I LUOGHI SEGRETI DEL VENETO, IL LAGO DI FIMON NEL VICENTINO

LAGO DI FIMON – ARCUGNANO ( VICENZA – VENETO )

13331032_1730002897255673_5762716469006487967_nBuon giovedì a tutti amici, oggi ci spostiamo ad Arcugnano, vicino Vicenza, per far visita al lago di Fimon. La segnalazione ci viene data dalla nostra nuova collaboratrice Elisa Ravagnani che ci ha fornito parte del materiale fotografico.

Il lago di Fimon è uno specchio d’acqua di modeste dimensioni ( 0,60 km quadrati ) e poco profondo ( circa 2 m) che si trova in comune di Arcugnano, tra le frazioni di Pianezze e Lapio. È l’unico lago di dimensioni significative dell’intera provincia.13336142_1730002827255680_6920990269667514503_n

I dintorni del lago sono anche un sito archeologico, la cui importanza fu riconosciuta già nel XIX secolo dal naturalista vicentino Paolo Lioy.

Il lago è d’interesse turistico, specie nella bella stagione, in cui diviene meta ideale per gite fuori porta da parte della popolazione del territorio vicentino. Nelle sue vicinanze sono presenti un bar ( che si trova direttamente affacciato sul lungolago ) e due pizzerie. Nelle acque del lago viene praticata la pesca sportiva, anche con l’utilizzo di barche, per le quali è disponibile un punto noleggio.13346426_1730002900589006_571243276228685683_n

ARCHEOLOGIA
L’interesse archeologico della zona di Fimon è dovuto al ritrovamento di resti di insediamenti risalenti ad almeno due epoche differenti: uno al neolitico ed uno all’età del bronzo.

I resti risalenti al neolitico presumibilmente si possono ricondurre alla fase antica della cultura dei vasi a bocca quadrata. Le datazioni al radiocarbonio dei resti li collocano alla prima metà del IV millennio a.C.13346561_1730003183922311_6075670203591112299_n

Il ritrovamento principale è costituito dai resti di capanne con focolare che riposa su strutture orizzontali di pali incrociati. Sono stati ritrovati focolari costituiti di blocchi di calcare ricoperti d’argilla e limo, di forma quadrata o circolare.
Nei pressi di tali strutture sono stati rinvenuti pali piantati verticalmente, che in un primo tempo avevano fatto pensare ad un abitato palafitticolo.

I legni utilizzati sono abbondanti nella zona vicina al lago; principalmente ontano, frassino, faggio e acero. Si suppone che la scelta, preponderante, dell’ontano fosse dovuta alla sua maggiore resistenza in ambienti umidi.
La parte aerea delle capanne non è stata rinvenuta, fatta eccezione per qualche pezzo d’intonaco lisciato da un lato e recante impronte di rami d’albero dall’altro.13346698_1730002997255663_3290411868418283394_n

Si può supporre che le piante delle capanne fossero rettangolari.

Nei pressi dell’insediamento sono stati rinvenuti conchiglie, ossa d’animali ( tra cui mammiferi, pesci e tartarughe ), semi carbonizzati, strumenti di pietra e d’osso, cocci e qualche sparuto oggetto ornamentale.13346954_1730002970588999_3018454296877170897_n

Nel luogo giaceva sepolto un ragazzo di dieci – dodici anni, assieme a ceramica del tipo di quella ritrovata all’interno dell’insediamento. La datazione al carbonio 14 tuttavia sembra indicare per i resti del fanciullo un’età maggiore di quella delle capanne, essendo queste di circa 200 anni più recenti.13419275_1730002967255666_7510454210435109337_n

Gli strumenti di selce a scheggiatura laminare, principalmente di dimensioni grandi, sono stati ritrovati in quantità: grattatoi, punte foliate, bulini, perforatori, lame ritoccate; asce spesse di forma allungata ( più comuni ) e asce corte più sottili ( più rare ), un pezzo di scalpello, dei pestelli ed una macina. Alcuni strumenti recavano resti di mastice, presumibilmente utilizzato per immanicare lame e altri utensili su aste di legno. Un ritrovamento particolarmente significativo è costituito da una freccia di selce con punta peduncolata e asta lignea.13423790_1730003010588995_2459341676285033545_n

Sono stati rinvenuti anche punteruoli e spatole d’osso, zagaglie d’osso e oggetti ricavati a partire da corna di cervo, presumibilmente percussori.

