CARLO CRIVELLI, PITTORE VENETO

ettaglio con libri dal "San Pietro e San Domenico". Parte sx del Trittico di Camerino (smembrato) di Carlo Crivelli (Venezia circa 1430 - Ascoli Piceno 1495). Tempera su tavola, 1482. Pinacoteca di Brera, Milano

ettaglio con libri dal “San Pietro e San Domenico”.
Parte sx del Trittico di Camerino (smembrato) di Carlo Crivelli (Venezia circa 1430 – Ascoli Piceno 1495). Tempera su tavola, 1482. Pinacoteca di Brera, Milano

Un documento del 13 ottobre 1444 attesta che Carlo Crivelli è figlio del pittore Iachobus de Chriveris, abitante a Venezia nella parrocchia di San Moisè e ha un fratello minore di nome Vittore. Un terzo fratello, chiamato Ridolfo dal Ricci nel 1834, è probabile non sia mai esistito[5]. Dell’attività del padre non si conosce nessuna opera: probabilmente fu tra i seguaci di Jacobello del Fiore o Michele di Giambono. Nessun documento noto ci trasmette la data di nascita di Carlo, che viene dedotta agli anni14301435, perché doveva essere già maggiorenne quando, il 7 marzo 1457, fu condannato a sei mesi di carcere e a duecento lire di multa, «perché, innamorato di Tarsia, moglie del marinaio veneziano Francesco Cortese, la rapì dalla casa del fratello di Francesco e la tenne nascosta per molti mesi, avendo con lei rapporti carnali con disprezzo di Dio e dei sacri vincoli del matrimonio». La vicenda del concubinato con la moglie di un marinaio, evidentemente assente da lungo periodo, destò scandalo e fu in tutta probabilità il motivo per cui l’artista si allontanò, senza fare mai ritorno, dalla sua città natale.

Madonna della Passione

Madonna della Passione

Dopo l’arresto del ’57 l’artista era probabilmente finito proprio a Padova, dove doveva aver legato particolarmente con Giorgio Schiavone, seguendolo poi a Zara, città allora sotto il dominio veneziano, in cui lo Schiavone si trovava almeno dal 1461[5]. Qui Crivelli è citato in due atti notarili del 23 giugno 1463 e dell’11 settembre 1465, come maestro pittore, cittadino e abitante della città dalmata, ovvero residente da almeno qualche anno.cea68357fac8d02ef02b78b9ff650023

Nessuna opera si conosce del periodo zaratino. Due Madonne col Bambino e due angeli, ora a Zagabria e a New York, che furono accostate al pittore da Prijatelj, mostrano una certa debolezza del segno, che è da riferire all’attività del fratello Vittore, che pure in quegli anni si trovava nella città dalmata (fino al 1476), piuttosto che a un profilo più basso tenuto da Carlo per “adeguarsi alla scuola locale”. Tutt’al più si possono assegnare a questo periodo le stesse Madonne di Verona e San Diego, in cui l’artista si qualifica come “veneto”, e quindi verosimilmente al di fuori della sua zona d’origine.

Si ignorano le ragioni della partenza da Zara e quando l’artista attraversò l’Adriatico. In ogni caso, nel 1468, firmò il Polittico di Massa Fermana e nel1469 si trovava già ad Ascoli Piceno, dove aveva già avuto modo di entrare in conflitto con un cittadino per una questione di carattere amministrativo di cui restano tracce documentarie.

Pur in mancanza di documentazione, si pensa che Carlo sia stato apprendista di Antonio Vivarini, Giovanni d’Alemagna e Bartolomeo Vivarini, quest’ultimo ben informato della contemporanea cultura pittorica padovana, fondata sulla scuola di Francesco Squarcione; a questa dovette guardare il giovane Crivelli, in particolare al coetaneo dalmata Giorgio Čulinovič, detto Giorgio Schiavone, ad Andrea Mantegna, a Marco Zoppo, nonché ai fiorentini di passaggio in tale città quali Filippo Lippi e Donatello. Non è chiaro se l’artista ebbe, già prima della condanna, un contatto diretto con la scuola padovana, o soltanto mediato dai Vivarini.

Relativamente ai primi anni a Venezia, nessuna opera è sicuramente riferibile all’artista. Le opere ricordate dallo storico veneziano Carlo Ridolfi (1648) nella sua città di origine sono tutte perdute, ovvero un San Fabiano e le Nozze mistiche di santa Caterina nella chiesa di San Sebastiano e le Storie di san Leone Bembo nella cappella di San Sebastiano presso San Lorenzo; stessa sorte è toccata a quelle citate dal Boschini nel 1664[6]. Un paio di Madonne firmate (Madonna Huldschinsky a San Diego,Madonna col Bambino e putti a Verona), già in monasteri veneziani, sono riferite ai primi anni sessanta[6] e rivelano influssi padovani anche se il Bottari ha voluto riconoscervi collegamenti con Domenico Veneziano. Più antica ancora, secondo l’ipotesi dello Zampetti, sarebbe la Madonna Speyer nella Fondazione Giorgio Cini, in cui si respira una cultura più protorinascimentale, legata a Jacopo Bellini.

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