E LA CHIAMANO DECADENZA.. IL SETTECENTO VENEZIANO

Quando arrivò Napoleone, distrusse con lo stato veneto, una civiltà che era ben lontana dal crepuscolo. L’aristocrazia veneziana, certamente bisognevole di ampliare il potere alla Terraferma, aveva tuttavia impresso un impulso notevolissimo verso la modernità, volgendo i suoi interessi all’entroterra, da cui traeva ormai tutte le risorse dello stato.  Il porto di Venezia, ridimensionato a porto dello “Stato da tera”, aveva però sviluppato un traffico commerciale che lo rifaceva tra i primi in Europa. 

Ma non solo… di precisa Giovanni Distefano “la Dominante realizzò notevoli imprese tra le quali l’anagrafe del 1766 e i bilanci generali dimostrando una capacità di raccolta dati che ancora suscita ammirazione;

si crearono nuove magistrature, operanti in campo economico finanziario, e si moltiplicarono le conferenze di più uffici con notevoli con notevoli approfondimenti di ricerca e di studio , si presero in tempi diversi notevoli provvedimenti in favore dell’agricoltura e dell’allevamento, creando una cattedra di agronomia e una scuola di veterinaria e fondando accademie di agraria in molte città;

si operò attivamente una rinascita dell’industria e dell’artigianato; si affrontarono pur nella penuria di denaro, le grandi opere pubbliche, facendo passare progetti di bonifica, opere di regolamentazione dei fiumi e di difesa della laguna ciclopiche (i murazzi ne sono un esempio ndr) ;

si dimezzò il debito pubblico; 

si approvò il Codice per la Veneta Mercantile Repubblica, in cui furono codificate per la prima volta le leggi mercantili marittime e si incominciava  a metter mano al Codice Veneto civile, nella volontà di ordinare tutte le leggi emanate dalla Repubblica…

Ma non bastasse questo a render grande il Settecento veneto… i Veneziani, attratti dalle possibilità i investimenti sicuri e con notevoli ritorni, si volgevano sempre più verso la Terraferma, per acquistarvi campagne e costruirvi case, sopratutto per curarvi i oro interessi di proprietari fondiari. E vi andavano ad abitare non solo per i periodi di villeggiatura, ma, quando potevano, per tutto l’anno; finivano nei paesi di campagna anche professionisti (come medici e chirurghi) che vi trovavano possibilità di guadagno superiori a quelli offerti dalla Dominante. Il governo favoriva questo vitalizzarsi della campagna. (Cozzi)

A questo rinnovato impulso, si deve quindi la grandezza delle Arti (pittura, musica) nel Settecento veneziano, che si rifletteva nei teatri della Capitale, nella sua vista intellettuale e sociale, ancora degna di una grande capitale europea,  che era una attrattiva per tutto il resto dell’Europa. 

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3 Risposte

  1. Giovanni Zanon ha detto:

    Ho apprezzato gli apporti culturali di questo blog, dove vengono poste in risalto le luci che ancora l’economia, la burocrazia, l’organizzazione decentrata veneziana emanava nel settecento.Il problema della difesa dello stato “de tera” era però assolutamente sottostimato per non dire sconosciuto. L’affidarsi per lunghissimo tempo ad una neutralità non difensiva, aveva posto la Serenissima in balia degli eventi e scontri tra gli stati europei. Solo il precario sistema degli equilibri tra Francia, Imp: Austriaco ed Inghilterra aveva impedito che all’Austria di mangiarsi lo stato Veneziano. Praticamente inerme. Da qui passa la grande critica al sistema Oligarchico veneziano incapace di rinnovarsi, impoverito, corrotto dal gran numero di Barnabotti in cerca di fortuna, dedito all’apparenza, futilità, alla spesa improduttiva, incapace di capire il grido di dolore delle province di terraferma percorse senza riguardo da eserciti nemici. Il disprezza di Napoleone per Venezia e la sua classe dominante, penso che nasca da queste considerazioni; chi non ha il coraggio di difendersi non è degno di esistere. Non valgono per questo miserabile comportamento tutte le migliori iniziative del mondo.

    • Millo Bozzolan ha detto:

      Non condivido le sue conclusioni, sia per la critica troppo impietosa verso gli ultimi aristocratici veneziani, sia per la quasi assoluzione verso l’Attila dei veneti. Non capisco cosa avrebbe potuto fare Manin e compagnia con l’esercito francese in casa,se non cercare di salvare almeno la continuità dello stato veneto, accettando il passaggio dei poteri alla Municipalità. Ma ospito comunque volentieri la sua opinione.https://www.venetostoria.com/wp-admin/edit-comments.php#comments-form

  2. Giovanni Zanon ha detto:

    Ti ringrazio per lo spazio ricevuto e confido di contribuire alla discussione del bolg .

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