La ceramica fine rinvenuta consta di scodelle profonde a bocca circolare o quadrata e vasi ad alto piede ( talora decorati con motivi geometrici ), vasi e bicchieri a bocca quadrata e a fiasco, scodelle a bocca circolare ( talora decorate con piccoli lobi sopraelevati sul bordo ). La ceramica grossolana consta invece di vasi a bocca quadrata, a fiasco e a tronco di cono, grandi vasi profondi.

È da notare che alcuni vasi portano sul fondo l’impronta delle stuoie sulle quali presumibilmente poggiavano in fase di realizzazione.

I ritrovamenti in questo caso non sono numerosi e si limitano a due metatarsi di lepre forati e cinque denti umani forati e limati.

Ecco un video del Lago di Fimon:

https://www.youtube.com/watch?v=W9VhDM5FZT8

Direi che come meta è da tenere sicuramente in considerazione.

RINGRAZIAMO ELISA RAVAGNANI PER LA CORTESE SEGNALAZIONE E PER LE SPLENDIDE FOTO FATTECI PERVENIRE.

DA https://www.facebook.com/I-meravigliosi-luoghi-segreti-del-Tri-Veneto-1420474544875178/?fref=photo

COSTITUZIONALISMO VS TRADIZIONE (quello che abbiamo perso,vien da pensare)

Di Alberto Veneziano

imagesFra gli argomenti interessanti del convegno di Castelbrando ce n’è stato uno in particolare: costituzionalismo vs Tradizione.
L’argomento è complesso ma mi sento di farne una sintesi. Intanto costituzionalismo sta a italia come Tradizione sta a Repubblica Veneta, che non ha mai avuto una vera e propria costituzione proprio come il Regno Unito.

La “costituzione” è un retaggio “rivoluzionario”, una delle “innovazioni” portate in giro dai giacobini e da napoleone. In soldoni significa tirare una riga, fare un break dopo un evento traumatico e, dopo aver cancellato il passato, decidere pomposamente che “da questo momento si fanno le cose come si deve”. Nello stesso tempo però, si cristallizza la realtà in una serie di codici scritti a “caratteri di fuoco per i secoli a venire” o almeno fino al prossimo evento traumatico che tirerà una nuova “riga” e cancellerà il passato.

La “Tradizione” invece, si basa su poche semplici leggi che non occorre nemmeno scrivere perché chiunque le conosce anche se non sa leggere. Di volta in volta si aggiornano le regole alla realtà, nel solco della tradizione ma adeguandosi alle novità. Con questo metodo la più longeva Repubblica della storia è andata avanti per 11 secoli e la più antica Democrazia del mondo tira avanti da 7 secoli senza bisogno di rivoluzioni definitive.

IL “SUN” ESORTA LETTORI A CREDERE NELLA GRAN BRETAGNA, fuori dalla UNIONE EUROPEA

image001IL “SUN” ESORTA LETTORI A CREDERE NELLA GRAN BRETAGNA ( TRADUZIONE)

 Noi stiamo per prendere la decisione politica più importante della nostra vita. Il “Sun” invita tutti a votare il Brexit.
Dobbiamo liberarci dalla dittatura di Bruxelles.
Nel corso dei 43 anni della nostra appartenenza dell’Unione europea, l’UE si è dimostrata sempre più avida, dissipatrice di risorse, arrogante ed incredibilmente inetta a fronteggiare la crisi.
Giovedì prossimo, alle urne, saremo in grado di correggere questo errore, storico ed enorme.
È la nostra ultima possibilità.

Perché, non dubitiamone, il nostro futuro sembra molto più triste se restiamo dentro.
Al di fuori dell’UE possiamo diventare più ricchi, più sicuri e liberi finalmente di forgiare il nostro destino – come possono già fare l’America, il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda e molti altri grandi democrazie.

