L’OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA DELLA VENETIA

DON FLORIANO PELLEGRINI

L’OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA DEL REGNO D’ITALIA AI DANNI DEI TERRITORI VENETI

Domanda: Quando gli Italiani entrarono in Venezia, occupando i territori Veneti?

Risposta: Vi entrarono il giorno 19 ottobre 1866.

D. Cosa si intende per Italiani?

R. S’intende l’esercito italiano.

D. E cosa fece l’esercito italiano?

R. Andò ad occupare i palazzi del potere e alzò la bandiera del regno d’Italia in piazza San Marco.

D. Come facciamo ad esserne certi?

R. Da un articolo apparso sulla Gazzetta di Venezia, di quel giorno, che diede ampio spazio all’avvenimento e pubblicò il seguente trafiletto: «ULTIME NOTIZIE – Al Presidente del Consiglio dei Ministri [del regno d’Italia] è pervenuta oggi alle ore 10 ¾ antimeridiane il seguente dispaccio da Venezia: “La bandiera Reale italiana sventola dalle antenne di piazza San Marco, salutata dalle frenetiche grida della esultante popolazione. – Generale Di Revel.”».

D. Perché tanto risalto a Venezia? Non era una città come le altre, dal momento che non era più capitale della Repubblica Serenissima?

R. No, Venezia non era città come le altre, ma capitale del regno del Lombardo-Veneto (da 69 anni, prima invece fu la capitale della repubblica veneta serenissima dal 697 al 1797) il quale regno lombardo-veneto faceva parte dell’Impero d’Austria, ma era pur sempre Stato a sé, anche se confederato nell’impero ed era un regno da 69 anni (non piú “repubblica di Venezia” come lo fu precedentemente per 1100anni)

D. Si trattava, dunque, da parte del regno d’Italia, dell’occupazione della capitale d’un regno a lui straniero e da lui indipendente?

R. Sì.

D. Ma com’è possibile? Da chi era stato autorizzato?

R. Assolutamente no, non era possibile, e nessuno l’aveva autorizzato. Anzi, al contrario, il regno d’Italia aveva l’obbligo di non occupare Venezia prima dell’esito della consultazione chiamata plebiscito, che si sarebbe svolta il 21 e 22 ottobre.

D. Quando il regno d’Italia aveva contratto tale obbligo?

R. L’aveva firmato pochi giorni prima, cioè il 3 ottobre 1866, a Vienna, in un trattato internazionale.

D. L’Italia violò, dunque, prima militarmente e poi politicamente e amministrativamente un trattato internazionale da essa stessa sottoscritto?

R. Sì, purtroppo!

D. La consultazione referendaria del 21-22 ottobre (svoltosi tre giorni dopo l’occupazione militare italiana) non si svolse pertanto in libertà, ma con il territorio veneto e la stessa capitale dell’allora regno Lombardo-Veneto occupati militarmente dagli Italiani?

R. E’ così, non c’è il minimo dubbio; e ciò compromette la validità del referendum stesso, essendo stato fatto in violazione d’un trattato internazionale.

D. Perché l’imperatore d’Austria non intervenne a difesa di un regno che faceva parte ancora della Corona austriaca?

R. Perché era leale, sincero e cattolico e sperava lo fossero anche i reali d’Italia, per quanto avesse dei dubbi che l’avrebbero tradito, come poi avvenne.

D. Ma non poteva intervenire egualmente, il 19 ottobre, quando si accorse del tradimento italiano, con l’occupazione militare di Venezia?

R. Poteva, ma ciò avrebbe comportato la ripresa della guerra e non voleva che venisse sparso ancora, per colpa degli Italiani, il sangue dei Veneti.

D. Un grande! E la Francia, perché non intervenne?

R. La Francia ragionò come l’Austria; l’imperatore Napoleone III si trovò di fronte al tradimento dei Savoja e non aveva alcuna intenzione di riprendere la guerra, neppure lui, tra l’altro contro l’Italia, che sino allora gli era stata alleata e in quel momento aveva tradito, in un colpo solo, l’Austria, la Francia e il Veneto, e in più la sua stessa parola, scritta e firmata.

D. E il Popolo Veneto come reagì?

R. Con il territorio e la capitale occupati da un esercito straniero aveva ben poco da decidere, non poteva far altro che «far buon viso a cattiva sorte».

D. Ma ora, che sappiamo tutte queste cose, come si potrà ignorarle, sia a livello interno della Repubblica italiana, sia a livello internazionale?

R. Infatti, non si può e non si potrà far a finta di niente; bisogna per forza di cose riparare al misfatto e tradimento italiano del 1866.

di DON FLORIANO PELLEGRINI

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