I BOMBARDAMENTI ALLEATI, A VOLTE INUTILE STRAGE, COME A PADOVA. UNA TESTIMONIANZA.

5 Risposte

  1. alberto durer Bacchetti ha detto:

    avevo solamente tre anni,ma gli scoppi delle bombe mi risuonano a volte ancora nelle orecchie mia madre mi faceva masticare del pane perchè i timpani non sanguinassero,dallo spostamento d’aria una mia cugina di poco più grande rimase schiacciatea tra un armadio e la parete della stanza il padre impazzì.Le bombe cadendo sembravano stormi di uccelli neri.Dio volendo il centro storico rimase quasi indenne distrussero Campo Marte-la stazione ferroviaria-Ponte di Brenta linee ferroviarie e stradali .Una sorella di mia madre aveva un ristorante al Foro Boario in Prato Della Valle (i sotteranei adibiti a rifugio antiaereo) adiacente ad una grossa caserma e alla chiesa di Santa Giustina fortunatamente risparmiate dai bombardamenti. I liberatori ci avrebbero liberato,ma a caro prezzo.

    • Antonio Bonomi ha detto:

      Per Alberto Durer Bacchetti. Sarei un tuo parente, vecchio nipote della Zia Ida che abitava a Ronchi. Figlio di Mariano Bonomi e quindi nipote dell’Avv. Antonio. Se mi leggi, per favore rispondimi. Ciao,

      • Antonio Bonomi ha detto:

        Aggiungo: i miei lontani parenti Durer Bacchetti (che avevano di preferenza nomi germanizzanti, come Alberto, Umberto, Roberto ecc.) possedevano e gestivano una farmacia sulla strada fronteggiante l’Aeroporto. in corrispondenza del Cavalcavia di Brusegana. Sei di quelli?

  2. Bonomi Antonio ha detto:

    Io c’ero: l’articolo di Millo Bozzolan sui bombardamenti della seconda guerra mondiale contiene numerose inesattezze che posso contestare in quanto abitavo a Padova, fra la Chiesa di Santa Croce e il convento dei Cappuccini. Essendo della classe ’31 frequentavo la “Scuola media Unica” ed ero intruppato come Balilla Moschettiere Vice-caposquadra. Riconoscevo gli aerei militari su cui circolavano ampie documentazioni dall’Editoriale Aeronautica. Dopo l’armistizio dell’ 8 settembre 1943 Padova fu bombardata due volte, a tappeto, dalle Fortezze Volanti B17 che centrarono la stazione FS, gli scali ferroviari e le contigue industrie, con danni anche nel vicino quartiere dell’Arcella e numerose vittime civili. In molti, compreso io e la mia famiglia, assistemmo allo “sgancio” indisturbato e in formazione perfetta. I rifugi sotterranei tubolari esistevano, numerosi, c’erano cantine rinforzate e con anticrolli ma poco frequentati. Non c’era più contraerea né caccia. Fu peggio l’8 febbraio 1944, che era la notte precedente alla Festa degli Studenti (in ricordo dell’insurrezione anti-austriaca del 1848) nella quale si succedettero tre ondate di bombardieri, che sparsero sul centro città bombe e spezzoni, danneggiando anche monumenti storico-artistici. La ragione dei quel bombardamento, si ipotizzò, tendesse a disgregare la riorganizzazione, mediante leva obbligatoria e volontariato, dell’esercito della RSI. La Cappella di Giotto e il “Salone” si salvarono ma non gli affreschi del Mantegna della chiesa degli Eremitani, purtroppo attigua al Distretto Militare in via di riorganizzazione. Non erano certo Fortezze Volanti ma quadrimotori britannici. Con la mia famiglia restammo a letto e per fortuna ci andò bene. Non così a vari miei compagni di scuola che ebbero le case distrutte e furono estratti malconci dalle macerie. Fu centrato un rifugio, una strage. Niente più vetri a tutte le finestre della città ma qualche foglio di legno compensato. La mia scuola media unica Italo Balbo, un palazzo nobiliare riadattato aveva il tetto sfondato e fu chiusa. Casa mia era inabitabile e quindi ci trasferimmo in campagna, presso una vecchia zia che possedeva un’azienda agricola. E qui comincia un’altra storia. Padova subì ancora qualche bombardamento diurno meno importante mentre ne subirono di gravi, notturni e diurni, Verona, Vicenza, Treviso e Mestre.

    • Millo Bozzolan ha detto:

      La ringrazio per la cronaca perfetta di quei tristi giorni. Io ho riportato quanto mio cugino Giovanni, allora un bimbetto di appena cinque o sei anni, poteva ricordare.

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