E come siamo stati i primi a fare secoli fa.
Se restiamo nell’UE, la Gran Bretagna sarà inghiottita – in pochi anni – da questa espansione senza sosta: uno stato federale dominato dalla Germania.
Con tutte le sciatte assicurazioni di David Cameron, i nostri poteri e i nostri valori saranno ulteriormente erosi.
Restare nell’UE peggiorerà la situazione per l’immigrazione, peggiorerà l’occupazione, peggiorerà gli stipendi e peggiorerà il nostro modo di vivere.
La Grecia è in bancarotta.
L’Italia corre il rischio di andare allo stesso modo, con conseguenze ancor più disastrose.
In Spagna, il 45 per cento degli infra-venticinquenni sono senza lavoro. E numerosi sono gli Stati ancora più poveri e peggio-governati che si stanno unendo all’UE.
Restare nell’UE significa essere impotenti a tagliare l’immigrazione di massa che mantiene bassi i salari e mette sotto una pressione catastrofica le nostre scuole, i nostri ospedali, strade e abitazioni.
In ogni caso, comporta un rischio maggiore.
La campagna “Remain”, fatta dalle corporations, da europeisti arroganti e da banche estere, si propone di terrorizzare tutti noi su come sarà la vita al di fuori dell’UE.
La loro strategia, il “Progetto paura“, prevede disoccupazione di massa, tassi di interesse alle stelle e inflazione, crollo dei prezzi delle case, anche la guerra mondiale.
Il Tesoro, la Banca d’Inghilterra, il Fondo monetario internazionale e leader del mondo sono stati mobilitati da Downing Street per dar man forte ai loro cupi ammonimenti.

 Altre importanti notizie su:

http://www.ilnord.it/c-4899_PANICO_A_BRUXELLES_E_TERRORE_A_LONDRA_TRA_I_FILOUE_ADESSO_ANCHE_IL_POPOLARISSIMO_THE_SUN_SI_SCHIERA_PER_IL_BREXIT

LA STORIA DELLA SERENISSIMA E LA CORTINA FUMOGENA DEGLI INSEGNANTI

Seren

La storia di Venezia è importantissima, vi si dedicano da sempre fior di studiosi in tutto il mondo, ma a quanto pare, non piace agli insegnanti italiani e nemmeno al ministero della Pubblica Istruzione.. si sa mai che non scappi la cassa… nel desolante panorama si inserisce anche qualche testa vuota (per fortuna rara) “venetista”. Uno l’altro giorno mi precisava che Venezia fu un fatto poco rilevante, la storia dei veneti essendo moto più ampia e antica.

Fan cascar le braccia. Il mondo è pieno di opere d’arte nate grazie alla civiltà veneta espressa da Venezia, e fu Venezia che riunificò l’antico “angulus Venetorum” che anche i Romani riconobbero e rispettarono, nel nome di San Marco che lo evangelizzò per primo.

Ma tornando alla cortina fumogena dell’istruzione pubblica italiana vi metto come esempio un volumetto edito dalla scuola media del paese di Seren, scritto dagli alunni sotto “la direzione” dei loro insegnanti. Tratta delle vicende del paese dall’anno mille in poi: arrivati all’epoca veneziana, mica si soffermano più di tanto, sulla costa del Montenegro i serbi la studiano 5 ore al mese e la civiltà veneta ha riempito i musei di tuttto il mondo di opere d’arte, le armate venete per secoli fermarono l’islam alle porte d’Europa, ma poco importa ai professori giacobini, i quali  fanno scrivere nel volume:

La dominazione veneziana viene ricordata come un periodo di splendore (bontà loro), in realtà il controllo della Serenissima fu molto rigido e si manifestò anche nel privare le genti sottomesse della possibilità di eseguire il ciclo completo di certe lavorazioni (ad esempio si potevano forgiare le lame, ma le spade dovevano essere assemblate a Venezia, così fu d seguito per le armi da sparo ecc…) AL FINE DI INDEBOLIRE ECONOMICAMENTE I SUDDITI e di ostacolare le eventuali ribellioni.

