NELLA “VIRTUOSA” REPUBBLICA MUNICIPALISTA NON C’E’ POSTO PER LE PROSTITUTE

fonte Venezia 1797 di Giuseppe Bortoluzzi, Piazza editore

(è curioso come regimi incapaci e corrotti cerchino di abolire  gli appetiti sessuali dei propri cittadini, ieri i municipalisti, oggi i cattocomunisti)

gli stati premoderni, pur cristianissimi, tolleravano e regolamentavano la prostituzione, badando al decoro pubblico ed avitando il pubblico scandalo essa poteva essere esercitata liberamente   entro ferree regole.

gli stati premoderni, pur cristianissimi, tolleravano e regolamentavano la prostituzione, badando al decoro pubblico ed avitando il pubblico scandalo essa poteva essere esercitata liberamente entro ferree regole.

Nel 1797 La sostituzione traumatica delle vecchie classi dirigenti con le nuove, ammantate di rigore giacobino e piene, a parole, delle antiche virtù della repubblica veneta della fondazione, il vizio non poteva essere tollerato. Lo stato doveva educare il nuovo cittadino, allontandolo dalla vita dissipata della vecchia Venezia  e obbligandolo, quando servisse, alla virtù. In realtà la congrega dei municipalisti era un coacervo di nullafacenti, di avvocati dalle cause perse, di avventurieri che speravano di inserirsi con i loro affari nel nuovo ordine, di nobili di terraferma pieni di sensi di rivalsa dopo secoli di frustrazioni, di barnabotti ignoranti e invidiosi verso le famiglie nobili che di fatto li avevano esclusi dalle cariche più prestigiose, di borghesi che volevano avere finalmente il potere nelle loro mani. Una miscela assolutamente litigiosa e con interessi a volte opposti, unita solo nei vuoti proclami e nella fiducia  che il “Nuovo ordine repubblicano” che avrebbe garantito, non si sapeva come,(e ancora non lo si sa oggi, direi) la Libertà, l’Eguaglianza, la Fraternità.

In questo quadro, il 19 agosto 1797, l’Abate Collalto legge un rapporto e un decreto contro la prostituzione in tre articoli “pel buon costume onde sia tolto lo scandalo di quelle prave femmine e scellerati uomini, che sulle pubbliche strade contrattano e negoziano sul vizio, stabilendo provvidenze e peneper altri casi relativi”. (Verbali vol. I/1).

Particolarmente interessante risulta il Rapporto del Membro della Pubblica Istruzione: “Non può esistere Democrazia senza Buon costume. La Virtù è alla base di ogni governo, specialmente quello degli uomini liberi…voi non potrete far a meno di inorridire agli Oggetti di scandalo, di seduzione, di irriverenza, col vedere dunque uomini scellerati sulle pubbliche piazze negoziare, e contrattare sul vizio, e sul malcostume, al vedere femmine prostitute, che tendono lacci pubblicamente agli innocenti e agli incauti”. (AVS, Democrazia b 87).

E così, dalla tolleranza e regolamentazione del mestiere più antico del mondo della vecchia repubblica aristocratica cristiana, si passava al “proibizionismo” impossibile della nuova repubblica giacobina. e oggi ancora si procede su quel solco.
fonte Venezia 1797 di Giuseppe Bortoluzzi, Piazza editore

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2 Risposte

  1. Pietro Bortoluzzi ha detto:

    l’autore del libro utilizzato come fonte è Pietro Bortoluzzi, non Giuseppe: lo so bene, perché il libro l’ho scritto io, per Piazza Editore: “Venezia 1797. La buona educazione repubblicana del Comitato di Pubblica Istruzione”, dicembre 2001.

  2. Pietro Bortoluzzi ha detto:

    l’autore del libro utilizzato come fonte, che vedo anche in altre occasioni utilizzato, è Pietro Bortoluzzi, non Giovanni. E questo lo so bene perché Pietro Bortoluzzi sono io ed ho pubblicato nel dicembre 2001 per Piazza Editore: “Venezia 1797. La “buona educazione repubblicana” del Comitato di Pubblica Istruzione”.

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