LE NAVI COME GALEONI DEI VENETI D’ARMORICA

Sembra proprio di esser in laguna intorno la Venezia di oggi, ma siamo in Armorica

 

AFFASCINANTI i paralleli tra i Veneti d’Armorica, e i Veneti della laguna dell’Adriatico, sia dell’epoca di Cesare (li descrisse nel 52-53 a.C.) che dopo . A parte il nome,  li troviamo dipinti come sapienti marinai che vivevano in una laguna, a capo della confederazione locale, perché con le loro possenti navi, simili a galeoni “ante litteram” scorrazzavano nell’Atlantico, fino al canale della Manica. Tanto da popolare i confini tra gli Scoti e le tribù britanniche. Non a caso è nominata in quei luoghi la tribù dei Venedones, e lì, secoli dopo nasceranno le leggende di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda, nobili che usavano riunirsi in un tavolo a forma di cerchio, per sottolineare la loro parità. Proprio come si rivelerà essere la nuova aristocrazia veneziana che reggerà un impero talassocratico.

Ecco come Cesare descrisse la loro flotta. Riuscì a vincerli solo grazie ad una bonaccia improvvisa e al lancio dei “rostri”, ponti uncinati che trasformarono lo scontro da navale in terrestre.

‘Le navi dei veneti erano costruite ed armate in questo modo: le chiglie erno molto più piatte delle nostre navi (così affrontavano più facilmente le secche); le prue erano molto alte e allo stesso tempo le poppe, adatte ala violenza dei flutti e alle tempeste: le navi erano state costruite in rovere per resistere all’impetuosità del mare e all’urto degli scogli e le ancore sono state legate con catene di ferro invece che con funi.
-al posto delle vele c’erano pelli in cuoio conciate sottilmente, o per mancanza di lino o per ignoranza de suo uso, oppure, – cosa più che verosimile- perché ritenevano che dalle vele non potevano esser sostenute le grandi tempeste dell’Oceano ei forti venti.
La nostra flotta aveva combattuto con queste navi. e la flotta dei Veneti era più veloce ma essendo quella più adatta ed appropriata al tipo di tempeste locali, i nemici vinsero molti combattimenti.
Infatti con il rostro non trafiggevamo le loro carene, tanto grande era la solidità di esse. Inoltre, dopo essersi abbandonate al vento, superavano facilmente la tempesta e si fermavano con più sicurezza nelle secche. Le nostre navi temevano queste più delle tempeste.

 

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