A volte qualcuno mi prende per un fissato, quando parlo di giacobini, come fossimo nel 1797, ma se non è propaganda giacobina questa…e poi non metto integralmente  il resto. la chicca finale, è quella che spiega l’invasione francese del 1796/7 che, tra furti e violenze fu provvidenziale perché ci insegnò il nazionalismo e portò all’unità d’Italia.

ma “a li mortacci vostri…”

L’ASSALTO AL CAMPANILE, NELLA CRONACA DEL CORRIERE DELLA SERA.

10 MAGGIO 1997

I FUNERALI DI BEPIN SEGATO, L'AMBASSADOR NEL MARZO 2009

I FUNERALI DI BEPIN SEGATO, L’AMBASSADOR NEL MARZO 2009

L’ assalto si e’ concluso dopo quasi nove ore con l’ arresto dei terroristi. In serata un comunicato e nuove minacce: ” Liberateli “

” Abbiamo occupato piazza San Marco “

Sequestrano un traghetto, poi l’ attacco al Campanile. L’ assedio notturno e il blitz dei carabinieri

 L’assalto si e’ concluso dopo quasi nove ore con l’arresto dei terroristi. In serata un comunicato e nuove minacce: “Liberateli” “Abbiamo occupato piazza San Marco” Sequestrano un traghetto, poi l’attacco al Campanile. L’assedio notturno e il blitz dei carabinieri

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI VENEZIA – I rappresentanti del Serenissimo governo veneto a un certo punto si sono trovati assediati da un manipolo di “terroni”: il colonnello della guardia di finanza Claudio Nasta, brindisino; il colonnello dei carabinieri Emilio Borghini, romano; un capitano dell’Arma calabrese; il prefetto Giovanni Troiani, romano; il magistrato, Remo Smitti, procuratore aggiunto di Venezia, barese. L’unico nordista, il questore, Lorenzo Cernetig, triestino.

Ed e’ a quest’ultimo che si rivolge il magistrato: “Ci parli lei, dotto’ – gli suggerisce -. Non vogliamo che pensino a provocazioni”. Erano le 3.30 della notte di ieri. Sopra il campanile di San Marco lucean le stelle, da una cella campanaria della torre da cui, secondo il viaggiatore del XVII secolo Thomas Corvat, si gode il panorama piu’ bello del mondo, garriva al debole vento una bandiera della Serenissima repubblica.121029449-7ada4dc7-5492-4abe-907f-e6a133f9ffff

Ai piedi del campanile un gruppo di sudisti “servitori dello Stato centralista e oppressore” batteva i piedi per il freddo umido, meditava sul da farsi e si domandava perplesso davanti a un camper bianco rubato appoggiato alla staccionata che circonda la base della torre e a un vecchio Fiat 690 con improbabile travestimento da blindato bellico: una carnevalata? (siamo pur sempre a Venezia). Una beffa? O un drammatico campanello d’allarme, come avvertiranno ore e ore piu’ tardi commentatori e politici? Interrogativi inquietanti ma inutili. Occorreva decidere.

Ricorda il colonnello Nasta: “E abbiamo deciso. Abbiamo scelto il Gis perche’ il Gruppo d’intervento dei carabinieri a Livorno era il piu’ vicino a noi”. Ore 0.20 – Al punto d’imbarco dell’isola del Tronchetto sta per partire l’ultimo traghetto della linea 17 diretto al Lido. La nave si chiama – e’ destino – San Marco. Il manipolo paga il biglietto (67 mila lire) e il loro camion con rimorchio fra le proteste dei pochi autisti e passeggeri presenti supera la fila e si imbarca per primo.blindato-serenissimi_thumb400x275

Uno del gruppo va dal capitano Giovanni Girotto, 55 anni, da 25 a servizio dell’Azienda comunale trasporti veneziani, gli punta un Mab in perfette condizioni: “Portaci in piazza San Marco”. I complici sequestrano i telefonini ai passeggeri. Il comandante cerca di dissuaderli. “Non c’e’ pescaggio, il fondale e’ basso”. “Devi partire, scassa pure tutte le gondole”. Ore 0.40 – Il San Marco attracca a Todaro dove pure non c’e’ pontile.

