LA MORALITA’ DEL DOGE E IL SUO CONTROLLO

il Doge Loredan ritratto da Vittor Carpaccio

Il futuro Doge, prima di essere eletto, doveva depositare l’intera documentazione del suo stato patrimoniale. Doveva giurare di non agevolare né direttamente né indirettamente se stesso, nessun parente o amico. (Quasi come ai giorni nostri sic!)

Alla sua morte era effettuata, a partire dal 1501, un’accurata verifica dagli Inquisitori sopra il Doge defunto sui comportamenti adottati e, nel caso fossero stati riscontrati arricchimenti rispetto allo stato patrimoniale al momento dell’elezione, erano tutti senza nessuna esclusione considerati illeciti.

Questa verifica aveva inizio subito dopo l’avvenuta morte del doge e generalmente si concludeva prima dell’elezione del successore. In caso di riscontri positivi gli eredi erano tenuti a rimborsare lo Stato, come è avvenuto, tra gli altri, agli eredi del doge Leonardo Loredan.

Malgrado quest’ultimo avesse fatto dono di un’enorme ricchezza alla Serenissima (alcuni dicono 100.000 ducati) gli inquisitori riscontrarono un arricchimento illecito per 2700 ducati, di gran lunga inferiore alla donazione fatta dal doge; gli eredi furono quindi obbligati a rimborsarli allo stato.

Questo accertamento durò circa due anni.

Almeno una volta l’anno, generalmente il primo giorno dopo la convocazione del Consiglio dei X, dopo la festa di San Gerolamo (30 settembre), al doge era ricordato, onde evitare scappatoie quali sono anziano, non ci vedo bene, non ricordo ecc. da un ragazzino che gli leggeva in integrale il testo della Promissione a cui aveva giurato di essere osservante.

Il nome del doge era impresso sulle monete mentre era tassativamente proibito effigiarne il volto.

FIILIPPI EDITORE VENEZIA

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