RICICLO ED ECOLOGIA? VENEZIA ERA MAESTRA

Credo che Venezia con le sue norme di salvaguardia per l’ambiente, tutela delle fasce più deboli, abbia costituito il primo esempio di uno stato basato sul “welfare” nella storia d’Europa, senza dover scomodare le pericolose utopie dei socialismi di là da venire: date una scorsa all’articolo e ve ne convincerete. E poi qualcuno la definisce “repubblica oligarchica”, ma è sempre qualche studioso di area “radical chic”. Perdoniamolo.

Ricerca di Antonella Todesco

A Venezia il Magistrato alla sanità vegliava anche sulla vendita di commestibili e al nutrimento sano e sufficiente dei consumatori, ai più poveri pensavano anche altri ufficiali come quelli alle beccherie, quelli al formento e i provveditori agli oli e al vino. Il Governo badò sempre alla quantità e alla qualità del frumento, all’ arte di convertirlo in pane, alla giustezza dei pesi e delle misure e, salvo casi di eccezionale carestia, la città non patí mai penuria di grano di cui erano sempre abbondantemente forniti i magazzini
Cibo del popolo, antichissimo, era la polenta;, quella di mais fu introdotta a Venezia prima di altrove ma solo durante la metà del 1600 fu largamente usata.
La Repubblica, che cercò sempre di vietare i lavori sproporzionati alle forze degli operai, o mal confacenti all’età o al sesso, ordinò pure l osservanza del riposo festivo ma con saggi temperamenti, in modo che non ne venisse danno ai cittadini. Permetteva che restassero aperte le botteghe dei farmacisti, dei pizzicagnoli, dei “galineri” pollivendoli, dei venditori di olio, dei fornai, dei fruttaroli, dei venditori di vino “bastioneri” dei biadaioli “biavaroli” purché non si tenessero le merci esposte in strada.
Anche la pulizia della città era affidata ai Provveditori del Comune e si dava la maggior cura consentita dai tempi.
La fognatura era primitiva e le immondizie o passavano condotti nei canali o venivano raccolte nei “bottini”, vuotati nottetempo da uomini i quali riponevano le sozzerie in mastelli e le scaricavano nei burchi che le trasportavano fuori città per concimare gli orti e le vigne dell’ estuario. In alcuni campi sorgevano chiusi quadrati chiamati “scoazzere” nelle quali venivano gettate le spazzature delle case e delle strade onde evitare venissero gettate nei canali e dal moto delle acque portate in laguna contribuendo così al tanto temuto interramento.
Molte strade erano ricoperte di mattonelle poste per taglio, altre erano sterrate e perciò spesso sudicie e fangose a causa della loro consistenza; neppure quelle lastricate, sebbene provviste di “zanelle” ai lati per raccogliere e condurre l acqua ai canali brillavano per pulizia.
Nel 1626 il selciato di Piazza San Marco fu restaurato e nel 1723, rifatto con pietre di Monselice.
G.Molmenti

Venezia

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2 Risposte

  1. Roberto Stoppato Badoer ha detto:

    I biavaroli non erano i venditori di biada ma erano quelli che a mestre ed in tutta la terraferma si chiamano casoini ovvero venditori di generi alimentari.

  2. Comitato Ultimi Veri Venexiani ha detto:

    Per non parlare della Magistratura alla Sanità (il grande caseggiato che fronteggiava il molo Marciano fu raso al suolo dal becco ed invidioso napoleone) che fu la prima Istituzione pubblica in Europa a proporre i Lazzaretti (aree controllate militarmente) per porre in contumacia uomini e mercanzie contro la peste, a introdurre la vaccinazione e molto altro.

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