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Luigi Faccia, l’ideatore del blitz

Il commando usa delle tavole per consentire al portellone di agganciare alla terra ferma. Vengono scaricati il blindato e il camper. Un gruppo di otto turisti francesi, mezzo ubriachi, vede uomini e mezzi occupare piazza San Marco. Corrono all’albergo dove alloggiano e dicono al portiere Roberto Paniccia: “Neppure Napoleone aveva osato occupare la piazza con i carri e voi ci portate i carri armati”. Il portiere chiede perplesso: “Ma quanti bianchi avete bevuto?”.

Ore 0.50 – Scatta l’allarme generale. Due dei terroristi da operetta si asserragliano sul blindato, gli altri piazzano il camper davanti a una porta secondaria del campanile circondato da una palizzata per lavori. Rompono il catenaccio ed entrano nella storica torre. Arrivano 40 carabinieri, 40 poliziotti e 39 finanzieri. “Quasi una par condicio non voluta”, commenta il colonnello Nasta. Ore 2 – Si riunisce l’unita’ di crisi, vengono chiamati il ministro Napolitano in America e il sottosegretario Senisi a Roma. Ore 3.30 – Arriva il magistrato Smitti da San Dona’ di Piave dove abita.

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il tanko è stato comperato all’asta giudiziaria e ora è ritornato patrimonio dei Veneti

Si opta per l’intervento di forza, mentre il questore comincia a trattare. Si decide di chiamare i Gis, invece dei Nocs della polizia o dell’Atpi (Antiterrorismo e pronto impiego della Guardia di finanza) perche’ i reparti speciali dei carabinieri dalla Toscana possono arrivare piu’ velocemente. Ore 5.30 – Venticinque carabinieri del Gis (cinque gruppi da 5) sbarcano all’aeroporto di Tessera con un G222. Il campanile di San Marco e’ sorvolato senza sosta da un elicottero dei carabinieri di Treviso con dentro tiratori scelti. Molti veneziani si svegliano e pensano a un bis dell’incendio della Fenice. Ore 6.30 – Gli incursori rivoluzionari lanciano un messaggio via Rai e lo ripetono un’ora dopo: “Attenzione.

Il Veneto serenissimo governo ha occupato il campanile di San Marco. Viva San Marco, viva la Serenissima”. Ore 8 – Le forze dell’ordine si muovono. Cinque Gis si arrampicano fino a 99 metri di altezza lungo i tralicci che costeggiano la torre. Il questore avverte gli occupanti: “Arrendetevi, guardate che vi farete male, stanno per intervenire i reparti speciali”. I sei uomini asserragliati ripetono: aspettiamo un ambasciatore speciale, non possiamo arrenderci.veneto3_640

Ore 8.10 – Il sindaco Cacciari chiede di fare un ultimo tentativo. Si riunisce ancora il Comitato di crisi e decide di passare all’azione. Dalla porta principale si lanciano cinque uomini del Gis, dalla cuspide si calano come uomini ragno sospesi nel vuoto da dieci minuti altri cinque loro colleghi. Parte un lacrimogeno. Antonio Barison e’ l’unico degli assediati a opporsi o a cadere durante l’assalto. Di certo si fa molto male: e’ ferito gravemente e ricoverato in ospedale.

Gli altri 5 uomini delle forze speciali danno due botte al “blindato”, lo sfondano e gridano ai due occupanti: “Non fate gli scemi, venite fuori”. Ore 8.45 – E’ tutto finito. Il capitano Girotto da due ore, dopo essersi fatto una camomilla, si e’ messo a letto. Per giustificare il ritardo alla moglie ha detto rientrando in casa poco dopo le 6: “Sapessi che cosa mi e’ successo stanotte”.

