Vescovo e popolo di Vittorio Veneto. Il comando italiano blocca i soccorsi austriaci ai veneti occupati.
Gualtiero Scapini
E’ interessante leggere che il comando austro-ungarico aveva proposto al governo italiano di inviare viveri alle popolazioni affamate rimaste nelle provincie occupate, ma che tale proposta era stata respinta. Questo ci illumina su quanto fossero (e sono) tenute in considerazione a Roma le nostre genti venete. Ricordo che una proposta simile era stata fatta, sempre dal governo imperiale per il sostentamento dei prigionieri di guerra italiani rinchiusi nei campi dell’Impero e che anche in quel caso il governo italiano l’aveva sdegnosamente respinta. Nel secondo caso l’alto comando militare aveva tacciato i prigionieri di guerra italiani come disertori e vigliacchi, non meritevoli dell’aiuto della “Grande Proletaria”.
L’Arciduca Giuseppe d’Ungheria accenna di frequente alle spoliazioni fatte dai tedeschi ed alle misere condizioni nelle quali erano state ridotte le popolazioni italiane del Veneto. “Il castello – tranne pochi oggetti – è stato completamente spoliato dai tedeschi. In tutta la regione questi hanno requisito fino all’ultima mucca e fino all’ultimo chicco di grano, così che ora ci tocca quasi di mantenere la popolazione, mentre il nostro paese e le nostre truppe muoiono di fame”.
Una persona che l’arciduca cita sovente nel suo diario il vescovo di Vittorio. Egli è stato avvertito dai tedeschi che bisogna essere guardinghi, nei riguardi del prelato il quale è sospetto di spionaggio. L’arciduca commenta, però, che anche se ciò fosse vero, il vescovo <come italiano, non farebbe che il suo dovere>. Un giorno l’arciduca viene informato da un famoso detective addetto alle formazioni della Croce Rossa svizzera presso l’Esercito austro-ungarico – il quale parlava perfettamente italiano e ha l’incarico dal Comando d’armata di sorvegliare la popolazione italiana – che il vescovo di Vittorio gli ha affidato due lettere perché <nel suo viaggio in Italia> siano recapitate a suoi amici italiani.


è passato più di una anno da quando Milo, ci ha lasciato l’onore e l’onere di continuare la sua opera di diffusione della nostra millenaria Veneta Storia.