NERIO DE CARLO E LA MEDIOCRE VENEZIA

 

UN CERTO professor Nerio De Carlo, che per motivi a me ignoti, continua a collezionare contatti tra gli autonomisti-indipendentisti veneti, prosegue nello sparar cazzate sul lascito culturale veneziano, e credo non esiterebbe tanto a buttare nell’immondizia il nostro gonfalone e tutta la  storia millenaria che porta con sé.

Oggi ha riportato un giudizio “tranchant” del povero Prezzolini (Perugia, 27 gennaio 1882 – Lugano, 14 luglio 1982)  Nato “per caso” (come amava dire) a Perugia da genitori senesi, ma assolutamente toscano nei pregi e .. nei difetti. Ecco cosa scrisse nel 1915 (la data dice molto, secondo me, siamo in piena retorica nazionalistica).

Nerio de Carlo
5 h ·
Venezia occupò le città croate della costa e le isole per favorire i propri traffici e per contrastare la concorrenza. Quando fu necessario ripopolare quei luoghi dopo le pestilenze “vi trasportò popolazioni croate, albanesi, montenegrine. Quando fu costretta a ritirarsi nel 1796, “non formavano tutti insieme 25.000 anime, circondate da un paese povero, malarico, barbaro, senza strade, senza scuole, senza giustizia”.- La missione italiana di Venezia nell’Adriatico è soltanto un artificio retorico, creato dagli intellettuali del Risorgimento per meglio giustificare le rivendicazioni dello Stato unitario (Giuseppe Prezzolini, La Voce, Firenze 1915, Edizioni Biblion 2010).

Cari Prezzolini e De Carlo, Venezia non “occupò” proprio nulla, anzi, mi risulta che una città della costa dalmata, non fu accettata nello stato confederato veneto, malgrado le sua insistenze, perché base dei famosi “pirati narentani” e quando il barone Rukovina, plenipotenziario austriaco, si trovò a prender possesso delle città della costa dalmatina nell’agosto 1797, fu costretto, a furor di popolo (di etnia veneta ma anche serba o albanese) a presentare gli onori militari alla bandiera marciana che veniva ammainata tra lacrime e pianti universali. “Universal, amarissimo pianto”, scrisse un serbo di Perasto, il Conte Viscovich.

Esistono le cronache dell’epoca, a Zara, in altre località, fino all’addio celebre di Perasto ove fu pronunziata la frase “Ti con nu nu co ti”. Rukovina trovava queste cerimonie “lugubri” m vi si assoggettò per ingrazìarsi le popolazioni fedelissime a San Marco.

Prezzolini aveva così in odio l’italietta mediocrissima nata dal risorgimento massonico, che se la prese persino con l’enorme lascito di civiltà di Venezia (che aspettarsi, del resto, da un certo tipo di toscano? solo invidia 🙂 ) credo per il fatto che l’Italia (unita controvoglia) cercava di impadronirsi del suo retaggio (vedi D’Annunzio, con i suoi aeroplanini e il “Ti con nu nu con ti” preso come motto) spacciandola per civiltà italiana tout court, per aver la scusa di espandersi territorialmente tra gente che molto spesso la detestava.

Per fortuna, Macchiavelli, altro toscano contemporaneo all’epoca d’oro della nostra capitale, era di tutt’altro avviso: si stupì nel vedere (da osservatore inviato dai fiorentini),  un contadino veronese rivoltoso gridare all’imperatore Massimiliano della Lega di Cambrai, ” mi son marchesco e marchesco voj morir!” preferendo farsi impiccare pur di non abiurare la sua Patria veneta e veneziana…  e Montanelli, per continuare la serie dei toscani “giusti” disse che la civiltà veneta non si poteva definire italiana.

Povero prezzolini (minus..): l’italietta unita solo nelle sue mediocrità, come scrisse Dostoewskji, aveva rinunciato per sempre al carattere universale della sua civiltà, che specie con Venezia, aveva formato più l’Europa che la penisola, dove siamo stati sempre specie aliena.. e non amata.

E oggi mi pare che continui ad esser così. Lei è un perfetto esempio di quanto le siamo alieni, con la nostra storia, che confonde con quella genericamente italiota.

Mi stia bene, resti in Germania (dove mi dicono si trovi ora), veda di NON trasferirsi in Veneto.

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Una risposta

  1. GIAMPIETRO BARONI ha detto:

    c’è poco da commentare la date per esempio è una data falsata dall’ignoranza storica di chi l’ha riportata. VENEZIA NON CONQUISTO’ MATI L’ISTRIA CHE è SEMPRE STATA VENEZIANA. LO STESSO ERRORE LO FECE RENZI A PORTA APORTA IN UNA TRAMISSIONE ASSERENDO CHE I VENEZIANI HANNO FATTO LA GUERRA PER CONQUISTARE L’ISTRIA. RIPORTANDO LA DATA DEL SIG NERIO DE CARLO. MI SORGE UN DUBBIO TUTTI E DUE TOSCANI, RENZI-DE CARLO.E A PENSARE CHE PARLIAMO IN ITALIANO(DIALETTO TOSCANO) GRAZIE ALLA CULTURA DI NOMI ECCELLENTI CHE LA TOSCANA AVEVA.PECCATO HA RISVEGLIATO NELLA TOMBA DI DANTE CHE è PRONTO A TRAGHETTARLO CON LA SUA BARCA NELL’INFERNO DEI DANNATI IGNORANTI. PER QUESTO DOVREBBE RITORNARE LA LINGUA VENEZIANA IL PARLATO NAZIONALE.

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