DIVISE VENETE ULTIME: ARTIGLIERIA ed esercito.

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RIPROPONGO qualche nota per gli amici che volessero cimentarsi nella ricostruzione delle ultime uniformi dell’esercito veneto (così era chiamato, in genere) partendo dall’uniforme riprodotta in una  stampa d’epoca, visibile un tempo al museo Correr. Oggi, per dar spazio alla ricostruzione dell’appartamento dell’Attila dei Veneti, anche questa testimonianza è stata nascosta, a quanto mi riferiscono.

Si tratta di un allievo ufficiale di artiglieria, o cadetto, della scuola militare di Verona (l’altra era a Zara,per uffiziali oltremarini e cavalleria). La divisa nella stampa è blu scuro e il taglio è quello comune a tutti gli ufficiali  della fanteria veneta. Noterete un caschetto particolare, che (confrontato con altre stampe) sulla cresta, forse per le parate, era adornato con piume . Nel servizio comune, per motivi di praticità ne era invece privo.

Noterete la “velada” o marsina, a code, tipo frack, le cui punte NON SI TOCCAVANO ma eran discoste dietro. I risvolti erano presenti,  e variavano nel colore a seconda del corpo (fanteria blu, artiglieria rosse). La marsina arrivava sul dietrro all’incavo del ginocchio. Presenti le ghette nere (in tela robusta, detta all’epoca “di salonicchio” che negli uffiziali eran sostituite da stivaloni fin sopra il ginocchio.

La stampa risale al 1785, se ricordo bene.  E conferma che ormai i colore anche per gli artiglieri era il blu scuro, dopo esser stato prima rosso (quando nacque il reggimento sperimentale) poi “gris de fer”. (Fonti Favaloro Esercito veneziano del ‘700).

offizial,  un alfiere della Fanteria

 

Sopra la versione che ci propone il capitano Paravia, di stanza a Verona nel 1797, all’arrivo di Napoleone. La marsina o velada mi pare la stessa dell’allievo ufficiale di Verona. Bordi ripiegati all’indietro e code separate, come si nota anche nella prima uniforme proposta dell’allievo ufficiale.


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L’ABC DELL’ESERCITO VENETO, la gerarchia, l’organigramma.

59777_1582285807731_6033312_nLa pianta organica di un reggimento veneziano nel secondo Settecento comprendeva 515 unità suddivise secondo il seguente ordine gerarchico:colonnello, tenente colonnello, sergente maggiore, aiutante, sei cadetti,  cappellano, chirurgo, ragioniere, armaiolo, esperto di fucili, artigiano, tamburo maggiore, sei capitani e altrettanti tenenti, tre capitani tenenti, nove alfieri e altrettanti sergenti, diciotto caporali, sei pifferi, nove tamburi – posti riservati ai figli di sottufficiali e soldati in servizio permanente – quarantotto granatieri e 384 fucilieri in rango e fila. La prima compagnia era denominata colonnella, la seconda tenente colonnella, la terza sergente maggiore, mentre le rimanenti sei erano indicate coi nomi dei rispettivi capitani.

Effettivi dell’esercito nel 1793:

Terra Ferma 3.379 unità

Lido             3.674

Dalmazia     6.668

Levante          582         per un totale di 14.303 unità (dai pièdilista conservati all’archivio di stato di Venezia.

Brano tratto da “La difesa militare della terraferma veneta nel settecento”, di Sergio Perini. Libreria editrice.

A questo numero si debbono aggiungere 2000 cavalieri. Le cernide non sono conteggiate.

I PICCHIERI VENEZIANI DEL SEICENTO. ARMI, TECNICA DI COMBATTIMENTO

385900_2850238025744_1648612147_nIl sergente aveva, come arma distintiva di grado, l’alabarda, alta poco più di due metri.
Il picchiere era armato di lunga picca. Nel 1641 Fabio Gallo, che era stato al servizio di Venezia, pubblicava nella città lagunare “La Fucina di Marte. Disciplina universal dell’arte militare”. Ivi scriveva che “la picha, che si adopera in guerra…deve esser longa piedi 15” (cioè metri 5,20)”
Il legno era di frassino, con due lunghe barre metalliche verso la cima a protezione dei colpi di spada.

