo dià il Duhn (Corpus glossorum latinorum) ed il Mac Iver, con la civiltà del ferro adriatica, che risponderebbe ai Tities protosabini; le capanne del Palatino, collegate con le tombe a fossa dei dei colli Albani, e perciò sul piano dei Ramni, e dei Protolatini in senso stretto, infine gli incineritori del foro romano che consentono solo connessioni settentrionali, e quindi vanno collegati con la nozione giuridica dei Luceres e quella etnico storica dei Nord-italici.
Un piacevole parallelo di tripartizione linguistica è dato dalle sopravvivenze della radice REUDH “Rosso”. Il tipo RUTILUS con il trattamento T da DH è protolatino e documentato sino in Sicilia;
il tipo RUBRO con la consonante sonora al posto della sonora aspirata, all’interno della parola, è di tipo venetico cioè nord italico; il tipo RUFUS …è di tipo osco-umbro e cioè (proto)sabino.

"basi delle antiche capanne delal Roma primordiale. molte di esse erano abitate da gente con cultura simile alla nostra di origine venetica."

IL MEDOACUS

Simonetta Dondi dall'Orologio

medoacusLe popolazioni del Veneto centrale hanno coniato in illo tempore una parola – Brentana – che vuol dire alluvione, riferendosi al nostro Brenta che attraversa il territorio proveniente dal Trentino Alto Adige e scende fino alla Laguna. Continua a leggere

ANCORA SUI ‘RENGHI’ O ASSEMBLEE POPOLARI DEI VENETI. el corno dogal.

Millo Bozzolan, veneto patavino.
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centro del bassorilievo i capi villaggio con il copricapo che poi sarà del Dux Venetorum – situla di Vace

Ora che pian piano si spera  di ripristinare la nostra antica libertà, basandosi sulle nostre tradizioni plurimillenarie (la veneta nazione esiste, piaccia o meno da più di tremila anni) vorrei accennare all’antichita’ della istituzione assembleare tra i Veneti.

Per chi volesse addentrarsi nell’argomento rimando al volume ‘GIUSTIZIA VENETA’ del dr. Edoardo Rubini, edito da Filippi Venezia.  Le assemblee antiche erano in genere costituite dai capi famiglia, e dibattevano liberamente dei problemi della collettività. Queste assemblee eleggevano dei tribuni, sia tra i veneti di terraferma che tra i ‘venetici’ della laguna (così nominati dai greco bizantini). Continua a leggere

LA NASCITA DEL PRIMUS INTER PARES

Simonetta Dondi dall'Orologio

Grado,_basilica_di_sant'eufemia,_interno,_cappella_dx,_mosaici_01Lo Stato che più ha durato nel tempo è quello della Serenissima e tutti sanno che molte istituzioni democratiche attuali s’ispirarono nelle leggi della Dominante.

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SAN TODARO, CHI ERA IL SANTO “PROTETOR” DI VENEZIA PRIMA DI MARCO.

Di Millo Bozzolan, da fonti web
SAN TODARO, chi era costui?

 

el sior Todaro interpretato da un indimenticabile Baseggio. il nome Todero era venezianissimo e molto diffuso

el sior Todaro interpretato da un indimenticabile Baseggio. il nome Todero era venezianissimo e molto diffuso

Tutti sappiamo che prima di San Marco, Venezia era protetta da San Todaro, soldato martire che rifiutò di sacrificare all’imperatore. Questo culto verso un Santo del Medio Oriente ci ricollega al’influenza bizantina a Venezia, che fu fortissima per molti secoli. Ma come accadde che, all’improvviso, nell’828, si passasse da San Todaro,a San Marco Evangelista?

Passare dalla custodia delle spoglie di un Santo, pur importante, a quella di un Evangesta che aveva diffuso il Cristianesimo nella Venetia et Istria, significava ribadire sopratutto la supremazia veneziana rispetto all’entroterra. E questa decisione trovava un antefatto, molto pericoloso per il Dogado, nell’anno precedente, nato dalla rivalità tra il Patriarcato di Aquileia, da dove San Marco si era mosso per la sua evangelizzazione, e quello di Grado, punto di riferimento della Laguna ove San Marco aveva avuto il sogno premonitore con l’annuncio del suo futuro culto “Pax tibi Marce…”.

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La Madonna Nicopeia, portatrice di vittoria.

di Luigina Pizzolato

Il 24 agosto del 1589 i Procuratori di San Marco deliberarono che:
”L’immagine della Beata e Gloriosa Vergine Maria, Madre di Cristo Nostro Signore, tenuta con minor devozione sopra la Sacrestia di detta Chiesa, sia posta nella Cappella di Sant’ Isidoro sopra l’altar di esso Santo, concedendosi così alla veneratione verso detta Santa Imagine per li continui miracoli et innumerevoli gratie che ogni giorno ottiene la Città nelle supplicationi a Dio che con essa si fano, così in dimandar aque nel tempo del secco, come anco la serenità dell’aere nel tempo delle piogge.
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TUTTO SUL CAPODANNO VENETO, la data “more veneto”.

Di Milo Boz, veneto marciano.

IL CAPODANNO VENETO, brusafebraro.

fin dall'antichità si traggono profezie ed auspici a seconda della direzione delle faville spostate dal vento.

fin dall’antichità si traggono profezie ed auspici a seconda della direzione delle faville spostate dal vento.

Il termine more veneto (abbreviato in m.v.) indica la presentazione di una data secondo il calendario vigente nell’antica Repubblica di Venezia e prima nell’Impero Romano, nel quale il capodanno era fissato in corrispondenza del 1º marzo. Il calendario gregoriano determinò quindi una traslazione indietro di due mesi nel computo degli anni rispetto quello storico,e portò in molti altri stati alla datazione attuale. Continua a leggere