L’epilogo. In serata un nono “indipendentista” viene portato nella caserma dei carabinieri di Padova: Giuseppe Segato, “ambasciatore del Veneto Serenissimo Governo”. Ma non e’ finita. Un comunicato di minaccia, firmato dall'”Armata veneta di liberazione”, arriva all’Ansa di Roma. Gli investigatori, pur essendo molto cauti, non ne escludono l’attendibilita’: “Se entro le prossime 48 ore gli otto veneti non verranno rimessi in liberta’, risponderemo alla violenza degli occupanti italiani”. Il testo accenna pure a “sevizie” agli arrestati “da parte di carabinieri ed agenti segreti, tutti di origine del Sud Italia, che odiano la gente del Nord”.

Muscau Costantino

IL SOGNO DELL’INDIPENDENZA : “EL TORNI PREST, COL NOSTER SAN MARC !” SARA’ ANCORA POSSIBILE ?

Porta San Giacomo, a Bergamo

Porta San Giacomo, a Bergamo

L’indipendenza è un sogno… ma una vita senza sogni non è una vita, specie se hai da vivere nello sfascio italiota. E poi… solo dei grandi sognatori hanno lasciato impronte indelebili… hanno formato le nazioni… io voglio mettere tra questi, con la sua evangelizzazione (classica missione da sognatore) della Venetia, il nostro “San Marc benedet !”,come lo chiamò il custode della porta della città nella Lombardia veneta, sovvertita dalle Municipalità imposta dall’Infame francese. – se ne usciva mesto il colonnello degli schiavoni, mi pare a “Bressa”, ma portava sulle spalle, a mo’ di scialle, il gonfalone marciano. “El torni prest Celenza, col noster San Marc Benedet ! “.

dicembre 2013. fino a pochi ani fa una scena così era un sogno. Eppure...

dicembre 2013. fino a pochi anni fa una scena così era un sogno. Eppure…

VENETI O VENEZIANI ? COSA RAPPRESENTA “EL LEON – LION”

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« Leone di San Marco, leone del profeta,
ad est di Creta corre il tuo vangelo.
Si staglia contro il cielo il tuo simbolo strano:
la spada e non il libro hai nella mano. »
(Francesco Guccini, Asia)

Ogni tanto, anche con un po’ di scoramento da parte mia, compare nel dibattito tra il mondo indipendentista veneto questo interrogativo, che mette in evidenza in maniera impietosa quello che siamo veramente, e cioè la copia dei “giacobini” patrioti municipalisti, che dopo il “ribaltone” del 1797, contrariamente al sentire comune dei popoli della Terraferma, non volevano sottostare neanche nominalmente alla Municipalità veneziana “per non perpetuare l’antico servaggio”. Ma la Repubblica di Venezia ci rappresentò tutti per secoli, e la civiltà veneta fu costruita con il contributo degli ingegni di tutti.

Giorgione era di Castelfranco, Boccherini era istriano, il Palladio di Vicenza (ma nato a Padova) e così via elencando. Venezia stessa fu formata da veneti dell’entroterra e non sarebbe nata senza l’apporto della terraferma. La capitale fu un catalizzatore di ingegni e San Marco un simbolo su cui si riconoscevano i valori comuni alla terraferma e all’oltremare.

Qui non si tratta del fatto che si parlasse di una supposta lingua comune, ma del fatto che una nazione federata e composita si reggeva su dei valori condivisi da tutti. Tanto che quando questi furono insidiati e minacciati, un popolo intero si sollevò contro i francesi, o manifestò, anche dopo la fine, il suo struggente cordoglio per la fine di un’epoca che lo aveva visto protagonista e attore della sua sorte, e non schiavo di un potere lontano. E in questo caso, mi riferisco alla Dalmazia veneta in particolare.

Ora per riprendere il viaggio con una grande storia alle spalle, è assolutamente necessario riferirci al gonfalone marciano e ripetere, come quel contadino impiccato dagli imperiali a Verona, perché non rinnegava Venezia: “MI SON MARCHESCO, E MARCHESCO VOJO MORIR !”.

Senza il Leone non vi è storia, senza il Leone non vi è memoria, non siamo nulla; torneremo ad essere solo quei giacobini fermi al 1797, che rinunciarono alla loro nazione antica di 3000 anni di storia, e che Venezia, solo lei, aveva ricomposto.