Il soldato indossava”il corsaletto” (corazza), petto e schiena protetti, con due prolunghe (scarselloni) per il ventre e le cosce. Ma non tutti li avevano, solo le prime file, e nel 1573 si stabilì che almeno il 20% avesse l’armatura. A protezione del capo usavano il morione o bacinetto (a seconda della forma e della presenza di cresta).Pike_and_shot_model

Il peso di tutto, compresi gli eventuali spallacci raggiungeva i 15 chili a cui si doveva aggiungere la spada. Necessitavano uomini robusti e gagliardi, a differenza dei moschettieri e archibusieri, e infatti anche il Savorgnan scrisse nel 1599: “Il corsaleto, e la picca s’han da dare ai più forti, e possenti”.picca_impugnatura_svizzera-1024x682

I movimenti delle picche richiedevano coordinamento e molto esercizio, dato che erano sincroni, e le principali posizioni erano:
sull’attenti (picca verticale, tenuta sulla destra, la mano sin stesa sul fianco).
In marcia ( picca quasi in veritcale poggiata sulla spalla destra).
Posizione di attacco (picca orizzontale all’altezza della spalla)
Posizione di difesa ( si piantava la picca a terra, poggiando l’interno del piede sinistro sopra, era sostenuta dalla sinistra mano, e la destra poggiava sull’elsa della spada, pronti all’estrazione).

riassunto
da “Esercito veneziano del 600” di Alberto Prelli dis. Di Franco Finco ed. Filippi Venezia 1993

I MEDICI MILITARI VENETI, LA CHIRURGIA E LE FERITE DA ARMA DA FUOCO. Portiamo un cero per grazia ricevuta ;)

capitano di fanteria e suo attendente (ragazzo)

capitano di fanteria e suo attendente (ragazzo)

Si dividevano, come usava all’epoca, in Medici e Barbieri Chirughi. Ora, affidare le operazioni ‘in corpore vili’ a un barbiere.. non prometteva nulla di buono, ma allora in tutto il modo civile, si usava così. Il medico era un teorico, che non aveva alcun contatto fisico col paziente, diagnosi e prognosi venivano espletate soprattutto mediante l’esame delle urine e delle feci, che venivano esaminate a vista, annusate, valutate secondo le teorie ippocratiche. Era loro prerogativa la prescrizione medica, che veniva introdotta via orale, o la pratica del salasso mediante sanguisughe.

I chirurghi o barbieri erano a diretto contato col paziente, e oltre al compito di far barbe e capelli dell’equipaggio o dei soldati, provvedevano anche a piccole amputazioni o interventi, su direttive del medico e alla dissettazione dei cadaveri, su direttiva sua.  SANMARCO02

Per le ferite da arma da fuoco, il primo intervento era di allargarla con un forcipe e di “estrarre – se ve ne fossero – frammenti di abito di imbottitura, pezzi di stoffa, di carta, di maglia di ferro, frammenti di palla, pallini, picole schegge d’osso.  Per trovare “le palle e gli altri corpi estranei. ”  il Paré suggeriva “di farlo con un dito, piuttosto che con un altro strumento, perché il senso del tatto era più sicuro di ogni sonda. ” Non suggeriva però di lavarsi le mani.

In quel torno di tempo, data la grande diffusione.  di armi da fuoco, vennero inventati strumenti specifici per curare le ferite, e il primo estrattore di palle fu chiamato “Alfonsino” dal nome del suo inventore.

Alberto Prelli, Sotto le bandiere di San Marco . Le armate della Serenissima nel ‘600.

L’esercito veneto, la carriera militare e le paghe.

uniformi di musicanti di fine '700 con la montura di tipo austriaco usata fino al 1788-

uniformi di musicanti di fine ‘700 con la montura di tipo austriaco usata fino al 1788-

Nel 1695 il Capitano Generale Dal Molin aveva introdotto uno schema di avanzamento (detto “ottazione” ) basato sull’anzianità.  I quadri erano reggimentali fino al grado di Maggiore e per Arma o Riparto quelli superiori.  Nel 1708 il Generale Steinau introdusse un nuovo sistema di avanzamento, basato su un unico catalogo degli Ufficiali distinti per grado e meriti.  Ciò permise di ridurre il numero dei Reggimenti e delle compagnie, e il personale eccedente e non idoneo fu cassato con decreto del 1709.

Le paghe variavano da 30 lire mensili, dei fanti italiani (circa 400 euro attuali), le 56 dei caporali e le 84 dei sergenti,  mentre ne toccavano 140 ai tenenti,  175 al capitano, 210 al sergente maggiore (si intenteva il “maggiore” dell’esercito di oggi), 490 al colonnello, e 700 al sergente generale di battaglia.  In cavalleria la paga era più alta, dato che si calcolava il mantenimento del quadrupede, e includeva la detrazione per la rimonta o sostituzione del cavallo.

da “Tra i Borboni e gli Asburgo” di V. Ilari, G. Boeri, C. Paolelli ed. Ricerche… ormai introvabile 🙁

 

 

ESERCITO VENETO. FANTERIA, TAMBURINO /1790-1797.

