LA CHIESA VENETA E LA “DEMOCRAZIA DIRETTA”

Una risposta

  1. Marco D'Aviano ha detto:

    Il sistema istituzionale veneziano, scaturito dopo il crollo dell’Impero Romano, deve molto all’organizzazione ecclesiastica: in certa misura riprende anche gli usi dei Veneti antichi. La Pieve, che raccoglieva la comunità per le funzioni religiose, era la medesima che poi si trovava a fare le discussioni politico-amministrative e giudiziarie. L’immagine di un capo indiscusso, simile ad un sovrano, che decidesse per tutti ha il sapore di una favola, scritta da chi nulla conosce della vita pubblica in quei tempi. Così anche i primi Dogi operarono all’aria aperta durante le assemblee dette “Arengo”. Stessa cosa avvenne con i tribuni, i capicomunità stanziati ed eletti in ogni isola. Il palazzo ducale solo gradualmente assorbì le funzioni di governo, a partire dal IX secolo, quando si cominciò a costruirlo, fino al 1.100 quando si costituì il Maggior Consiglio. Queste forme di “democrazia diretta” si reggono su principi ben diversi dal liberalismo odierno. Oggi si invoca la “democrazia diretta” per dare libero sfogo all’egoismo e all’individualismo, in contrapposizione ai poteri dello Stato (secondo l’impostazione di Hobbes, Locke e Rousseau). Allora, invece, la “democrazia diretta” che si esprimeva nell’Arengo aveva una forte impronta religiosa: erano forti valori trascenndeti a tenere unita la società, le assemblee si tenevano sotto il tiglio, l’albero sacro che richiamava la responsabilità degli uomini davanti a Dio, come ci ha insegnato lo studioso sloveno dei Veneti antichi, il prof. Jozko Savli.

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