A BASSANO 800 SCHIAVI FELICI REGGERANNO IL TRICOLORE DI 1797 METRI. LA STORIA.

Di Michele Brunelli

13221477_10209560098584806_129445800020514763_nUna delle prime attestazioni del tricolore italiano. Nel 1796 è usato come vessillo militare della napoleonica legione lombarda con il motto «Subordinazione Alle Leggi Militari». (foto:Wikipedia)

Millo Bozzolan

saprai che poi la famigerata Legione, si macchiò di tanti orrori, debuttando proprio da noi, che persino Napoleone ne ebbe imbarazzo e decise di scioglierla. Dopo vari eccidi di migliaia di Insorgenti in meridione .

Ed eccovi la storia del tricolore che qualche veneto sprovveduto porterà in corteo a Bassano: una sequela di guerre di aggressione da quando nacque. Ma non si può dire nei mass media, pare non stia bene e non sia gradito a chi comanda il Titanic italiano. Visibile per gli utenti di fbook, il testo della pagina non si poteva copiare

: https://m.facebook.com/QuartiereSantaCroce/photos/a.542423575769450.128663.540688659276275/1213239392021195/?type=3&notif_t=like&notif_id=1464116896006092&ref=bookmarks

 

“WARS” RIVISTA DI STORIA MILITARE CHE IGNORA VENEZIA. UN VENETO (venessian) SCRIVE.

Di Ecce Leo

13227202_581913901969767_9087935495765112932_n (1)Sfoglio il vostro numero 21 di maggio 2016, e subito una domando mi sorge spontanea: ma perché la nostra storia, la storia della Serenissima Repubblica vi fa cosi paura? E’ già la seconda volta che erroneamente (e a questo punto credo che sia voluto) dimenticate di menzionare, nella vostra rivista Wars, le epiche imprese della Repubblica Veneta. Ve ne ricordate solo quando dovete attingere per ricordare poi cose che non appartengono ne alla marina ne all’esercito italiano.
la prima volta, qualche anno fa’, nel capitolo dedicato ai “grandi assedi”, avete tralasciato quello di Candia il più lungo della Storia, durato 22 anni, dal 1647 al 1669, e terminato con la conquista turca della città e dell’isola.
ora, nel capito di questo mese “assalto dal mare, sbarchi” oltre le salite imprecisioni sui “fanti da mar”, ” dimenticate le operazioni navali e di sbarco che portarono alla conquista del regno di Morea da parte dei veneziani, che secondo una relazione del 1692 comprendeva 1459 tra città, borghi e villaggi e 116.000 abitanti.
quest’anno saranno i 300 anni dell’assedio di Corfù, dove 5000 soldati veneziani al comando del feldmarschall Schulenburg fermarono, durante la seconda guerra di Morea, la conquista dell’isola da parte di 100.000 turchi. Mi auguro pertanto di poter leggere, nel numero di agosto /settembre, qualcosa di competente e accurato su questo grande evento.

LA GUIDA MEZZA LIGURE E MEZZA CROATA, CHE HA IL GROPPO ALLA GOLA DAVANTI AL LION

la porta da Mar, di Zara, sempre una foto dell'amica

la porta da Mar, di Zara, una foto dell’amica

Una STUPENDA  testimonianza di un’amica.

E’ la guida turistica che ha San Marco nel cuore, più di qualche veneto immemore. Ecco cosa mi ha confidato, la ragazza 🙂   :

E durante le visite guidate li porto alla ricerca dei Leoni di San Marco specificando che la gente che vede in questo un simbolo politico deve vergognarsi. La Serenissima è la loro Storia e devono esserne fieri. Tie’! Li sistemo subito gli ignoranti.Questa è la mia missione.
L’unico problema è che quando dico queste cose mi vengono le lacrime agli occhi e visto che sono mezza ligure e mezza croata non sono neanche di parte.
A Venezia piango ogni volta e devo andarci accompagnata perché mi gira la testa.  

Leone sulle mura di Cattaro, ripreso dalla giovane amica

Leone sulle mura di Cattaro, ripreso dalla giovane amica