Di Millo Bozzolan

TAMBURINO DELL’ESERCITO VENEZIANO, ULTIMA UNIFORME.

1005608_10201480437843523_174550178_nDivisa della fanteria con caschetto e piumetto in struzzo grande come quello del sergente e degli ufficiali. gallonatura in oro su stoffa bianca.

“I tamburini erano ragazzi dell’età di 15 anni chiamati Putti, uno per compagnia, solo i granatieri avevano un piffero, che era pure un giovinetto” F. Paleologo Oriundi, pag. 15
aquerello del Paravia museo Correr. Continua a leggere

ESERCITO VENETO: I DRAGONI NEL ‘600, come sono nati e il loro impiego.

di Alberto Prelli

285742_10200676715790974_811382382_nI dragoni erano fanteria montata. Si servivano del cavallo per rapidi spostamenti , ma combattevano appiedati.

Erano utilizzati per presidiare punti strategici, dare sicurezza a chi faceva foraggio e provvedeva in genere ai rifornimenti, pattugliare all’esterno l’accampamento.

Una compagnia di “moschettieri a cavallo” è presente nel 1617 durante la guerra del Friuli. Il nostro dragone porta il moschetto a tracolla dietro la schiena e la miccia accesa avvolta intorno al polso. Indossa un morione a punta e degli stivali, a volte sostituiti dalle scarpe.
Approfondimento

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LE SOLLEVAZIONI AL GRIDO DI SAN MARCO TRA BRESCIA VERONA E BERGAMO

Di Dan Morel Danilovich

schiavoni feelissimi e reggimento Trevisofurono i protagonisti della rivolta a Verona e dintorni.

schiavoni feelissimi e reggimento Trevisofurono i protagonisti della rivolta a Verona e dintorni.

LE PASQUE VERONESI gli scontri a Salò 1 aprile 1797.
Gli abitanti di Maderno, Tuscano e Teglio, senza frapporre indugio, presero a loro volta le armi e si affrettarono a raggiungere i Marcolini di Salò. La cittadinanza era in quel periodo, un centro importante sul lago di Garda e godeva di una vasta autonomia. Governata da un Podestà veneziano fu “democratizzata” il 28 marzo, ma già il 29 abbatté l’albero delle libertà, innescando immediatamente il sollevamento di altre cittadine. Questo spiega l’immediata reazione giacobina.

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GLI ULTIMI RUGGITI DEL LEONE: L’ESERCITO VENETO CONTRO NAPOLEONE

Di Dan Morel Danilovich

L’ESERCITO VENETO SI BATTE’ CON CORAGGIO, QUANDO POTE’, CONTRO L’INVASORE. Desenzano, 14 aprile 1797.

rinnegato al servizio dei dei francesi famigerata Legione Lombrda che partecipò ad omicidi di massa e furti.

rinnegato al servizio dei dei francesi famigerata Legione Lombrda che partecipò ad omicidi di massa e furti.

Al fine di portare aiuto e di rafforzare la linea del fronte di Salo’ il Brigadiere Generale Maffei, invia il 14 aprile, due compagnie di truppa veneta di linea, istruite per una manovra difensiva in direzione di Lonato; Continua a leggere

ESERCITO VENETO A FINE ‘700 TRA CERNIDE E PROFESSIONALI

di Millo Bozzolan

granatiere, aggregato ai fanti di linea. Il colbacco in realtà pare fosse usato solo nelle parate.

granatiere, aggregato ai fanti di linea. Il colbacco in realtà pare fosse usato solo nelle parate.

Riporto in sunto pagg. 36 e 37, 65 e oltre di Esercito veneziano del ‘700 del compianto Francesco Paolo Favaloro, ed. Filippi Venezia.(E altre fonti)

Col decreto del 6.6.1788 viene introdotta l’ultima uniforme,che riguarderà sia l’esercito normale che le cernide (a parte le realtà montanecon loro divise, come i cadorini e l’altipiano dei Sette Comuni).

Il colore di fondo diventa blu turchino (panno di lana bluscuro) per i pantaloni e la giacca, gilet bianco. D’estate gilet in tela biancaper i soldati, in seta per gli ufficiali, idem i calzoni. La giacchetta per isoldati era corta, con i risvolti girati, per i graduati (dal sergente in su era lunga al ginocchio). Continua a leggere