MOROSINI IN SINTESI, A 400 ANNI DALLA SUA NASCITA

Antonella Todesco

Francesco Morosini apparteneva al grande ramo dei Morosini. I suoi membri erano chiamati “sguardolini” forse perché rossi di capelli, come del resto li ebbe anch’egli.
Nacque terzogenito di tre maschi il 26 febbraio 1619 dal Procuratore Pietro e da Maria.
Ebbe la disgrazia di essere privo delle cure e dell’ affetto della madre di carattere dolcissimo, essendosi questa, l anno dopo la sua nascita, annegata nel Brenta mentre dava la mano al marito caduto in acqua. Morte tragica che si prospettò, a torto o a ragione, provocata dal marito; questi si risposò ed ebbe altri due figli.
Era uomo di carattere severo e di non comune valore insignito della procuratia de ultra. Fissò la residenza di famiglia nel palazzo di Santo Stefano.
Francesco, che sin da piccolo si dimostrò di indomito carattere, venne educato con austerità. Lo si tenne lontano dalla servitú di casa coltivando in lui l amore della virtú e della Repubblica. Fu istruito nelle lettere e nelle belle Arti ma specialmente nella storia, nella nautica e nell’ arte della guerra. Dopo aver compiuto i suoi studi in un seminario di Modena, si dette alla carriera militare navale in cui rimase dai venti anni fino alla morte. Le magnifiche imprese e la conquista della Morea gli valsero l appellativo di “Peloponnesiaco”. La Repubblica riconobbe il suo valore militare con il conferimento della dignità di Cavaliere di San Marco, poi con quella di Procuratore ed infine con il dogado.
Il Papa Alessandro VIII, veneziano, gli mandò in dono il pileo e lo stocco in riconoscenza dei servizi resi alla causa della Cristianità 
Morí il 6 gennaio 1694. Aperto dopo morto il cadavere per l’imbalsamazione fu evidente che la causa della morte era un’ infezione alla vescica, al suo interno infatti, gli venne trovata una pietra di 5/6 once.
I funerali solenni vennero celebrati ai SS Giovanni e Paolo, i suoi resti riposano nella chiesa di Santo Stefano a Venezia.
Una curiosità: Francesco non sedeva mai con una gamba sopra l’altra per non perdere dignità.

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