I VENETI “STRANI MIGRANTI” IN PUGLIA

                                                                 mietitori

E’ UNA DELLE TANTE STORIE legate alla migrazione della nostra gente, che ha saputo fare con le proprie braccia e sudore (ma anche con la Fede che le era propria a quei tempi, come sottolinea un monaco che fu il loro padre spirituale) un Paradiso in terra in una landa deserta, di un angolo di Puglia.

Il documentario mi è arrivato per posta dall’autore, che ringrazio di cuore. Racconta di una delle tante bonifiche in cui i Veneti, chiamati dal governo di Mussolini  negli anni ’30 del Novecento per la loro capacità e abilità nei lavori agricoli, si insediarono in un posto incolto, dove nessun pugliese voleva andarci ad abitare. Infatti, nella loro tradizione, i braccianti pugliesi, finiti i lavori nei campi, ritornavano nel loro paese, nella loro comunità e non volevano allontanarsi  per andare ad abitare in un posto incolto.

                                                          Bonifica_Guidonia

I veneti invece, che fuggivano da una terra ridotta alla fame nera, con i campi a volte ancora devastati dall’ultimo conflitto mondiale, videro una grande opportunità nel contratto di mezzadria che veniva loro offerto dai direttori della bonifica, una volta completati i lavori. “Partono col treno dal trevigiano e dal padovano, dietro si portano un po’ di masserizie, lasciandosi alle spalle un Veneto di fame e miseria, ma senza sapere cosa li aspettasse, ne a cosa andassero  incontro.”     l’enclave veneta in Puglia

Così dopo pochi anni, si creò un piccolo paradiso, grazie anche al clima mite e alla terra fertilissima non mancava loro nulla e arrivarono in maniera costante altri parenti in fuga dalla fame. Accolti bene dalla gente del posto, pur nelle rispettive diverse culture e nella diversa lingua madre, che i coloni continuarono a parlare fino all’ultima generazione, aiutati dal fatto che la comunità era autosufficiente e per loro solo recarsi a Taranto, era andare in un altro mondo, come sottolinea uno degli ultimi superstiti.

                                                                   lavori-bonifica

Ma quando i contratti a mezzadria furono aboliti per legge, con un diritto di prelazione sui terreni per i coloni, i direttori del consorzio di bonifica, approfittarono della fiducia che veniva loro accordata e all’inizio del 2000 fecero firmare a tutti gli eredi dei primi pionieri, delle carte in bianco. E li mandarono fuori dal Paradiso che loro stessi avevano costruito.

Molti ritornarono in Veneto, dove il boom degli  anni precedenti aveva trasformato una terra agricola in una regione ai primi posti in Europa nell’export manifatturiero, ma una decina di discendenti rimase, e sono quelli intervistati dal regista. Che malgrado il triste epilogo, sono felici di aver vissuto in quella specie di Eden creato con la loro fatica, la loro e dei  nonni pionieri.

Vi metto il link del bel documentario, che è anche un grande riconoscimento della Regione Puglia e dei pugliesi, nei confronti dei nostri avi e della loro cultura del fare, e del loro spirito di sacrificio. Sono 25 minuti emozionanti,  da non perdere.  strani migranti

 

DUE FILASTROCCHE ANTI PIEMONTESI NATE PRIMA DELL’ANNESSIONE DEL VENETO.

56125_450Che il popolo veneto fosse sostanzialmente ostile ai nuovi padroni “taliani” è un fatto negato dalla storiografia unitaria. Ma noi che amiamo scrivere stupidate, come ha più volte sottolineato la pagina facebook “le cazzate degli indipendentisti”, mettiamo intanto due filastrocche dei nostri avi, come prova di quale aria tirasse veramente nel 1848. La borghesia era magari filo unitaria, ma il 90 per cento dei Veneti era ostile, se non indifferente. Ostilità che aumentò ad annessione avvenuta, con l’introduzione di tasse esose (persino sugli affreschi delle ville venete, poi anche sul macinato per fare il pane) e la povertà sempre più diffusa. Unica scelta, per moltissimi, fu l’emigrazione, al grido disperato “P…ca Italia, ‘ndemo via !)

Sono tratte da un bel periodico, “Quaderni veneti”, diretto dall’amico Roberto Stoppato Badoer, in redazione spiccava tra gli altri Moreno Menini, che credo abbia presentato questo articolo.

I piemontesi son partiti / con la piva nel suo saco / Carlo Alberto l’è un gran macaco / ch’el voglimo fusilar.

e ancora : I Piemontesi co i so bafi / l’è na manega de briganti / i coparemo tuti quanti / i metaremo soto i pié.

Scrive la Redazione: Questo canto antipiemontese fu raccolto da Scipione Righi nel 1857 a Marano di Valpolicella e risale alla guerra del 1848. Sta in diretta della sostanziale estraneità della classe contadina ai moti liberali e risorgimentali.

