UN FINE SETTIMANA IN VAL BELLUNA .. A CERCARE I ” TABIA’ ” :)

Tabià in una frazione di Forno Alto, come si presentava nel 1952. Abitazioni rustiche legate alle esigenze di economia agricolo domestica: allora si coltivavano (come anche oggi, in parte) un po’ di frumento, orzo, segale, fave, patate, direi immancabili.

WIN_20160521_17_33_48_ProNella foto vediamo le piante di fave messe a seccare in una rastrelliera, appoggiata al “tabià”. Spesso, per l’essiccazione delle fave si usavano impalcature apposite, dette faver (vedi a destra dietro le case). Nella parte alta del tabià, dal ballatoio (balanzìn) sporgono mazzi di orzo lasciati seccare all’aria e al sole.WIN_20160521_17_52_45_Pro

Sopra, esempio di rustico, stalla e fienile ben conservato a Iràl di Zoldo alto a quota 1200 mt.

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Vecchio mulino a Coi di Zoldo Alto, ora abitazione. L’acqua incanalata nel sitol veniva lasciata cadere a getto sulla ruota a pale, che a sua volta muoveva le macine all’interno.

da:I LAVORI DELLA MONTAGNA BELLUNESE di Ester Cason e Loredana Corrà.