UN IMPRENDITORE DEL NORD EST… ALL’OMBRA DELLA SERENISSIMA

ritratto dell'imprenditore

ritratto dell’imprenditore

Sono tempi ingrati, questi, anche per la memoria del debito di riconoscenza verso Venezia, che nel Settecento,  in pieno secolo di “decadenza” (così ci raccontano) non smise mai di stimolare l’economia premiando l’ingegno e la voglia di fare dei suoi fedeli sudditi. A tanti friulani d’oggi questo non sembra, imputano l’arretratezza relativa e la mancanza di sviluppo della loro Patria, non al sistema feudale che loro stessi avevano mantenuto in vita (e San Marco doveva rispettare, per via dei patti antichi) e della relativa povertà agricola del territorio, ma.. alla perfida oligarchia veneziana 🙂 .

Una smentita lampante è rappresentata dalla figura di Jacopo Lussinio. Nato poverissimo a Paluaro, in Carnia a fine Seicento, morì ricchissimo a Tolmezzo nel 1747. Nella sua vita aveva realizzato un passo alla volta, una manifattura tessile che darà lavoro a più di duemila persone con 1200 telai in opera. Il museo carnico, così lo descrive:

Dopo un periodo di apprendistato, decise di mettersi in proprio e nel 1717 creò un opificio a Moggio. Successivamente tra il 1738 e il 1741 aprì una fabbrica a Tolmezzo. Linussio, grazie alle sue doti, riuscì a legare la grande industria all’artigianato domestico, fino ad avere più di 1200telai sparsi nei vari centri abitativi della regione che lavoravano per lui. Egli ottenne dalla Repubblica di Venezia numerosi privilegi e le sue stoffe erano famose in tutta l’Europa, America e Asia. Dopo la sua morte la fabbrica conobbe alterne vicende, sino al fallimento nel 1815.

telaio

telaio

Esporterà i suoi prodotti (più di quarantamila pezze di teleria all’anno) persino in America e dimostrerà, come scriveva Alvise Zorzi, come a chi rimproverava a Venezia la stagnazione dello sviluppo del Friuli che le cause eran ben diverse.

3 thoughts on “UN IMPRENDITORE DEL NORD EST… ALL’OMBRA DELLA SERENISSIMA

  1. Quasi misconosciuta è poi la presenza di numerose vetrerie nella zona a cavallo tra il Cadore e la Carnia. Il 30 Marzo 1807 alcuni giovani artigiani renitenti alla leva, per lo più fabbri e vetrai, guidati da un certo Pietro d’Agaro, abbandonando i territori bavaresi in cui si erano rifugiati, scesero da passo Santa Croce Comelico con l’intento di far insorgere i territori veneti e restaurarvi la bandiera di San Marco. La sedicente Armata rivoluzionaria venne presto dispersa ma a distanza di alcuni mesi le si dava ancora la caccia. Ricordo di aver letto qualcosa a riguardo in una nota storia del Cadore e più tardi in una circolare del Prefetto del Tagliamento al sub delegato di Polizia di Asolo.

      • Più che altro penso che allora sapessero bene per cosa combattere, ossia per l’autogoverno che aveva fatto prosperare quelle valli. San Marco per loro, che probabilmente non avrebbero mai visto alcunché oltre la chiostra dei loro monti, era sostanzialmente questo.
        Ora la gente ha idee decisamente più confuse e soprattutto non ama per niente la propria terra. Se l’amassero veramente quelli stessi che dicono di impegnarsi per il suo bene non avremmo tante divisioni, tante ridicole schermaglie tra persone che almeno a parole la pensano allo stesso modo.
        Tempo fà le avevo mandato copia di un documento che reputavo di grande interesse. Spero abbia avuto modo di leggerlo. Si trattava di un documento tratto dagli atti di un processo tenutosi tra il 1808 ed il 1809 presso la Corte speciale di Verona contro alcuni imputati di alto tradimento che avevano il medesimo obiettivo dei signori sopra citati. Il capo di imputazione li accusava di aver ordito una congiura “per far risorgere il Veneto” e in queste poche parole per me chiunque non può che scorgere della poesia.
        Del resto la storia delle insorgenze in Veneto è ancora tutta da scrivere.

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