LO STATO DA TERRA E LA BUROCRAZIA CHE LO REGGEVA. I RETTORI CON “CORTE”.

2 Risposte

  1. Paolo ha detto:

    Grazie per aver pubblicato il mio commento e i miei migliori auguri affinché questo sito possa crescere e sensibilizzare quante più persone ad una giusta causa e far loro amare la propria terra.
    Da quel che ne so la corte dei rettori veneziani non era composta da cittadini lagunari ma dai cosiddetti assessori, un ceto di esperti del diritto assunti al seguito dei magistrati attraverso un regolare concorso, per lo più appartenenti ad insigni famiglie della terraferma e dello stato da mar, non necessariamente nobili, addottorati allo studio di Padova, ciascuno dei quali era deputato ad un ramo delle competenze giuridico – amministrative di pertinenza del rettore, come il giudice dell’aquila per l’istruzione delle cause civili, quello del grifone o del maleficio per le cause penali, ed altri. Questi professionisti del diritto conoscevano la legislazione romana, quella veneta e gli statuti delle comunità presso le quali prestavano il loro servizio. Erano in sostanza un ceto di ministeriali itineranti e forse il vero collante tra le diverse tradizioni giuridiche del dominio veneto.
    Da questo punto di vista a me sembra insostenibile la tesi di coloro che biasimano Venezia per non aver saputo costruire un’efficiente burocrazia centrale, capace di raggiungere capillarmente gli angoli più riposti del Veneto (sì, proprio del Veneto, a me pare giusto chiamare il dominio con questo nome e le carte d’archivio mi danno ampiamente ragione, almeno sino al primo decennio dell’Ottocento). In realtà la burocrazia centrale raggiungeva, eccome, le comunità suddite. Il ceto degli assessori serviva proprio a questo, ma era un ceto indipendente dalle gerarchie più alte dell’apparato amministrativo dello stato, ossia dalla cancelleria ducale posta sotto il controllo dei cittadini originari e questo non a caso. Più ancora che per controllare il territorio gli assessori servivano ad agevolare i rettori nel perseguire quella funzione arbitrale che le popolazioni si aspettavano Venezia sapesse garantire in saecula saeculorum.
    Una burocrazia posta a salvaguardia delle autonomie locali quella veneta, garante del rispetto degli statuti da parte dello stesso stato centrale di cui poteva dirsi come tutte le burocrazie una diramazione. Non quindi un apparato tentacolare onnipresente ed oppressivo, ma un’autorità paterna e gelosa custode delle tradizioni culturali dei propri sudditi.
    Tra tutti consiglio il saggio introduttivo di Claudio Povolo, L’intrigo dell’onore: poteri e istituzioni nella Repubblica di Venezia tra Cinque e Seicento, Cierre, 1997

    Saluti.

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