Aggiungiamo  un articolo di ETTORE BEGGIATO*20e70b3d-6afd-47cc-87e1-58ba38a5fa1412Medium

Il Veneto fu annesso all’Italia il 21-22 ottobre 1866 dopo un plebiscito-truffa scandaloso.

La prima conseguenza dell’arrivo dei “liberatori” italiani nel Veneto fu …la partenza dei veneti dal Veneto. I Savoja nella nostra Terra si propongono come i continuatori dell’infame rapinatore chiamato Napoleone….Una pesantissima coscrizione militare obbligatoria (attraverso la quale si sottraggono alla nostra agricoltura migliaia e migliaia di possenti braccia), la riproposizione dell’odiosa tassa sul macinato, una vera e propria tassa sulla fame, proprio come quella imposta da Napoleone ai primi dell’ottocento, e poi tasse sul sale, sul caffè, sullo zucchero, sul petrolio, tasse giudiziarie e via discorrendo.

C’è chi protesta, con una buona dose di ironia: “Co le teste dei taliani zogaremo le borele (bocce) e Vitorio Manuele metaremo par balin”, e chi, costretto dalla fame e dalla disperazione che flagella il nostro popolo come mai nella nostra storia, emigra. Interi paesi partono alla ricerca della “Merica”, soprattutto nell’America Latina e in particolare nel Brasile meridionale, ricreando un altro Veneto al di là dell’Oceano (Nova Bassano, Nova Vicenza, Nova Padua ecc.), un Veneto che dopo diverse generazioni conserva tenacemente la propria cultura, le proprie tradizioni, la propria lingua.

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La migrazion dei Veneti in Brasil, contà da un de lori

Alberto Carnieto Jr.

righiesti dal Brasile per la loro fama di gente laboriosa, fondarono città partendo da semplici capanne.

richiesti dal Brasile per la loro fama di gente laboriosa, fondarono città partendo da semplici capanne.

La grande immigrazione veneta al Brasile è avvenuta tra il 1870 e 1920, ma anche dopo hanno continuato arrivano più immigrati di tutta la regione del Veneto. Localizzati, nella maggior parte nella regione sud del Brasile, e alcuni nello stato di San Paolo. La Regione Sud del Brasile (Rio grande do sul) concentra la cultura e tradizione veneta del 19. ° secolo tradizioni queste che non esistono più in Italia, soltanto nel sud del Brasile, così come se il tempo si fosse fermato e preservato costumi e lingua veneta Alla fine del 19° secolo e l’inizio del 20. I nostri nonni e antenati sono stati coraggiosi, veri pionieri e degli eroi, perché hanno plasmato l’interno del Brasile,; fondarono la città e hanno cercato di riprodurre l’ambiente della Terra Natale, tutto con molta difficoltà. Oggi, queste città sviluppate dai venetos qui in Brasile, sono luoghi ammirati, quanto per il turismo cheper lo sviluppo socio-economico. Continua a leggere

VENETI E FRIULANI IN ROMANIA UN’ EMIGRAZIONE DIMENTICATA

Risponde Sergio Romano

fotomostTempo fa mi recai in Romania come turista. A Tulcea mi imbarcai su un naviglio che faceva navigazione sul delta del Danubio. Sentendomi parlare con mia moglie in italiano, si avvicinò un signore che era trasmigrato dal Friuli nel 1925 e si era stabilito in quella zona come agricoltore. Mi raccontò che molti altri della sua zona emigrarono lì. Essendo lei di origini friulane, ne è a conoscenza? Mario Casolaro casomario@ alice.it

Caro Casolaro, Nel treno che mi riportava da Vienna a Milano durante la primavera del 1949 incontrai un folto gruppo di veneti e friulani (alcune decine di persone) che erano stati costretti a lasciare la Romania dove le loro famiglie avevano abitato sin dalla fine dell’ Ottocento. Mi spiegarono che con l’ avvento del regime comunista avevano perduto la terra, le aziende e il lavoro. Uno di essi mi fece vedere una copia di Scanteie (scintilla), quotidiano del partito comunista, e mi lesse alcuni titoli. Più tardi seppi che molti profughi furono accolti per qualche tempo in un campo della provincia di Udine. Ma non mi sembra che la stampa nazionale italiana, in quegli anni, abbia prestato una particolare attenzione a quelle vicende. Continua a leggere

El “talian” che no vol mia dir “italiano” in un post comovente de un Veneto del Brazil

De Darcy Loss Luzzato

gli-emigrantiL’obietivo de sto artìcolo che ve scrivo l’è farghe un ringrassimento pùblico a FRANCO SOLDÀ.

I zera arquanti di che no camineva, no ndeva gnanca fora par el cortivo, ma sta matina go fato na pìcola spassegiada, go caminà pi che meno 1 km ntela strada vissina a casa mea.
Seri sentà, ancora stanco dela pìcola spassegiada, co ghe ze rivà me moier, che la zera ndada a la Posta (Correio, in brasilian). La gaveva in man una busta gialda, pi granda de quele par létere, che la vegneva de Recoaro Terme, Vicenza, Itàlia. Continua a leggere