Nicolò Tron, un esempio di moderno capitalismo veneto nel ‘700, a Schio e a Follina

Di Millo Bozzolan
 Egli scelse proprio Schio come sede della sua sperimentazione erigendo nel 1726 un opificio "al gusto inglese e d'Olanda ". La scelta di Schio fu favorita da un'antica tradizione artigianale, dalla disponibilità di manodopera e di fonti di energia.

Egli scelse proprio Schio come sede della sua sperimentazione erigendo nel 1726 un opificio “al gusto inglese e d’Olanda “. La scelta di Schio fu favorita da un’antica tradizione artigianale, dalla disponibilità di manodopera e di fonti di energia.

Nicolò Tron nacque a Padova nel 1685, e morì a Venezia nel 1772. Di antica e nobile famiglia veneziana ancora giovanissimo entrò nel Senato della Repubblica di Venezia e nel 1715 fu inviato come ambasciatore presso la corte britannica.

Decisivo fu il soggiorno in una nazione di avanzato sviluppo economico, soprattutto nel settore industriale. Qui potè visitare le industrie più aggiornate tanto che maturò in lui la convinzione della necessità di rimodernare, sul modello inglese, i metodi produttivi per la fabbricazione dei panni lana nello Stato veneto.

Egli scelse proprio Schio come sede della sua sperimentazione erigendo nel 1726 un opificio “al gusto inglese e d’Olanda “. La scelta di Schio fu favorita da un’antica tradizione artigianale, dalla disponibilità di manodopera e di fonti di energia. Il lanificio, infatti, fu posto vicino alla Roggia Maestra, in via Sareo, poi via Pasubio, nell’attuale area del Giardino Jacquard, occupando il lato nord/ovest fino al colle di S. Rocco.

img_1_ita_803L’impresa subì una forte crisi intorno alla metà del Settecento per cui il Tron trasferì la propria attività a Follina, in provincia di Treviso, dove era viva un’antica tradizione della lana.L’opificio di Schio, invece, dopo essere stato posseduto dalla famiglia Rubini divenne verso la metà dell’Ottocento proprietà di Alessandro Rossi che nel 1862 lo trasformò nella Tessitura Jacquard.

Il Tron va ricordato anche per le sue pioneristiche iniziative in campo agricolo realizzate nella zona del Vallio, presso Anguillara, vicino a Cittadella, dove possedeva una tenuta di 1100 campi, e a Mareno, nel circondario di Conegliano. Nelle sue tenute il patrizio veneziano promosse opere di canalizzazioni e di bonifica, con l’intervento di tecnici inglesi, per favorire la coltivazione del gelso, degli alberi da frutto e soprattutto di viti.

Aggiungo inoltre che tale era il senso di amor patrio, che volle tenere aperte le porte del suo opificio di Schio a tutti, in modo che anche altri apprendessero le nuove tecniche di produzione dei tessuti. Cosa certamente impensabile al giorno d’oggi.

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